Il calcio europeo ha una lunga e travagliata storia di razzismo e omofobia. Negli anni ’70 e ’80, ai giocatori di colore venivano rivolti dagli spalti i versi delle scimmie e dovevano sopportare le banane gettate sul campo durante la partita.

Col tempo le cose non sono andate migliorando più di tanto al punto che la FIFA, la federazione internazionale che governa gli sport del calcio, ha emanato un nuovo regolamento disciplinare per combattere il razzismo e la discriminazione sul campo e sugli spalti. Le nuove regole in vigore autorizzano l’arbitro ad interrompere la partita e a darla vinta a tavolino alla squadra vittima degli oltraggi della tifoseria.

Fra le ingiurie che verranno considerate discriminatorie sono indicate quelle rivolte a: «colore della pelle, origine etnica, geografica o sociale, il sesso, disabilità, orientamento sessuale, lingua, religione, opinioni politiche, la ricchezza, la nascita o altro status». Tale regolamento si applica alle competizioni ufficiali Fifa, quindi anche le qualificazioni per la Coppa del Mondo. Mentre non riguarda le competizioni organizzate dalle federazioni continentali come gli Europei che dipendono dalla Uefa.

Il nuovo codice disciplinare aumenta anche la penalità per i giocatori che si rendono responsabili di azioni razziste o discriminatorie sul campo, che d’ora in avanti potranno essere sospesi anche per dieci giornate.

La FIFA ritiene che la tolleranza zero possa avere un effetto positivo sul comportamento dei giocatori e i tifosi, anche se il vero cambiamento è quello interiorizzato e non imposto dall’alto. Nasce, in primis, dalla conoscenza e dall’educazione.





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