Cronache da dietro il cancello

To be, or not to be (stupid)?

2014-09-15 04.41.43 pm

Fratelli, il dilemma mi tormenta da una vita: era meglio restare stupidi che dannarsi l’esistenza perché ho realizzato di averlo mio malgrado preso in culo? Ahimè, una volta superato il punto di non ritorno non è più possibile recedere e fare finta di non sapere. Non credo comunque che avrei scelto la “pillola blu” se Morfeus mi avesse posto di fronte alle due alternative (Matrix n.d.r.)

Che il controllo delle masse e di conseguenza la sua prevedibilità, fosse di vitale importanza per ogni potere lo aveva capito Mussolini 50 anni fa quando in uno dei suoi roboanti slogan dichiarava “Il cinema è l’arma più potente”. In 25 anni di “televisione libera” è cresciuta una generazione ad immagine e somiglianza del consumatore ideale, che per fortuna ha al proprio interno le debite eccezioni che fungono da anticorpi, tuttavia, anche se è la minoranza a fare tendenza, non è la stessa che decide la rotta generale e così, seppure ripeto resistiamo con grande dignità, siamo circondati da prototipi stereotipati la cui preoccupazione più grande rimane quella dell’immagine che danno di se. Ovviamente c’è un mercato globale pronto a soccorrerci in mille modi per migliorare la nostra immagine ed apparire sempre “belli, sani, efficienti e vincenti”.

La maggior parte delle persone, credo, mette così tanta merda fra se e la propria vita da non riuscire più a vederla. È aberrante riflettere su quanto sia cambiata la modalità di rendere gli uomini schiavi. Credo che lo schiavismo di antica concezione sia stato abolito formalmente, solo per motivi economici; uno schiavo infatti non è in grado di consumare, và accudito come un “animale” che svolge un lavoro necessario ed è esente (non avendone la possibilità) da ogni responsabilità che non sia quella della fedeltà al padrone. Oggi è lo schiavo stesso a doversi occupare della propria salute, della propria discendenza e della propria sopravvivenza, ed il misero compenso che riceve e che dovrebbe renderlo libero, in realtà serve solo a farlo rientrare nella schiera dei consumatori a beneficio del Dio Merkato.

Per le pedine impazzite che pretendono una condizione migliore rispetto a quella di “paria” a cui il destino bizzarro li ha relegati, perché nati poveri o in qualche Paese sottosviluppato a causa dello sfruttamento a cui è stato sottoposto, ci sono i carceri, i centri di prima accoglienza, di identificazione ed espulsione, ben dipinti, i centri e gli uomini, con tinte così fosche che al gregge resta la convinzione d’esser stati protetti dalla minaccia che rischiava di intaccare il benessere legittimo fatto di dolce gabbana armani jeans, suv e sushi. Cazzo Fratelli come si fa a non capire che quando non si difendono i diritti dei più deboli la catena si accorcia di un anello, e anello dopo anello prima o poi toccherà a noi? È l’anello piu debole quello più importante, perché è quello che può far spezzare la catena. Diventa difficile però pensare che nei consigli di amministrazione delle multinazionali che tirano le redini qualcuno si senta così vicino alla fine della catena da arrivare al punto di preoccuparsene, come scrivevo all’inizio, l’abbiamo nostro malgrado preso in culo.
Alla prossima Fratelli





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