Sheldon Adelson, il magnate miliardario dei casinò, grande finanziatore repubblicano e strenuo oppositore della legalizzazione, è morto lunedì notte all’età di 87 anni.

Adelson, ha lasciato un segno indelebile nella politica d’oltreoceano, fu uno dei primi americani ultra miliardari, a incanalare oceani di denaro attraverso “super PAC” (Political action committee, ovvero comitati che raccolgono fondi tra i propri membri per sostenere o per ostacolare candidati, referendum o iniziative legislative) per influenzare la politica e le elezioni americane.

Successivamente Adelson divenne un ardente proibizionista, visione acquisita in parte a causa di una tragedia familiare, e quando l’opinione pubblica si rivoltò contro la guerra alla droga continuò ad essere un’affidabile fonte di finanziamento per gli oppositori alla legalizzazione della cannabis.

Ma dopo aver bruciato milioni di dollari in tentativi falliti per contrastare le iniziative di voto sulla cannabis nel 2016, Adelson e sua moglie, Miriam, un medico il cui nome figura in una clinica per il recupero delle tossicodipendenze, si sono finalmente arresi.

Ponendo fine ad un era per chiunque cercasse di trovare denaro per respingere la marea della riforma della politica sulla droga e, dando speranza a chiunque si opponesse a questa assurda guerra. Infatti da quando gli Adelsons hanno lasciato il campo, fino ad oggi, nessun altro, né un magnate, né una lobby politica o un interesse aziendale nei prodotti farmaceutici, ha cercato di colmare il divario. Da allora, le campagne politiche per legalizzare la cannabis non hanno incontrato opposizioni ben finanziate.





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