All’età di 24 anni, dopo aver criminalizzato per anni la cannabis sull’onda della propaganda della “war on drugs”, Sheila, classe ’79, scopre le magiche proprietà di questa pianta senza accusare nessun effetto collaterale devastante, tanto promosso invece dai proibizionisti. Oggi è una hashmaker, attivista e sostenitrice della cannabis a livello internazionale. Ecco a voi la duchessa della cannabis.

Perché “Dank Duchess”?
In verità il marchio è registrato a livello federale come “The Dank Duchess”. L’idea viene dal cane del mio vicino che si chiamava “Dutchess” che ho cambiato in “Duchess” (Duchessa) per alludere alla nobiltà. “Dank” è in genere associato alla cannabis di ottima qualità, così li ho uniti. Mi piace l’allitterazione.

Quando sono nati la passione e l’interesse per la cannabis?
In verità, sono stata anti-cannabis per molto tempo. Credevo davvero alla retorica secondo cui la cannabis mi avrebbe resa stupida. L’ho provata per la prima volta a 24 anni, nel 2003. Dopo aver scoperto che le mie abilità di calcolo non erano sparite, come assicurato dalla propaganda della “War on Drugs”, ho capito che la cannabis mi faceva stare bene e mi calmava. Ho iniziato a farne un uso regolare, così ho imparato a coltivarla. Il mio amore per la cannabis mi ha dato l’opportunità di fare molte ricerche sui benefici per gli esseri umani, le comunità e la società in generale. Verso la fine del 2013 ho frequentato la Oaksterdam University per dare una veste di ufficialità alle mie conoscenze. 
Ad un certo punto ho deciso di andare in quegli stati in cui la cannabis era legale; c’erano poche possibilità che la Florida diventasse un “green state” nell’immediato futuro, quindi ho tentato la sorte dall’altra parte del paese. Nel 2014 mi sono trasferita in California per poter proseguire la missione di diffondere una maggiore consapevolezza sulla cannabis.

Qual è la motivazione che ti ha spinto a lavorare in questo settore?
Ho coltivato cannabis di nascosto per 10 anni e sentivo che per me era importante usare il mio talento nel mondo della comunicazione per diffondere il messaggio che la cannabis fa bene. Inoltre, volevo coltivare molta più erba e con meno limitazioni.

Il tuo maestro è Frenchy Cannoli. Quando l’hai incontrato per la prima volta?
L’ho incontrato nel 2004 alla High Times Cannabis Cup in California. Lì sono stata introdotta all’hashish per la prima volta. Io avevo scambiato il fumo di Frenchy per del cioccolato ma dopo un dab ogni dubbio è svanito. Qualche mese dopo l’ho incontrato alla Hempcon di San Francisco. Gli ho chiesto di prendere un caffè insieme e abbiamo condiviso, oltre a qualche canna, le nostre storie e i nostri programmi, peraltro simili. È stato allora che Frenchy mi ha chiesto di scrivere per una rivista, per poi chiarire che avrei dovuto imparare a produrre l’hashish per poterne parlare con cognizione di causa. Dopo la mia prima sessione di produzione di hashish sono rimasta affascinata. Da quel momento produco hashish e insegno a farlo.

Come donna di colore, in un’industria prevalentemente maschile, ci sono mai state sfide o ostacoli che hai dovuto superare?
Trovo più problematico essere donna che essere nera. Tuttavia, facendo parte dell’ultra-competitivo e polemico mercato dei concentrati, mi rendo conto di essere ingiustamente vista come la tipica “donna nera arrabbiata”. Spesso, i contributi e gli interessi delle donne vengono ignorati, ma ho scoperto che la creazione di prodotti fenomenali si fa sentire molto di più dei tanti palloni gonfiati chiassosi e petulanti.

Come preferisci consumare cannabis?

Adoro fare dab di hashish o fumare una delle mie gigantesche canne da 7g chiamate O-Os.

Qual è il tuo strain preferito?
Da fumare: Super Silver Haze, Super Lemon Haze, Blackjack e Purple Tangie. Da trasformare in hashish: Purple Tangie e Strawberry Lemonade.

«My niche is Hashish. Cannabis flower fuels my power» (La mia nicchia è l’Hashish. Il fiore di cannabis alimenta il mio potere) è il tuo slogan, puoi spiegarlo?
Tutta la mia attenzione è rivolta all’hashish e a tutto ciò che ne deriva. È la base e l’espressione del mio mondo. La cannabis è una parte fondamentale della mia forza personale, con la cannabis sono libera dall’ansia paralizzante e dalle preoccupazioni che intorpidiscono la mente. Con la cannabis il mio spirito vaga libero e posso affrontare qualsiasi cosa.

Realizzi anche creazioni culinarie con la cannabis?
Con la cannabis faccio smoothies che aumentano la mia forza e le mie sensazioni positive. La uso anche nelle insalate. Mangio cannabis cotta come fosse una verdura e spesso la abbino ai cavoli e agli asparagi. Non prendo molti prodotti commestibili a base di cannabis perché sono molto sensibile alle dosi superiori ai 25 mg. Anche se sono in grado di fumare come una ciminiera, con gli edibili a base di cannabis sono un peso leggero.

Qual è il tuo modo migliore di lavorare con l’hashish?
La mia ultima creazione è semplicemente cannabis ben coltivata, passata a dovere in acqua e pressata per ottenere hashish full-melt sotto forma di templeball.

Da quanto tempo sei un hashmaker?
Da 5 anni. Ho fatto water hash per la prima volta il 10 settembre del 2014.

Sei anche un attivista, in che modo?
L’educazione è la chiave di svolta del mio attivismo. Ho fatto migliaia di ore di formazione sull’hashish tramite i social media, programmi didattici professionali sia dal vivo che online e tutorial su YouTube. Passo una notevole quantità di tempo accrescendo la consapevolezza sulla cannabis di popolazioni che, in genere, hanno preso le distanze dalla pianta.

Lascia un messaggio ai lettori…
Non smettete mai di credere nella salute, nella bellezza e nel benessere che la cannabis ha da offrire.





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