Grazie all’ultimo aggiornamento delle leggi sulla droga, dopo i cannabis tour, in Thailandia si inaugura il primo ristorante legale di cannabis. Situato lungo il fiume nella provincia di Prachinburi, a due ore da Bangkok, c’è Ban Lao Reung, o “House of Storytelling”, un caffè in una casa ristrutturata in stile cinese-thailandese.

Mentre persiste l’espansione dell’industria della cannabis medica, la Thailandia ha declassificato tutte le parti della pianta, ad eccezione dei semi e dei fiori ad alto contenuto di THC, dall’elenco delle sostanze controllate di Classe 5. Ciò significa che ora residenti e visitatori possono possedere parti della pianta non fiorite o non seminate per usi medicinali, ma non è ancora legale per nessuno, tranne che per le strutture autorizzate, coltivarle o distribuirle.

In linea con le normative, Ban Lao Reung cucina solo con le foglie delle piante, le quali contengono livelli di THC molto più bassi, fornendo un’esperienza diversa dalla cucina a base di cannabis e ai ristoranti in altre parti del mondo.

Lo scopo è quello di educare il pubblico introducendo l’erba in modo moderato, sperando che questo aiuti a rimuovere parte dello stigma che ancora circonda la pianta.

Il ristorante è di proprietà del Chaophraya Abhaibhubejhr Hospital, un importante centro di medicina tradizionale, forte sostenitore della riforma delle leggi sulla cannabis e sede della prima clinica ufficiale per la terapia del paese. È per questo motivo che il ristorante può operare, poiché è sotto l’egida di una struttura medica, ed è anche il motivo per cui i prezzi sono così bassi, con piatti che costano meno di 100 baht thailandesi (3 euro).

La manager del ristorante Amara Akamanon, ha detto che un pasto tipico servito al ristorante contiene meno dell’1% di THC e fornisce una sensazione di felicità e rilassatezza piuttosto che il pieno sballo che solitamente si prova con altri edibili.

Akamanon ha affermato che l’ospedale ha intrapreso questo progetto con la speranza che gli ospiti se ne vadano con una nuova prospettiva sull’erba, attenuando l’idea di lunga data in Thailandia che sia “cattiva” e contribuisca alla “pigrizia”. Il suo intento è di condividere la sua conoscenza della cannabis, come cucinarla e l’idea che non sia né intrinsecamente buona né cattiva, ma uno strumento che potrebbe avvantaggiare molte persone che soffrono di disturbi fisici o emotivi.





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