Un test antidroga per tutti gli studenti delle scuole superiori del Veneto. E’ la proposta di Elena Donazzan, assessore regionale all’istruzione che arriva dopo un questionario anonimo compilato dagli studenti dal quale risulta che il 18% fa uso di sostanze stupefacenti.

“Siamo in piena emergenza educativa. I dati ci impongono non solo una riflessione sull’impatto che la droga sta avendo sui giovani, ma richiedono un’azione di contrasto la più efficace possibile”, ha sottolineato l’assessore per giustificare la propria iniziativa.

E su Twitter rincara la dose spiegando che: “1 studente su 5 ammette di fare uso di sostanze stupefacenti. Con 2 euro a persona possiamo dare il colpo di grazia alle droghe a scuola: direi soldi ben spesi, no?”.

Ora, molto pacatamente, vorremmo fare due considerazioni, sperando che l’assessore abbia la possibilità di leggerle. Se il presupposto è l’emergenza educativa, e noi possiamo anche essere d’accordo, di sicuro la soluzione non può essere rappresentata da un test antidroga. Un test antidroga non educa nessuno, al massimo spaventa, fa sentire fuori posto, isola e mostra la scuola e le istituzioni come un nemico dal quale diffidare, tutto l’opposto di quello che un’educazione inclusiva dovrebbe garantire, come un’informazione completa sulle sostanze stupefacenti, sui loro effetti e i loro possibili danni, ma soprattutto un’analisi dei motivi che portano un adolescente ad assumerle.

Anche perché dal test effettuato dagli studenti è emerso un altro dato, molto più importante, sul quale nessuno si è soffermato, e cioè che “l’83% degli intervistati ritiene che sui banchi di scuola si dovrebbe affrontare di più e meglio il tema della droga e delle dipendenze“.

L’assessore Elena Donazzan

Fa invece sorridere l’ingenuità di chi pensa che con un test antidroga si “possa dare il colpo di grazia alle droghe nelle scuole”, a meno che non sia in malafede. Nessun educatore e nessun genitore mosso da un minimo di buon senso può pensare che un test antidroga risolva un problema complesso e radicato nelle società moderne con un’operazione che tenta di trasformare una scuola in qualcosa di simile a una caserma.

L’abbiamo già visto con l’operazione “Scuole sicure” fortemente voluta dal ministro dell’Interno Salvini. Un finanziamento di 2,5 milioni di euro con oltre 2mila agenti schierati per operazioni di controllo fuori e dentro gli istituti superiori hanno portato al sequestro di 5 chilogrammi di cannabis e hashish su tutto il territorio nazionale: ogni grammo requisito è costato allo Stato 500 euro, una spesa pubblica e un impiego di risorse decisamente eccessivi. Il tutto mentre le scuole italiane cadono a pezzi.

Infine, una nota di principio: in quella che l’assessore definisce come un’emergenza educativa, ciò che serve ai ragazzi, più dei cani poliziotto o dei test antidroga, è il valore dell’esempio di politici e istituzioni. Per cui il nostro appello all’assessore Donazzan è il seguente: invece che accanirsi sui giovani e l’utilizzo di sostanze sulle quali non sono stati minimamente educati, partiamo dai nostri politici. Tutti quanti, a livello comunale, regionale e nazionale. Mostriamo che le nostre istituzioni sono libere dalle temute sostanze stupefacenti che obnubilano la mente dei giovani, perché se è importante trasmettere dei valori alle nuove generazioni, è fondamentale partire da chi ci rappresenta, per mostrare che chi prende decisioni in nome del popolo e delle comunità che lo costituiscono, è in grado di dare il buon esempio.





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