1200x630_294996_terrorismo-hollande-ai-francesi-vNon ho sentito, nel discorso emozionato e sconnesso di Hollande, parole che dessero una risposta all’unico perché. Perché ancora la Francia?

Perché ha partecipato ai primi di settembre insieme agli Usa a un pesante raid di bombardamenti anti-Isis in Siria come dichiarato in un comunicato del Califfato? Forse. Ma forse ci sono altre più occulte ragioni.

Già nel 2011 Sarkozy aveva scatenato l’aviazione Francese in Libia
coinvolgendo tutta l’Europa, Italia compresa, con lo scopo di eliminare Gheddafi, senza per altro avvertire gli alleati Usa. Sembra che dietro l’accanimento francese ci fosse la dovuta restituzione di un ingente prestito che Gheddafi fece a Sarko’ per finanziare la sua ascesa politica (questione che pochi mesi fa ha portato anche all’arresto di Claude Guéan, ex ministro degli Interni nel governo Sarkozy).

Il Colonnello si dimostrava amico e alleato della Francia
, ma presto avrebbe presentato il conto: oltretutto aveva già ottenuto un cospicuo risarcimento dall’Italia di Berlusconi per danni coloniali e di guerra; era forse in procinto di fare la stessa richiesta? Di certo il crollo di Gheddafi non ha giovato alla stabilità di quell’area.

Bisogna però anche guardare all’operazione “Nostalgia di Colonie” che Hollande sta facendo in Niger e Mali.

Con la scusa di combattere il terrorismo, Boko Haram e Al Quaeda del Maghreb, la Francia spera di riconquistare posizioni coloniali ormai perse in territori ricchi di oro e uranio (in Niger riuscì ad ottenere, proprio grazie a Gheddafi, il monopolio sulla miniera di uranio più grande del mondo).

Nel 2006 sono stati individuati giacimenti di petrolio a nord del Mali, territorio in mano a Tuareg separatisti: l’Azawad. Il governo centrale non riesce a monitorare il nord del paese e nel 2012 arriva la dichiarazione di separazione da parte Tuareg. Dopo solo due mesi gli islamisti si appropriano del territorio con operazioni mirate ad espugnare la capitale.

Di fronte alla quiescenza dell’Onu il presidente del Mali chiede aiuto alla Francia che interviene con l’operazione Serval che ha per base un forte, vecchia gloria coloniale francese, al confine fra Niger e Algeria. Nel gennaio 2013 parte l’offensiva che mira a stroncare traffici di armi, droga e cellule islamiste. Conclusasi nel 2014 con una vittoria, è stata sostituita da una sorta di controllo armato.

La Francia non può permettere che Cina, Arabia e Canada si approprino di ricchezze che sente sue, pronta stroncare terroristi e traffici di armi ma non di uomini: il Mali è il secondo paese dopo l’Eritrea a rischio emigrazione; la marea umana che passa dai controlli francesi non viene fermata ma indirizzata in Libia per convergere in Italia dove la frontiera di Ventimiglia rimane ostinatamente chiusa.

Ah i fratelli d’Oltralpe….





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