Nizza attacco

Un depresso cronico. Un uomo divorato dai debiti, fallito in tutto ciò che per un uomo conta, la famiglia, il lavoro.

Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’autore della strage di Nizza, era un pessimo musulmano. Beveva ed in moschea lo vedevano ben poco. Uno sconosciuto, un fantasma, per tutti tranne che per i vicini di casa che ricordano le violente litigate con la moglie, prima della separazione, i pianti disperati delle sue tre creature, la stamberga in cui viveva ricoperta di escrementi, i suoi, il giorno che è andato via di casa. L’orsacchiotto della sua bimba sventrato a coltellate.

Niente sembra collegare Mohamed al terrorismo islamico, tutto lo racconta come persona afflitta da seri problemi di salute mentale. Eppure, pochi minuti dopo la sua folle e assassina corsa sulla promenade di Nizza per tutti è stato subito il più subdolo e crudele degli uomini del califfo di Baghdad.

Le indagini, si spera, chiariranno fino in fondo le ragioni di questa orribile strage, ma permettetemi qualche riflessione.

psichiatriaAbbiamo nascosto, seppellito, rimosso, violentemente, il problema della salute mentale. Non esiste, punto. Eppure gli ospedali ed i pronto soccorso del nostro paese e del mondo, traboccano quotidianamente di casi e vicende umane che urlano il disagio mentale. Un pugno di psicologi e psichiatri affronta in totale solitudine un problema crescente, addirittura straripante. Accanto a loro migliaia di famiglie lasciate in totale solitudine a far fronte ad una situazione drammatica e spesso esplosiva.

La cronaca è piena di storie di sangue e di dolore legate alla malattia mentale, ma si preferisce raccontarle come cronaca nera e mai affrontare l’emergenza vera che pure mostrano e che richiederebbe interventi pubblici immediati e grandi cambiamenti delle nostre società.

Di fronte alla tragedia di Nizza, ancora una volta, tutti sono Nizza. Siamo stati Parigi, Bruxelles e così via. Tutti a ridosso degli eventi, ma non tutti perché ben pochi sono stati Ankara o Ouagadogou o Dacca. Mai siamo stati, però, l’unica cosa davvero importante ed urgentissima, cioè cittadini del mondo.
Solo da cittadini del mondo è possibile e necessario ragionare a fronte del crescente moltiplicarsi di certi eventi. Solo da cittadini del mondo è possibile una seria lotta al terrorismo.

L’Isis non si sconfigge a suon di bombe. Non si elimina solo con l’esercizio della repressione. Servono politiche che prosciughino l’area grandissima di ingiustizie e lacerazioni politiche e sociali in cui prospera.

terrorismo guerraIn Iraq è stata ripresa Falluja. Nessuno ha raccontato la strage, la caccia all’uomo, i saccheggi e gli stupri dei vincitori. Nessuno ha il coraggio di raccontare che vittorie del genere sono invece sconfitte che alimenteranno altro odio e altra violenza.
L’Iraq non si salva se la sua componente sunnita non viene cooptata nei meccanismi di governo del paese. Non si può tenere ai margini tanta parte della popolazione e sperare che se ne stia buona a guardare. Non si può sperare di metter fine al terrorismo fino a quando non si metterà fine al terrorismo con il quale si è governato il medioriente finora. Questione palestinese in testa, ma non solo.

Pochi giorni fa, dopo anni di lavoro, una commissione parlamentare inglese ha detto a chiare lettere che la guerra in Iraq è stata un errore. Non era motivata e non ha risolto, ma anzi incrementato i problemi di quel paese e dell’area. Ci sono stati quasi un milione di morti per quell’errore. Quando si farà giustizia?

Nessuno vi racconta che ad essere colpiti in Africa ed Asia sono spesso punti di ritrovo per occidentali che sono autentici lupanari, cioè luoghi in cui giovani donne del posto si offrono per un pugno di dollari ai veri padroni dei loro paesi.
Nessuno ha il coraggio di raccontare che l’attacco di Dacca trova consensi perché colpisce simbolicamente i padroni di un monstrum tessile a salari di fame e condizioni lavorative da incubo.
Nessuno ha l’onestà intellettuale di spiegare che il terrorismo è odioso e da debellare ma se colpisce la Francia e trova consensi è perché la Francia gestisce le sue ex colonie in forme a dir poco neocoloniali mantenendo in esse tutti i poteri che contano e proteggendo al potere i peggiori governanti purché siano fedeli e proni agli interessi francesi.

Senza politiche di giustizia, spargeremo odio e bombe. Non salveremo il mondo e tantomeno noi stessi.





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