Si allarga a macchia d’olio l’accusa contro il glifosato, sostanza chimica alla base del pesticida Roundup, prodotto dall’americana Monsanto, colpevole di essere rischioso per la salute. Dopo le 5000 cause intentate negli Stati Uniti, la protesta arriva in Europa.

Tutto ha avuto inizio dalla sentenza della corte della California che per la prima volta, lo scorso agosto, ha condannato la multinazionale – rilevata da Bayer quest’anno per 63 miliardi di dollari – ad un risarcimento super nei confronti di un privato cittadino ammalatosi di linfoma non-Hodgkin dopo essere stato a contatto con il diserbante durante le sue mansioni di giardiniere.

Tra tutti, a riprendere la notizia con maggior vigore, era stato al tempo il ministro francese per la transizione ecologica, Nicolas Hulot, che aveva commentato «Non dobbiamo dimenticare che imprese come la Monsanto non hanno come obiettivo il benessere dell’umanità; bensì quello dei propri azionisti».

Non sorprende quindi che sia proprio la Francia a seguire la faccenda con più interesse ora che  sessanta cittadini della Occitania, regione agricola confinante con la Spagna, si sono rivolti ai giudici dopo aver rilevato nelle urine una dose di glifosato 14 volte superiore a quella consentita nell’acqua potabile. Ma stavolta sul banco degli imputati per «attentato alla sicurezza altrui e all’ambiente» non sono chiamate solo la Monsanto-Bayer e le aziende che fanno uso del diserbante, ma anche le istituzioni europee che ne hanno consentito – e ne consentono – la commercializzazione.

Si alza dunque il livello dello scontro per mettere al bando questa sostanza chimica ritrovata anche in altri prodotti che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, come nei pannolini per bambini, un caso denunciato recentemente da una nota associazione di consumatori “60 Millions de consommateurs“.

Un altro studio, pubblicato giovedì 14 settembre e finito sulle prime pagine di tutti i giornali d’Oltralpe, ha indicato di aver trovato tracce di glifosato nel 53,3 per cento dei campioni alimentari analizzati. In particolare nei cereali per la colazione e nei legumi. Va detto che le quantità ritrovate sono in molti casi nell’ordine delle tracce. Ma il fatto che il glifosato sia presente in così tanti alimenti è sintomo del suo utilizzo estremamente diffuso.

 





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