2014-10-22 04.01.11 pmIntroduzione
La terra è composta da miriadi di particelle minerali miste a materia organica sia viva che inerte e contiene aria e acqua. Tre fattori contribuiscono alla capacità delle radici di penetrare nella terra: la sua consistenza, il pH e i nutrimenti presenti.

La consistenza della terra è dettata dalle dimensioni e dalla conformazione fisica delle particelle di minerali. La giusta consistenza del terreno è il presupposto affinché la penetrazione delle radici e la ritenzione idrica e dell’ossigeno siano adeguate, così come l’efficacia del drenaggio e i vari processi chimici. Il terreno argilloso o di creta è costituito da particelle di minerali minuscole; bagnandosi, le particelle si ammassano fitte, rallentando o arrestando la penetrazione delle radici e il drenaggio. Le radici non riescono più a respirare, dato che non rimane spazio per l’ossigeno. L’acqua penetra molto faticosamente nei terreni eccessivamente compressi e, una volta penetratavi, drena lentamente.

I terreni sabbiosi presentano particelle molto più grosse. Consentono una buona aerazione (penetrazione di aria e ossigeno) e un giusto drenaggio. Occorre irrigarli frequentemente, dato che la ritenzione idrica è molto scarsa. La capacità di trattenere l’acqua e l’aria e la penetrazione delle radici dipendono dalla consistenza del terreno. Il terriccio limaccioso è l’ideale per coltivare la cannabis. Contiene un misto di argilla, limo e sabbia. Le dimensioni diverse delle particelle lasciano spazio per un’ampia combinazione di punti porosi e, di conseguenza, il terreno drena bene pur trattenendo le sostanze nutritive e i liquidi.

Per verificare la consistenza del terreno, prendi una manciata di terra bagnata (non intrisa) e comprimila leggermente. La terra dovrebbe restare a malapena insieme e ricordare una massa spugnosa, quando riapri la mano lentamente allentando la pressione. Bisognerebbe buttare via o ammendare i terricci per coltivazione indoor che non soddisfano tali requisiti (vedi “Ammendanti della terra”).

2014-10-22 04.01.56 pmIl pH
La scala del pH, da 1 a 14, misura l’equilibrio acido-basico. Il valore più acido è 1, il 7 corrisponde al neutro e 14 è il valore più basico. Ogni punto di variazione nel pH indica un incremento o un calo di dieci volte dell’acidità o della basicità. Per esempio, la terra o l’acqua con pH di 5 è dieci volte più acida rispetto alla terra o all’acqua con un pH di 6. L’acqua a pH 5 è cento volte più acida di un’acqua a pH 7. Siccome a ciascun punto della scala corrisponde una differenza di dieci volte, la precisione nelle misurazioni e nei controlli è essenziale per la salute e il vigore della coltivazione.

Il terreno migliore per la crescita della cannabis ha un pH tra 6,5 e 7. In tale intervallo la marijuana riesce ad estrarre e ad assimilare adeguatamente ed efficientemente le sostanze nutritive. Se il pH è troppo basso (acido), i sali acidi si legano chimicamente ai fertilizzanti e ciò ne impedisce l’assorbimento da parte delle radici. Un terreno basico dal pH elevato rende insasimilabili le sostanze nutritive. Si pone inoltre il problema dell’accumulo di sali tossici, che limita l’assorbimento di acqua d aparte delle radici. Le soluzioni idroponiche rendono al meglio in un pH compreso in un intervallo leggermente inferiore che per la terra. La gamma ideale del pH per l’idroponica è fra 5,8 e 6,8. Alcuni grower tengono il pH a livelli più bassi senza incorrere in problemi di assimilazione. Il pH delle miscele di terriccio è decisamente importante, poiché da esso dipende la presenza di determinati batteri sensibili al pH.

Per misurare il pH puoi usare un kit per testare il terreno, una cartina tornasole o un pHmetro elettronico, tutti quanti reperibili presso i vivai. Per testare il pH, preleva due o tre campioni e segui “alla lettera” le istruzioni indicate dal produttore. Per misurare il pH e i principali nutrimenti presenti, con i kit di test per il terreno, si mischia la terra con una soluzione chimica e poi si confronta con una tabella il colore della soluzione risultante. Forte dell’esperienza di tutti i kit che ho visto o che ho usato, credo sia complicato per i coltivatori novelli ricavare delle misurazioni precise. Spesso si fa confusione nel confrontare il colore della terra o del preparato chimico col colore indicato dalla tabella. Se vuoi usare uno di questi kit, cercane uno dotato di istruzioni chiare e comprensibili e al momento dell’acquisto chiedi al commesso indicazioni precise su come usarlo.

Se usi la cartina tornasole, raccogli dei campioni che siano rappresentativi di una media del terreno. Riponi i campioni di terra in barattoli puliti e inumidiscili con acqua distillata. Intingi due strisce di cartina tornasole nell’acqua fangosa. Dopo dieci secondi, togli la prima striscia di cartina, aspetta un minuto e poi togli anche la seconda. Entrambe le strisce dovrebbero mostrare lo stesso colore. La confezione della cartina tornasole dovrebbe riportare una tabella dei colori corrispondenti al pH. Per estrapolare il valore del pH, bisogna abbinare il colore della tabella a quello della cartina. Queste cartine misurano con la precisione di un punto l’acidità della sostanza. Le misurazioni del pH potrebbero risultare falsate dal pH troppo basso o troppo alto dell’acqua, così come dalla presenza di una sostanza che rileva il colore.

2014-10-22 04.02.06 pmI misuratori elettronici di pH sono pratici ed economici. I meno costosi sono abbastanza curati e per usi sporadici; i modelli più cari sono piuttosto precisi. Presta particolare attenzione all’umidità del terreno quando effettui un test del pH con un misuratore elettronico. I pHmetri misurano la corrente elettrica fra due sonde e sono ideati per funzionare in terreni umidi. Se la terra è secca, le sonde non rilevano un valore esatto. Preferisco i pHmetri elettronici, più comodi e precisi rispetto ai kit per i test col reagente e alla cartina tornasole.

Dopo l’acquisto puoi misurare il pH migliaia di volte, mentre i kit per i test chimici durano per circa una decina di volte. Esistono anche apparecchi di misurazione costante del pH e sono quelli più usati per monitorare le soluzioni nutritive da idroponica.
Controlla il pH dell’acqua di irrigazione. Nei climi secchi, come in Spagna, sud Italia e Nord Africa, l’acqua d’irrigazione è spesso basica, con un pH superiore a 6.0. Nei climi piovosi, nord Europa e Paesi Bassi, l’acqua è spesso acida e ha un pH inferiore a 6.0. Inoltre, in certi Paesi il pH e la conduttività elettrica (EC) dell’acqua del rubinetto possono variare nel corso dell’anno. Dopo svariate innaffiature, se l’acqua ha un pH troppo elevato o troppo basso modificherà il pH del substrato, soprattutto nei terreni contenenti ammendanti organici. Un’acqua non trattata, dal pH superiore a 6.0. può aiutare ad evitare che le miscele nutritive diventino troppo acide. Le codizioni climatiche possono influire a loro volta sul pH dell’acqua di irrigazione che può ad esempio diventare più acido a fine autunno, con la caduta e la decomposizione delle foglie. I grossi comuni controllano il pH attentamente e lo correggono per evitare problemi legati alla qualità dell’acqua. Misura il pH almeno una volta la settimana.

La cannabis cresce in quasi tutti i terreni*, tuttavia prospera con un pH compreso fra i 6.5 e 7.0. Il terriccio per vasi in commercio non ha mai un pH superiore a 7.5. E’ più probabile che abbia un pH inferiore, spesso persino di 5.5. Alcuni terricci per vasi acquistati presso un vivaio hanno un pH bilanciato, vicino al 7.0 neutro. Ciononostante, la maggioranza dei terricci per vasi tende ad essere più acida. Il modo più semplice per stabilizzare il pH del terreno è mescolare circa 23 cl di calce dolomitica ogni 10 litri di terriccio per vasi. Mescola accuratamente la calce dolomitica alla terra asciutta. Annaffia e poi rimescola la terra nel contenitore.

La calce dolomitica fine è da tempo la sostanza preferita dei grower per stabilizzare il pH. Se viene perfettamente mescolata alla terra è difficile applicarne in sovradosaggio. Con la dolomite, dal pH neutro di 7, non potrà mai incrementare il pH oltre il 7.0. Si tratta di un mezzo sicuro per stabilizzare il pH. Per compensare un terreno acido, prima di piantare mescola la calce dolomitica al terreno. Servirà a mantenere stabile il pH a un livello corretto, anche quando applichi leggermente acidi. La dolomite, un composto di magnesio (Mg) e calcio (Ca), è amata dai coltivatori indoor e outdoor nei climi piovosi in luoghi dal terreno acido.

La dolomite non impedisce però l’accumulo di sali tossici provocato dai depositi di acqua impura e di fertilizzanti. Una corretta applicazione dei fertilizzanti, unita a lisciviazioni periodiche, permetterà di sciacquare via i sali tossici. In previsione dell’acquisto, cerca la farina di dolomite: la migliore qualità è quella in polvere ad azione rapida. La dolomite a grana più grossa potrebbe impiegare oltre un anno prima di diventare assimilabile per le radici.

2014-10-19 04.08.35 pmIl pH
Mescola accuratamente la farina di dolomite al substrato, prima di piantare. Se non è mescolata bene, la dolomite stratificandosi forma uno strato che brucia le radici e repelle l’acqua.

La calce idrata contiene solamente calcio, senza magnesio. Come suggerisce il nome è solubile in acqua. La calce idrata ad azione rapida altera velocemente il pH.

Mescola bene in acqua calda e applicala ad ogni innaffiatura per avere risultati rapidi. Molti grower usano una miscela fatta con 6 cl di calce idrata e 18 di calce dolomitica. La calce idrata è disponibile subito, mentre la dolomite ad azione lenta mitiga il pH lungo un periodo maggiore. Non usare più di 12 cl di calce idrata ogni 30cm3 di terra. Una quantità maggiore agirebbe talmente rapidamente da rendere tossico il terreno e danneggiare – se non uccidere – le piante. Il bello della calce idrata è che viene dilavata dal terreno in circa due settimane. Per dilavarla più velocemente, sciacqua i vasi con abbondanti quantità d’acqua. La calce idrata è inoltre usata nelle grow room come fungicida. Spargila sul pavimento e intorno al locale: uccide le muffe con cui entra in contatto. Non usare la calce viva, che è tossica per le piante. La calce viva (o calcica) contiene solo calcio e non è adatta per la coltivazione. Non detiene le qualità mitiganti della dolomite e non contiene magnesio.

Per aumentare il pH del substrato o dell’acqua di irrigazione puoi aggiungere degli alcali in forma, per esempio, di carbonato di calcio, idrossido di potassio o di sodio. Entrambi gli idrossidi sono caustici e vanno maneggiati con particolare cautela. Si tratta di sostanze normalmente usate per aumentare il pH delle soluzioni nutritive per idroponica, ma le si possono anche usare per trattare soluzioni nutritive acide, applicandole al terreno. Il metodo più semplice e comodo per aumentare il pH del terreno e stabilizzarlo prevede l’aggiunta di calce dolomitica fine e di calce idrata, prima id piantare. Per aumentare di un punto il pH, aggiungi 3 coppe (70,9 cl) di calce dolomitica fine per ogni 30cm2 di terra. Un composto alternativo potrebbe consistere di 590 cl di calce dolomitica e mezza coppa (12 cl) di calce idrata ogni 30cm3 di terreno.

I gusci di uova, le conchiglie marine e i gusci di ostriche polverizzati, così come la cenere del legno, hanno un pH elevato e servono ad aumentare quello del terreno. I gusci d’uovo e le conchiglie di ostriche e vongole impiegano molto tempo a decomporsi a sufficienza da modificare il pH; le ceneri del legno hanno un pH compreso fra 9,0 e 11,0 ed è facile applicarne eccessivamente. La cenere spesso viene raccolta dai camini o dalle stufe a legna in cui possono essere stati bruciati rifiuti di ogni tipo, per cui non sempre sono sicure. Non usare cenere di legna nelle coltivazioni indoor, a meno di conoscerne la provenienza, il pH e i fertilizzanti contenuti. Puoi aggiungere semi di cotone macinati, bucce di limone, fondi di caffè o un fertilizzante altamente acido, per abbassare il pH di un terreno al di sotto del 7,0.I terricci per vaso in commercio e i mix senza terra spesso sono acidi ed è raro dover abbassare il pH. Se il pH del nuovo terriccio è inferiore a 6 o superiore a 8, è semplice e meno costoso, sul lungo periodo, cambiare il terriccio che sperimentare modifiche. I fertilizzanti sono acidi per natura e abbassano il pH del substrato. Se necessario, si può abbassare il pH con lo zolfo, che però non è di facile utilizzo. Per alterare il pH, raccomando di usare un acido. Aggiungi dell’aceto distillato in dosi da 1 cucchiaino da tè ogni 1,2 litri d’acqua d’irrigazione, lascia riposare per qualche minuto, poi controlla l’acqua nuovamente. Il pH dovrebbe diminuire di un intero punto. In caso contrario, aggiungi ulteriore aceto a piccole dosi. Spesso, quando si usa l’aceto, il pH aumenta durante la notte. Controlla il pH il giorno successivo. Per abbassarlo i coltivatori idroponici usano acido fosforico e nitrico. Si può usare anche il nitrato di calcio, però è meno comune. Sorveglia attentamente il pH e in seguito controllalo, quotidianamente per verificarne la stabilità.

Anche l’aspirina diminuisce il pH. Ciononostante, sembra che questa scateni delle reazioni ormonali. Certi grower riferiscono un aumento delle ermafrodite dovute all’uso di aspirina per alterare il pH.

Chelati umici
Gli acidi fulvici e umici chelano gli ioni metallici, rendendone possibile il trasporto tramite l’acqua. Tale proprietà dipende dal livello di pH. Rame, ferro, manganese e zinco si disciolgono faticosamente. Mescolati sotto forma di chelati, possono essere assorbiti direttamente.

2014-10-19 04.12.13 pmTemperatura del terreno
Aumentando la temperatura del terreno, i processi chimici accelerano così come anche l’assimilazione. L’ideale per la maggioranza delle attività chimiche sarebbe una temperatura del terreno compresa fra i 18 e i 24°C. Per riscaldare il terreno si possono usare appositi cavi o tappetini. Affinché il calore si distribuisca omogeneamente, attacca i cavi riscaldanti ad un’asse o un tavolo e sistema il tappetino termoconduttore sopra i cavi. Appoggia le talee e i semenzali in ripiani concavi o in vassoi da coltivazione, sopra il tappetino riscaldante. Il calore supplementare stimola la crescita radicale qualora la temperatura del terreno sia inferiore ai 18°C.

I cavi per riscaldare il terreno costano decisamente meno dei tappetini, tuttavia è necessario installarli mentre i tappetini sono utilizzabili direttamente. I vivai per lo più sono provvisti di cavi mentre i tappetini sono normalmente acquistabili nei negozi per idroponica. Nell’attecchimento dei cloni, un tappetino o i cavi riscaldanti assicurano un buon esito e una crescita radicale spedita.

Un terreno freddo rallenta l’assimilazione di acqua e dei nutrimenti e impedisce la crescita. Spesso i grower annaffiano eccessivamente quando la terra è troppo fredda oppure se la stanza si raffredda inaspettatamente, rallentando ulteriormente la crescita. I vasi poggiati su pavimenti di cemento restano freddi quanto il cemento stesso, che è sempre più freddo della temperatura ambiente. Aumenta la temperatura della terra sollevando i vasi di qualche centimetro dal pavimento. Appoggiali su una tavola isolante o su un pezzo di polistirolo.

Le radici si disidratano se la temperatura supera i 39°C, e cuociono letteralmente a temperature maggiori. Il terreno in un vaso si scalda con relativa facilità. Se la lampada, o un’altra sorgente di calore, si trovasse troppo vicina a dei piccoli vasi, potrebbe riscaldare facilmente lo strato di terra esterno, dove si trova la maggioranza delle radici attive. Le radici distrutte impiegano una o due settimane a ricrescere. Due settimane significa un quarto del ciclo di fioritura!

Maggiore è la presenza di capillizio radicale di alimentazione, e più le piante diventeranno velocemente grandi. Una volta che le radici hanno superato lo spazio che è loro necessario, inviano dei segnali ormonali di stress per conservare umidità, chiudendosi.
L’ossigeno è essenziale per i cloni durante l’attecchimento. L’acqua contiene meno del 1% di ossigeno disciolto a 21°C. Basta spingere la temperatura a 29°C, perché l’acqua contenga meno dello 0,5% di ossigeno.

Con una temperatura ambientale inferiore ai 4°C l’acqua si espande, col rischio di danneggiare le cellule. Le temperature che superano i 33°C provocano nelle radici una pressione eccessiva e potenzialmente dannosa. Alle temperature elevate, le radici inviano segnali di stress affinché le foglie si chiudano per evitare lesioni.

2014-10-19 04.12.40 pmTerriccio per vasi
Il terriccio per vasi fresco, appena versato dal sacco, è un substrato che soddisfa tutti i requisiti. Ha una consistenza adeguata che permette la buona penetrazione delle radici, la ritenzione idrica e un buon drenaggio, un pH stabile fra 6 e 7, oltre ad una scorta minima di sostanze nutritive.

I terricci migliori sono quelli pregiati a drenaggio rapido, dotati di una buona consistenza, che fa sì che non si sbriciolino troppo facilmente. Quelli che si trovano presso i vivai spesso contengono un agente umidificante e trattengono uniformemente aria e acqua, drenano bene e consentono alle radici di penetrare facilmente. Anche i terricci biologici sono molto usati. Spesso tali terricci sono fortificati con fertilizzanti organici, fra cui anche humus di lombrico ad alto tenore di azoto. Il terriccio per vasi è molto pesante e i costi elevati di trasporto non incentivano spostamenti. Fatti consigliare dal tuo vivaista di fiducia nell’acquisto di un terriccio per ortaggi a crescita rapida.

Diffida dalle marche a buon mercato di terricci di scarsa qualità. Questi terricci possono essere zeppi di semi di erbacce e agenti patogeni, avere una ritenzione idrica disomogenea e drenare male. In definitiva, risparmiare pochi centesimi sul terriccio potrebbe costare molti grattacapi e procurare una resa scarsa.

Molti terricci per vasi forniscono ai semenzali e ai cloni trapiantati nutrimenti (fertilizzante) per le prime 2-4 settimane di crescita. Dopodiché è necessario fertilizzare ulteriormente per mantenere una crescita rapida e sostenuta. Aggiungi calce dolomitica di qualità fine per mitigare e stabilizzare il pH. I microelementi nei terricci arricchiti e nei mix senza terra potrebbero dilavare via e, se comparissero sintomi di carenze, dovrebbero essere rinnovati aggiungendovi dei fertilizzanti chelati. I coltivatori biologici spesso aggiungono microelementi delle loro marche preferite a miscele contenenti alghe marine, guano e letami.

Sebbene certi grower riutilizzino i terricci da vasi usati, io sconsiglio di farlo. Se vengono usati per più di un ciclo colturale, possono cominciare a crescervi microrganismi indesiderati, insetti e muffe; i nutrimenti si esauriscono; la ritenzione idrica e di aria sono cattive e causano compattamento e drenaggio insufficiente. Alcun grower mescolano un po’ di terriccio nuovo a quello vecchio, per allungarlo. Certe scorciatoie per risparmiare sulla terra, il più delle volte costano di più in termini di ripercussioni sulla produzione.

Se il terriccio per vasi o il mix senza terra contengono più del 30% di pomice leggera o di perlite, queste potrebbero affiorare e stratificarsi se viene saturato di acqua prima di piantare. Se necessario, mescola bene il terriccio saturo di acqua con le mani fino a quando non sarà mescolato omogeneamente, prima di piantare o trapiantare.

Compost per funghi
Il compost per funghi è un terriccio economico e un ammendante per terreni ed è pieno zeppo di prelibatezze. Viene sterilizzato chimicamente per fornire un substrato pulito in cui coltivare funghi. Dopo aver servito il suo scopo, viene eliminato. Solitamente le normative impongono che rimanga inutilizzato per due anni e oltre, per far defluire gli agenti sterilizzanti tossici. Dopo essere rimasto inutilizzato per qualche anno, il compost per funghi p molto fertile ed è pieno di microrganismi benefici. Tale compost ad alta efficacia inoltre stimola le proprietà antimicotiche e antibatteriche nel fogliame e sotto il livello del terreno, che servono a proteggere dalle malattie. Questo compost è stracarico di batteri benefici che accelerano l’assimilazione delle sostanze nutritive.

La consistenza, la capacità di ritenzione idrica e di drenaggio di certi compost per funghi vanno ammendate con la perlite, che migliora il drenaggio. Chiedi presso un vivaio o al consorzio agricolo di zona chi possa fornire del buon compost per funghi. Alcuni dei raccolti più abbondanti che ho mai visto sono stati coltivati nel compost per funghi.

2014-10-14 04.24.05 pmMiscela senza terra
Le miscele senza terra sono molto usate, dato che si tratta di substrati economici, sterili e di peso leggero. Nella coltivazione commerciale in serra vengono usati da decenni. Le miscele contengono alcuni dei seguenti elementi, o tutti: pomice, vermiculite, perlite, sabbia, torba di sfagno e fibra di cocco. Le miscele commerciali pronte all’uso sono la scelta preferita da innumerevoli grower. Tali miscele trattengono l’aria e l’acqua, pur consentendo una solida penetrazione delle radici e una crescita uniforme. Nelle miscele senza terra è facilissimo controllare precisamente la concentrazione dei fertilizzanti, il livello di umidità e il pH.

Le miscele senza terra sono il substrato usato di preferenza da chi coltiva commercialmente i semenzali degli ortaggi o le piante da aiuole. Queste miscele hanno una buona consistenza, ritenzione idrica ed un drenaggio efficace. Se non vengono arricchiti con sostanze nutritive, le miscele di per sé non ne contengono ed hanno un pH bilanciato prossimo a 6,0 o 7,0. Le miscele grossolane drenano bene e, aggiungendovi dosi massicce di fertilizzante, si prestano facilmente a favorire una rapida crescita delle piante. Le miscele a drenaggio rapido possono essere lisciviate in modo efficace, per evitare che l’accumulo di nutrimenti tocchi livelli di tossicità. Cercate i sacchi di miscele senza terra pre-concimate. Per migliorare il drenaggio, prima di piantare mescolateci il 10-20% di perlite a grana grossa. Gli elementi fertilizzanti forniscono di nutrimenti fino ad un mese, tuttavia bisogna seguire le indicazioni sulle confezioni.

Si possono acquistare separatamente i componenti senza terra e mescolarli per ottenere la consistenza desiderata. E’ sempre meglio mischiare gli ingredienti a secco e bagnarli successivamente con un agente umidificante (tensioattivo) per aumentare l’adesività dell’acqua. Mescolate direttamente nel sacco se le quantità sono modeste. Bisognerebbe mischiare le partite più grosse in una carriola o in una vasca di cemento o meglio ancora in una betoniera. Mischiando il terriccio o il mix senza terra si solleva polvere, si fa trambusto e comunque serve uno spazio piccolo. Per ridurre la polvere, spruzzate leggermente acqua sul mucchio, rimescolando ripetutamente. Indossate sempre una mascherina per evitare di respirare tutta la polvere. La consistenza dei mix senza terra – per Cannabis a crescita rapida – dovrebbe essere grossa, leggera e spugnosa. Una consistenza di questo tipo permette il drenaggio pur garantendo una sufficiente ritenzione idrica e di aria, inoltre presenta valide qualità di penetrazione radicale. Le miscele senza terra a grana fine trattengono più liquidi e sono più adatte ai piccoli contenitori. Le miscele contenenti più sabbia e perlite drenano più velocemente, per cui possono essere fertilizzate abbondantemente senza che si accumulino troppi sali fertilizzanti. La vermiculite e la torba trattengono più a lungo l’acqua e si prestano ad essere usate in vasi che richiedono una maggiore ritenzione idrica.

Il pH generalmente è prossimo al valore neutro, ossia 7,0. Se usate più del 15% di torba, che è acida, dovete aggiungere calce dolomitica o idrata per correggere e stabilizzare il pH. Controllate regolarmente il pH ogni settimana. I mix senza terra sono composti principalmente da particelle minerali che non subiscono la decomposizione organica, la quale modificherebbe il pH. Quest’ultimo è influenzato dai fertilizzanti acidi o dall’acqua di scolo per verificare che il pH del substrato non sia troppo acido.

2014-10-14 04.26.12 pmCubetti e miscele di propagazione
I cubetti di lana di roccia e il pellettato di torba, grazie alla loro forma appositamente predisposta, agevolano l’attecchimento delle talee, l’avvio dei semenzali e sono facili da trapiantare. I cubetti di attecchimento e i vasetti di torba favoriscono lo sviluppo di apparati radicali robusti. I cubetti di torba contengono torba di sfagno pressata, trattenuta da una parete esterna di rete di plastica. I fiocchi di pellettato si gonfiano e diventano vasetti per semenzali, quando li si annaffia.

Sistemate un semenzale o una talea in un vasetto di torba o in un cubetto di attecchimento umido. Se il piccolo contenitore non ha un forellino in cui piantare, praticatene uno con un bastoncino, un chiodo largo o altro. Inserite nel foro il seme o il gambo del clone. Richiudete la superficie sopra il seme o intorno al clone, cosicché resti costantemente in contatto col substrato. Le radici cresceranno nel giro di una-tre settimane, saranno visibili sulla parete laterale del cubo. Tagliate via la rete di nylon dai vasetti di torba, prima che ci si aggroviglino le radici. Per trapiantare, appoggiate il vasetto di torba o il blocchetto di attecchimento in un foro praticato in un cubetto di lana di roccia o in un vaso più grande. I cloni e i semenzali trapiantati correttamente non soffrono quasi nessun trauma da trapianto. Controllate quotidianamente il livello di umidità dei cubetti di torba e di attecchimento, mantenendoli uniformemente umidi, ma non imbevuti d’acqua. Questi materiali sono privi di sostanze nutritive. I semenzali non richiedono nutrimenti per la prima settimana o due, mentre i cloni ne hanno bisogno dopo una settimana dall’attecchimento.

Per far attecchire le talee, funzionano bene la sabbia ruvida a grana grossa, la vermiculite fine e la perlite. La sabbia e la perlite drenano rapidamente, evitando fenomeni di marciume. La vermiculite trattiene più a lungo l’acqua e facilita la clonazione. Per ottenere un mix valido mescolate un terzo di ciascuna: sabbia, perlite fine e vermiculite fine. Le miscele pronte per avviare i semenzali dai nomi commerciali quali Sunshine Mix e Terra-Lite sono i substrati più pratici ed economici per l’attecchimento dei cloni e l’avvio dei semenzali. Anche la miscela senza terra permette di controllare completamente le aggiunte dei nutrimenti fondamentali e di ormoni che stimolano l’attecchimento, essenziali per la propagazione asessuata.

2014-10-14 04.25.10 pmAmmendanti del terreno
Gli ammendanti del terreno migliorano la sua capacità di trattenere aria, acqua e nutrimenti. Si possono distinguere due categorie di ammendanti: minerali e organici.

Gli ammendanti minerali hanno un pH pressoché neutro e contengono poche – se non nessuna – sostanze nutritive. Gli ammendanti minerali si decompongono a causa dell’erosione e degli agenti atmosferici. Aggiungendoli si otterranno ariosità e drenaggio. Presentano il vantaggio di non creare attività batteriche che potrebbero alterare il tenore di sostanze nutritive o il pH nel substrato. Gli ammendanti minerali secchi sono oltretutto leggerissimi e li si può spostare agevolmente anche in spazi angusti.
La perlite è vetro sabbioso o vulcanico termoespanso. Trattiene l’acqua e i nutrimenti lungo le sue numerose sfaccettature irregolari ed è particolarmente efficace per rendere ariosa la terra. Questo substrato è ottimo per aumentare il drenaggio durante la crescita vegetativa e durante il periodo della fioritura, senza favorire l’accumulo di sali dei fertilizzanti. Si trovano tre qualità della tanto versatile perlite: fine, media e grossa. La maggior parte dei grower la preferisce di qualità grossa, come ammendante. La perlite dovrebbe costituire un terzo al massimo del substrato, per evitare che questo affiori e si stratifichi.

La pomice, una roccia vulcanica, è leggerissima e trattiene l’acqua, le sostanze nutritive e l’aria nei moltissimi pori, che ricordano le catacombe. Rappresenta un ammendante efficace per rendere arioso il terreno e si dimostra capace di trattenere uniformemente l’umidità, Come per la perlite, la pomice affiora e dovrebbe essercene meno di un terzo del substrato per evitare problemi.

I granelli di argilla sono usati sempre di più per ammendare il terriccio nei contenitori. I grossi granelli di argilla espansa velocizzano il drenaggio e trattengono l’aria del substrato. Per saperne di più consultate il capitolo 12 “giardinaggio idroponico”.
La vermiculite viene lavorata come “mica” ed è termoespansa. La sua fibra trattiene acqua, sostanze nutritive e aria e dona corposità ai terricci che drenano rapidamente. La vermiculite fine trattiene eccessivamente l’acqua per le talee, tuttavia va bene se mischiata ad un substrato a drenaggio veloce. Questo ammendante ha una ritenzione idrica superiore rispetto alla perlite e alla pomice. La vermiculite, usata nei sistemi idroponici a stoppino, si imbeve e trattiene molto i liquidi. Viene venduta anch’essa in tre qualità: fine, media e grossa. Usate la vermiculite come componente nelle miscele per cloni. Se non ne trovate di fine, sbriciolate con le mani quella media o grossa. Quest’ultima è più adatta come ammendante.

Gli ammendanti organici contengono carbonio e si decompongono a causa dell’azione batterica, fornendo lentamente humus come prodotto finale. L’humus è un materiale morbido e spugnoso che lega insieme le minuscole particelle di terra, migliorando la consistenza del terreno. I nuovi ammendanti biologici per terra che diventano attivamente compost, per effettuare la decomposizione batterica, richiedono azoto. Se non contengono almeno 1,5% di azoto, l’ammendante organico lo assorbirà dal terreno, privando le radici di azoto prezioso. Quando si usano ammendanti organici, bisogna verificare che il processo di compostaggio sia sufficientemente inoltrato (da almeno un anno) e che rilascino azoto, anziché prenderlo dalla terra. Un colore scuro e intenso è indice di una buona fertilità. La materia organica ricca e ben compostata ammenda la consistenza, oltre a fornire nutrimento. Il terriccio fatto di foglie, il compost del giardino (di almeno un anno) e numerosi altri tipi di concime diventato uniformemente compost e contengono solitamente abbastanza azoto per sostenere la decomposizione e liberarlo. Controllate se il contenuto del sacco sia stato sterilizzato e se garantisce l’assenza di insetti dannosi, quali: larve, uova, miceli o microorganismi nocivi. Un terreno contaminato provoca numerosi problemi facilmente evitabili usando un mix pulito.

Il compost di giardino e il terriccio di foglie sono entrambi ricchi di nutrimenti organici e di organismi benefici che accelerano l’assimilazione, tuttavia potrebbero anche essere pieni di parassiti dannosi e di malattie. Per esempio, i mucchi di compost sono un sito di riproduzione prediletto degli agrotidi e delle larve dei coleotteri. Un solo agrotide in un contenitore comporta la morte sicura della pianta di marijuana indifesa. Il compost di giardino può essere usato tranquillamente nelle coltivazioni esterne, ma non al chiuso.

Letame: Il letame di stalla, un concime favoloso per le coltivazioni outdoor, contiene spesso livelli tossici di sale e quantità ingenti di semi di erbacce e di spore di funghi, elementi potenzialmente nocivi in ambienti indoor. Se volete usare il letame, acquistatelo in sacchi che ne preservino il contenuto. Vi sono molti tipi di letame: bovino, equino, di coniglio e di pollame ecc. Il capitolo undici riporta una descrizione riassuntiva sui tipi di letame, che sono tutti utili per migliorare la ritenzione idrica e la consistenza del terriccio se usati come ammendanti. Mescolando il letame, non aggiungetene più del 10-15% per evitare accumuli di sali tossici e una fertilizzazione eccessiva. Il tenore di fertilizzante varia fra i tipi di letame a seconda dell’alimentazione dell’animale e dei fattori di decomposizione.

Torba è il termine usato per descrivere la vegetazione parzialmente decomposta. Il processo è stato rallentato dalle condizioni di umidità e freddo nelle zone del nord, con vasti acquitrini. I tipi di torba più comuni sono quelle di sfagno e di pino. Queste torbe vengono estratte per essere usate come ammendante del terreno o come substrato.

La Torba di sfagno è molto secca ed è difficile bagnarla la prima volta, a meno che non sia stata acquistata già bagnata. In questo caso sarebbe però pesante e scomoda da trasportare. Potete risparmiarvi un po’ di fatica, nell’aggiungere la torba al terriccio come ammendante, se mescolate gli ingredienti a secco e bagnate successivamente, usando un agente tensioattivo. Un altro trucco per mischiare la torba di sfagno è dare qualche calcio al sacco per rompere la zolla prima di aprirlo.

La torba tende a decomporsi e andrebbe usata per un solo ciclo. La torba di sfagno è marrone chiaro ed è quella che si trova più spesso in vendita presso i vivai. Questa torba grossolana aumenta la consistenza della terra e ha una buona ritenzione idrica, in quanto può assorbire da 15 a 30 volte il suo peso in acqua. Non contiene nutrimenti e il suo pH è compreso fra 3 e 5. Dopo svariati mesi di decomposizione, il suo pH dovrebbe continuare a diminuire e diventare molto più acido. Per contrastare la tendenza all’acidità, stabilizzate il pH aggiungendo alla miscela della calce dolomitica fine.

La torba di ipno è maggiormente decomposta e il suo colore è più scuro, mentre il pH va da 5 a 7. Questo tipo di torba comunque contiene alcune sostanze nutritive e si presta bene per ammendare i terreni, sebbene non abbia una ritenzione idrica equivalente alla torba di sfagno.

La fibra di cocco viene chiamata anche torba di palma, torba di cocco, kokos e fibra di cocco. La fibra lavorata dalla noce di cocco proviene dallo strato fibroso sotto il guscio pesante. La fibra viene immersa in acqua fino a nove mesi per eliminare il sali, le resine naturali e le gomme, tramite un processo chiamato macerazione. Successivamente, la fibra color marroncino paglia viene battuta per ottenere la pula.

La fibra lavorata è biodegradabile e forma un substrato valido per la propagazione, la fioritura e la fruttificazione. Inoltre trattiene l’acqua mantenendo la propria struttura. Dura a lungo, non marcisce ed è pure un buon isolante. Costa pochissimo, è facile da controllare e trattiene aria in abbondanza.

I cubetti lavati o pressati di fibra lavorata sono praticamente inerti. I mattoncini pesano tra 0,6 e 1 kg, hanno un pH fra 5.5 e 6.8. Alcune delle migliori fibre di cocco lavorate provengono dall’entroterra delle isole Filippine, dove l’ambiente non è saturo di sali marini. Nella fibra lavorata di cocco di buona qualità il contenuto massimo di sodio è inferiore alle 50 ppm.

I coltivatori usano la sola fibra di cocco oppure mischiata al 50% con perlite o argilla espansa per migliorare il drenaggio delle miscele. Certi coltivatori spargono la fibra di cocco sopra i cubi di lana di roccia per evitare che la loro superficie si prosciughi. Potete ridurre in fiocchi dei mattoncini di fibra di cocco a mano, oppure immergerli in un secchio d’acqua per 15 minuti affinché si bagnino e si espandano. I mattoncini si gonfiano fino a raggiungere circa 9 volte le dimensioni originali. Coltivare nella fibra di cocco lavorata è simile alla coltivazione in altri substrati. Questa fibra può restare eccessivamente bagnata, richiedendo più ventilazione e ricambio d’aria. Visitate il sito www.canna.com per trovare ulteriori informazioni sulla fibra di cocco e sulla coltivazione della marijuana.

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Miscele di terriccio
Nelle miscele di terriccio per esterni, contenenti terra da giardino, com- post, letame, torba di cocco e rocce in polvere vengono coltivate forse le piante migliori al mondo. Le miscele di terriccio per esterni si possono preparare qualche mese prima per poi rimanere nella fossa a uniformarsi e maturare. I terricci organici per esterni sono vivi e per controllarne le attività biologiche occorre badare ad alcuni dettagli: al chiuso, le miscele di terra per esterni spesso creano troppe complicazioni. Capita spesso che i principianti prendano dal giardino qualche palata di terra di bell’aspetto, che drena male e trattiene in modo non omogeneo l’acqua e l’aria. I problemi sono aggravati in caso venga mischiato alla terra del compost di giardino pieno zeppo di parassiti e di microorganismi dannosi. In un terriccio così malmesso cresce erba cattiva. Certi grower si creano problemi inimmaginabili per risparmiare pochi centesimi, ma al raccoto pagano diverse volte il risparmio iniziale in termini di rese basse. Per evitare problemi, acquistate tutte le componenti della miscela di terriccio. Usa la terra o il compost di giardino esclusivamente se sono di qualità eccellente e privi di malattie e parassiti nocivi. Usate solo la terra più ricca e scura del giardino, con una bella consistenza. Ammendate il terreno fino al 80% per migliorare la ritenzione idrica e il drenaggio. Persino se la terra drena bene all’aperto, potrebbe richiedere ammendanti per drenare altrettanto bene al chiuso. Controllate il pH del terriccio del giardino prima di scavare, dovrebbe essere tra 6 e 7. Aggiungete dolomite fine per stabilizzare e mitigare il pH. Mescolate e poi misurate ripetutamente il pH per verificare che resti stabile.

Sottoponete la terra del giardino a un’esposizione prolungata al sole, lasciandola fuori in sacchi per qualche settimana, girando di tanto in tanto il sacco affinché si scaldi su tutti i lati. Controllate che il sacco riceva il pieno sole e che si scaldi almeno fino a 60°C. Si uccideranno così le sostanze nocive, lasciando vivi i batteri benefici. Potete anche sterilizzare la terra spargendola su una piastra di Pyrex e lasciandola scaldare a 70° C per 10 minuti, o passandola 2 minuti al microonde alla massima temperatura. E’ molto più semplice e vantaggioso, a conti fatti, acquistare del buon terriccio per vasi presso un vivaio.

Compost
Il compost è eccezionale. Risolve la maggioranza dei problemi outdoor e costituisce inoltre un ottimo ammendante per terriccio. La sua fibra trattiene le sostanze nutritive e l’acqua. Ciononostante è altamente sconsigliabile usare al chiuso il compost dell’orto.

Qualche grower ha usato del compost organico senza problemi, ma altri sfortunati hanno perso tutto il raccolto per aver coltivato nel compost dell’orto. Dei buoni metodi per ottenere il compost si trovano nelle pubblicazioni quali Sunset, Organc Gardening, National Gardening, ecc, oppure dalle società specializzate in compost organici. Chi coltiva outdoor adora il compost. Costa poco, ce n’è in abbondanza ed è favoloso per aumentare il drenaggio e la ritenzione idrica. Inoltre, per via dell’attività biologica, incrementa anche l’assimilazione. Non è molto comodo usare il compost indoor nei contenitori, perché potrebbero annidarvisi parassiti indesiderati. Se volete usare il compost al chiuso, assicuratevi che sia ben decomposto e passato al setaccio.

In un buon mucchio di compost è presente del letame, il più vecchio possibile. Il letame proveniente dalle stalle di cavalli o dagli allevamenti bovini è misto alla paglia o alla segatura delle lettiere. La segatura non è consigliata, poiché assorbe l’azoto disponibile ed è acida. Cerca il letame più vecchio e ben decomposto, sarà meno probabile che ospiti semi di erbacce e parassiti. L’erba falciata di fresco, ricca di azoto, è uno dei miei ingredienti preferiti nel mucchio di compost. Affondando la mano sul fondo di un mucchio di erba tagliata, la temperatura a 30-60 cm sarà fra 49° e 82°. Il calore generato dall’attività chimica uccide i parassiti e fa decomporre il fogliame, che rilascia sostanze nutritive.

Il metodo migliore è accumulare mucchi alti di compost e continuare a rigirarli. Fra gli ingredienti di un buon compost, la ricetta prevede i microelementi organici, gli enzimi e le sostanze nutritive primarie. La materia organica utilizzata dovrebbe essere frantumata, sotto forma di foglie ed erba sminuzzate. Non sono da usare i grossi rami legnosi che potrebbero impiegare anni a decomporsi.

Prima di usare il compost in ambienti chiusi, passatelo attraverso una rete metallica a maglia larga 0,6 cm, al fine di frantumare l’humus prima di mescolarlo alla terra. Appoggiate il bordo di un setaccio resistente su un bidone o su una carriola, dove raccogliere il compost setacciato. Rimettete nel substrato i lombrichi rimasti ed eliminate le agrotidi. Verificate che il compost sia tutto ben macerato e che si sia raffreddato, prima di mescolarlo al terriccio indoor.

Alcuni grower mescolano fino al 30% di perlite con i terricci organici che contengono molto humus di lombrico. I pesanti escrementi di lombrico compattano la terra, lasciando all’aria poco spazio residuo intorno alle radici. L’aggiunta di perlite o di un ammendante simile rende arioso il terreno e migliora il drenaggio.

Smaltimento del substrato usato
Lo smaltimento del substrato usato può rivelarsi un problema difficoltoso quanto trovare la terra giusta. La maggioranza dei mix senza terra e dei terricci contengono perlite, che lascia delle tracce traditrici se la si butta senza accortezza. La terra in cui si è coltivato è piena di radici di cannabis accusatorie. E’ stata staccata la spina in numerosi allestimenti da coltivazione per colpa dei residui trovati nella terra dell’orto.

La terra asciutta è più lavorabile e si trasporta facilmente. Comprimete e sfregate la terra secca sul setaccio da 0,6-1,2 cm per eliminare le radici, i rametti e il fogliame. Setacciare, inoltre, serve per sgretolare la forma impressa dal contenitore, donando alla terra un aspetto innocente. Tolte le radici si può insacchettare o compattare la terra secca usata. Per rendere più piccola e gestibile la terra asciutta, si può usare un compattatore da rifiuti. E’ sempre sconsigliabile gettare la terra nei rifiuti biologici di casa o nelle proprie vicinanze; molto meglio portare la terra in discarica, riutilizzando i sacchi che confezionavano la terra nuova.

I substrati usati nelle coltivazioni indoor costituiscono degli ottimi ammendanti outdoor, se mischiati al compost e al terriccio da giardino. Non è da riutilizzare la terra esaurita nei vasi in coltivazione outdoor. Si verificherebbero all’aperto molti dei problemi che capitano al chiuso.

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I contenitori
La scelta dei contenitori è determinata dalla praticità, dal costo e dalla reperibilità. Le dimensioni, la forma e il colore di un contenitore possono tuttavia influire sulla taglia e sulla salute della pianta e incidono sulla versatilità della coltivazione. I contenitori vengono prodotti in ogni tipo di forma e misura, utilizzando quasi tutti i materiali tra cui i più comuni sono l’argilla, il metallo, la plastica, il legno e la fibra di legno. La cannabis può crescere in qualsiasi contenitore pulito, purché non siano stati utilizzati derivati del petrolio o sostanze chimiche letali. I contenitori di fibra di argilla sono fragili e siccome assorbono l’umidità del terriccio al loro interno, lo prosciugano rapidamente. Anche i vasi in metallo non sono pratici per le stanze da coltivazione, in quanto si ossidano (ruggine) e potrebbero emanare elementi e sostanze nocive. I contenitori in legno, pur essendo un po’ cari, sono fra i migliori, soprattutto per realizzare grandi letti sollevati e aiuole su rotelle. I contenitori di plastica sono economici, durano a lungo e per i coltivatori indoor sono i più convenienti.

I vasi di plastica rigida sono i più usati all’interno delle growroom. E’ formidabile coltivare in contenitori economici ed immediatamente reperibili. Essi permettono di curare individualmente ciascuna pianta., controllandone il regime particolare di acqua e fertilizzante. Le piante in vasi singoli possono inoltre essere spostate, ad esempio rigirando i vasi a distanza di pochi giorni, affinché le piante ricevano luce omogenea e il fogliame cresca uniformemente. Raduna i contenitori delle piante in modo che stiano fitti sotto la lampada HID, poi distanziali con l’avanzare della crescita. Appoggia le piantine su delle mensole per avvicinarle alla HID. Le piante singole si prestano facilmente ad essere messe in quarantena o immerse in una soluzione farmacologica. Le piante malate, deboli e problematiche si possono scartare facilmente dalla coltivazione.

Uno dei miei contenitori preferiti sono i sacchi da coltivazione. Economici e duraturi, i sacchi da coltivazione occupano poco spazio e pesano poco. Una confezione di 100 sacchi da 13 litri pesa meno di 2,3 kg e misura meno di 30 cm quadrati. Cento sacchi da 13 litri possono essere contenuti in due sacchi della stessa misura. Impossibile mettere 100 vasi rigidi nello stesso spazio!

I sacchi da coltivazione si lavano e riutilizzano comodamente. Svuota il mix senza terra dai sacchi e immergili una notte in un grosso contenitore di acqua e sapone. Lavali singolarmente a mano il giorno dopo, poi riempili di terra. Essendo così pratici, li preferisco di gran lunga ai vasi rigidi. Il sacco di terriccio per vasi può essere usato come contenitore. IL terriccio umido mantiene bene la forma all’interno del sacco, che si dilata e contrae insieme alla terra, per cui ci saranno meno probabilità di bruciature alle radici lungo le pareti, rispetto a quelle nei vasi.

I vasi di fibra e di cellulosa sono diffusi fra i grower che spostano le piante all’aperto. Il fondo di tali vasi normalmente si disintegra marcendo. Dipingendo con vernice di lattice l’interno di un contenitore in fibra, si eviterà che il fondo marcisca per vari cicli colturali. Sistema i vasi grossi su mattoni o carrellini per consentire all’aria di passare anche sotto. Ciò serve anche a mantenere la terra più calda e a facilitare la manutenzione. I contenitori dei vasi dovrebbero essere il più grande possibile per agevolare l’accesso alle piante. Le radici dispongono di più spazio per crescere e si trovano ad una certa distanza dal fondo contro il quale imbattersi. Nei contenitori grossi, le radici possono intrecciarsi e crescono in modo pazzesco.

I letti da coltivazione possono essere realizzati direttamente nel pavimento ricoperto di terra di un garage o di uno scantinato. Se il drenaggio fosse insufficiente, si potrebbe installare sotto il letto uno strato di ghiaia o un pozzo secco. Alcuni grower usano il martello pneumatico per togliere il pavimento di cemento della cantina e migliorare il drenaggio. Una soluzione più semplice consiste nel praticare un foro nel pavimento dello scantinato e installarvi un pozzo secco. Forare il pavimento delle cantine può provocare infiltrazioni d’acqua, laddove la superficie della falda freatica è alta. Quando piove, potrebbe raccogliersi sotto dell’acqua: occorrerebbe annaffiare raramente il giardino, però le piante rimarrebbero troppo bagnate.

Un letto sollevato contenente una massa notevole di terra può formarsi organicamente dopo qualche ciclo. Per accelerare l’attività organica nella terra, aggiungici alghe marine, letame e additivi. Quando mescoli la terra o aggiungi gli ammendanti, usa i migliori componenti organici possibili, seguendo principi biologici. Il drenaggio dovrebbe funzionare e la terra dovrebbe essere il più profonda possibile, 30-60 cm.

Presso il Cannabis College ad Amsterdam, coltivano dentro grandi letti di terra, sul pavimento di cemento. I letti nello scantinato si trovano sotto il livello del mare e sono pieni di cannabis olandese straordinaria. I letti possono essere trattari un po’ come i letti di terra all’aperto, tuttavia quando vengono innaffiati copiosamente, l’acqua trasborda ed è necessario asciugare il pavimento. Un ulteriore problema è l’areazione. Il clima nel locale è di per sé umido e l’acqua supplementare aumenta l’umidità nel grosso scantinato fino a oltre il 90%, giorno e notte. Usano una grossa ventola di estrazione, mentre l’aspiratore è relativamente piccolo. L’aria viene aspirata in modo rapido ed efficace nello scantinato lungo e stretto, per ridurre l’umidità espellendo il vapore acqueo. Persino con tutta quella terra, i letti vanno sciacquati singolarmente almeno una volta ogni quattro settimane per evitare l’accumulo di sali nutritivi.

La materia organica in decomposizione può generare molto calore e riscaldare il locale. L’’areazione riduce il calore e l’umidità, per cui contribuisce a mantenere il locale sgombro da parassiti e malattie. Un giardino biologico sembra allettante, tuttavia replicare gli spazi aperti comporta molto lavoro. La maggioranza dei coltivatori biologici opta per fertilizzanti organici liquidi e adotta miscele commerciali di terriccio organico in sacchi. Ulteriore inconveniente dei letti sollevati è che le piante per maturare impiegano qualche giorno in più che nei contenitori. Tuttavia l’attesa è bilanciata da un raccolto più abbondante.

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Drenaggio
Tutti i contenitori richiedono qualche tipo di drenaggio. I fori di drenaggio permettono all’acqua e alla soluzione nutritiva in eccesso di fluire liberamente dal fondo. I fori dovrebbero far defluire facilmente l’acqua, senza essere grandi al punto da far fuoriuscire il substrato, dilavandolo sul pavimento. I contenitori dovrebbero avere almeno due fori da 1,2 cm ogni 30 di superficie. La maggioranza dei vasi ne ha almeno il doppio. Per rallentare il drenaggio ed evitare che la terra sia dilavata attraverso i grossi fori, aggiungi uno strato di ghiaia spesso 2 cm sul fondo del vaso. La tensione superficiale creata dalle diverse dimensioni della terra e dei sassolini farà in modo che l’acqua sia trattenuta sul fondo del contenitore. Rivesti i vasi con carta di giornale, se occorre rallentare il drenaggio o evitare che la terra sia dilavata e che fuoriesca. Ciò servirà a rallentare il drenaggio, però attenzione!

Per raccogliere l’acqua in eccesso, metti dei sottovasi. Spesso dei sottovasi lasciati pieni d’acqua fanno marcire le radici, e per evitarlo appoggia i contenitori su dei piedini. I vassoi per vivai usati per far attecchire le talee e coltivare i semenzali devono avere un buon drenaggio su tutto il fondo. Una volta messi i cloni e i semenzali in un vassoio, l’acqua dovrebbe defluire liberamente senza accumularsi sul fondo.

Forma, dimensioni e manutenzione dei contenitori
I vasi di forma cilindrica e rettangolare sono fra i più comuni. Dato che l’apparato radicale della cannabis penetra in profondità, i grower preferiscono utilizzare vasi alti, anziché contenitori larghi e bassi. In tutte le coltivazioni che ho visitato, i vasi schiacciati sono delle vere rarità. I grower mi spiegavano che i vasi bassi e larghi, pur contenendo più terra rispetto alla statura, non producono un apparato radicale esteso.

Il volume di un contenitore può determinare facilmente le dimensioni di una pianta. La cannabis è annuale e cresce velocemente, le sue radici richiedono molto spazio affinché lo sviluppo prosegua con vigore. I contenitori dovrebbero essere grandi abbastanza da lasciare che le radici crescano forti, ma non più grandi di quanto serva a contenere l’apparato radicale prima della raccolta! In un contenitore troppo piccolo le radici rimangono confinate e l’assimilazione di acqua e nutrimenti è ridotta al minimo. Un contenitore troppo grosso, richiede troppo substrato costoso e diventa pesante e scomodo da spostare.

Le radici della cannabis si sviluppano e allungano velocemente, allontanandosi da quella principale in maniera sempre più fitta verso il basso e i lati. Le radici in poco tempo arrivano poi a toccare le pareti dei contenitori, crescono quindi verso il basso e formano uno strato sul fondo. L’ambiente innaturale all’interno del contenitore spesso provoca la crescita di uno spesso strato di radici lungo le pareti e il fondo del contenitore. Questa porzione della zona radicale è la più esposta e risulta essere quella più vulnerabile allo stress da umidità e calore.

Quando la terra in un vaso si secca, si ritira e, rimpicciolendosi, si stacca dalle pareti del contenitore. Questa situazione si aggrava con i vasi di plastica liscia. Quando si sviluppa questo problema, i fragili capillizi radicali situati nell’intercapedine muoiono rapidamente a contatto con l’aria che spira nella fenditura che si è creata. Inoltre, l’acqua fluisce dritta lungo la fenditura, cadendo sul pavimento. Potresti credere di aver annaffiato il vaso, però la palla di radici resta secca. Evita che si formino crepe assassine, lavorando la superficie della terra e passando un dito sul bordo interno dei vasi. Controlla la terra a distanza di pochi giorni, mantieni il terreno uniformemente umido per evitare che si prosciughi il capillizio radicale lungo il perimetro della terra.

Non mettere i contenitori a contatto diretto con fonti di calore. Se la temperatura della terra oltrepassa i 24° C, essa può danneggiare le radici. I vasi esposti direttamente al calore dovrebbero essere riparati da un pezzo di plastica o di cartone.

Uno strato di pacciame di 3-5 cm di granelli di argilla espansa mantiene la terra umida in superficie. Le radici possono crescere sulla superficie e non occorre lavorare la terra. Inoltre il pacciame limita l’evaporazione e serve a evitare che l’acqua di irrigazione danneggi le radici o schizzi intorno.

Radici verdi
I contenitori bianchi riflettono la luce e mantengono fresca la terra. Usa sempre dei contenitori spessi e bianchi, per evitare che vi penetri la luce, rallentando la crescita. Se le radici cominciano a diventare verdi sull’esterno della palla di radici, significa che ricevono luce diretta. Rimedia al problema rivestendo l’interno del contenitore con una vernice atossica ad acqua.

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