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Un documentario sulle donne vittime di violenza e un altro sull’insediamento Rom più grande d’Europa: questi i titoli vincitori dei premi principali al Terra di Tutti film festival, rassegna internazionale di cinema sociale che mette in scena storie e luoghi dimenticati dai media mainstream, tenutosi lo scorso mese a Bologna.

Il festival, organizzato dalle Ong Gvc e Cospe, ha aperto la sua ottava edizione con alcune novità, tra le quali un focus sulla creazione di un modello agricolo sostenibile, l’inaugurazione di (S)trip to Gaza: pencils not bombs!, mostra di tavole e fumetti contro l’occupazione in Palestina e la presentazione di Stop water grabbing!, piattaforma online di denuncia sullo sfruttamento delle risorse idriche nel mondo.

Altre vicende, tra quelle raccontate dai documentari in gara, sono state le proteste di Gezi Park in Turchia, il Brasile dei mondiali di calcio, la transessualità a Belgrado, la violenza contro le donne. Il premio come migliore produzione internazionale è andato a La guerra contro la mujeres, documentario di Herman Zin sullo stupro come arma di guerra, girato nell’arco di tre anni in 10 paesi diversi dal Ruanda alla Bosnia. Premiate anche due produzioni italiane: Container 158 di Stefano Liberti ed Enrico Parenti e Sexy shopping di Antonio Benedetto e Adam Selo. Menzione speciale infine per Strip Life, documentario che racconta, attraverso le voci dei suoi abitanti, la vita quotidiana a Gaza.

 





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