Nel florovivaismo ornamentale, in cui rientra di fatto anche la coltivazione della Cannabis Sativa L. è necessario prestare attenzione al migliore utilizzo della risorsa idrica sia per limitare l’impatto ambientale sia per contenere i costi di produzione.

La coltivazione in contenitore tipicamente adoperata negli impianti florovivaistici consente di ridurre i consumi unitari di acqua, di riciclare quella in esubero e garantirci il miglior tasso di crescita.
Seppur più complessa, la coltivazione in vaso ci offre la possibilità di controllare maggiormente le condizioni del substrato e di rendere più efficiente i processi utili all’accrescimento del vegetale.

Vediamo come settare un buon impianto irriguo e quali strumenti ci possono aiutare. Partendo dal presupposto che la micro-irrigazione a goccia è il sistema più efficiente per fornire acqua e fertilizzanti con una efficienza di 0,95 rispetto a 0,4 di una irrigazione manuale, vediamo come sfruttarla al meglio.

La prima logica è quella che sfrutta l’irrigazione ciclica che consiste nell’applicazione dello stesso volume d’acqua anche più volte al giorno, riducendo la fase di asciugatura e fornendo piccoli e costanti volumi di acqua e fertilizzante che mantengono il substrato costantemente umido, ma non bagnato, spesso comunemente utilizzata con substrati inerti come la fibra di cocco o la perlite. Ci aiuteremo a stabilire l’ammontare di acqua sfruttando sensori tensiometrici che rilevano il cambiamento di umidità all’interno del substrato, o sonde digitali che pilotano la mandata di acqua per mantenere il target da noi voluto. Per la fertilizzazione useremo sonde EC per il suolo in grado di rilevare l’ammontare dei sali disciolti.

Questa tecnica favorisce i movimenti laterali dell’acqua nel contenitore garantendo uniformità dell’apparato radicale ma nel caso della cannabis, se non adeguatamente tarata, può ridurre l’apporto di ossigenazione al substrato che avviene nella fase di asciugatura qui molto tenue. In condizioni di asfissia per eccesso d’acqua e scarsa ossigenazione possiamo tamponare aggiungendo del perossido di idrogeno (acqua ossigenata) alla soluzione nutritiva.

Considerando l’impasto dei terricci per cannabis che hanno una porosità elevata per garantire un alto tasso di ossigenazione, il miglior setting per le ale gocciolanti è quello che prevede l’apporto di acqua su più punti della superficie del vaso.

Personalmente considero per ogni 10 cm di diametro 1 punto gocciolante, quindi per un vaso da 40 cm di diametro considero non meno di 4 punti gocciolanti posti ad anello tra il fusto e il bordo del vaso. Più punti inseriremo, meno tempo le pompe dovranno lavorare, pertanto in larga scala, aumentare i punti gocciolanti può comportare un minor costo di gestione.

Un’altra logica irrigua ormai consolidata per coltivare cannabis in vasi di medie dimensioni è quella che prevede una porzione di scolo, la cosiddetta run-off o fase di lisciviazione. Irrigare fino a ottenere un run-off ci garantisce uniformità del tasso di umidità e della salinità nel substrato portandolo a saturazione a ogni fertirrigazione.

Diventa uno strumento essenziale per tarare non solo in modo empirico senza sensori o altro l’ammontare di acqua da somministrare, ma anche un indicatore di quanto fertilizzante utilizzare per raggiungere il livello di salinità (EC) desiderato per la fase fenologica in cui si trova la pianta. Di fatto, per evitare accumuli di sale nel substrato, sarà necessario semplicemente assicurarsi che il valore di EC in uscita dal vaso, che prenderemo a campione run-off appunto, abbia lo stesso EC della soluzione nutritiva.

Per avere una condizione attendibile, il run-off dovrà essere circa il 20-30% del volume di acqua totale apportato (es. per 1 litro somministrato, 200-300 ml dovranno fuoriuscire come acqua di scolo). Può sembrare a primo acchito uno spreco di acqua e fertilizzante tuttavia questo metodo è il più efficiente per garantire condizioni ideali e controllate di umidità, fertilizzazione e ossigenazione nel substrato.

La texture di un terriccio tecnico per cannabis a base di terra e non di substrati completamente inerti come perlite o cocco, tenderà a permettere l’assorbimento dei nutrienti in maniera graduale pertanto considereremo che se l’EC da noi voluto è pari a 1,0 mS/cm, andremo nuovamente a fertirrigare come su descritto quando sarà calato del 50-70% circa, interponendo nel mentre irrigazione con sola acqua priva di fertilizzante per garantire i processi di traspirazione della pianta.

In taluni casi, potremmo rilevare che dopo alcuni giorni l’EC del substrato sia addirittura aumentato, in questo caso siamo di fronte a una condizione di evaporazione eccessiva o peggio a un blocco di assorbimento da parte della pianta. In tal caso occorrerà semplicemente irrigare con acqua priva di fertilizzante per ristabilire il valore richiesto diluendo così la concentrazione di sali. Per misurare l’EC del run-off possiamo utilizzare penne EC o TDS economiche e reperibili online molto facilmente.

Infine per ottimizzare i costi e il processo per le prime fasi di attecchimento o germinazione, possiamo sfruttare la subirrigazione capillare. Molto utile e pratica per contenitori piccoli e posti ad alta densità.
Si basa sul movimento naturale dell’acqua dalla base del contenitore, più umida, verso la parte più superficiale del substrato, solitamente più secca. Avremo quindi contenitori profondi pochi centimetri in cui adageremo i nostri plateau oppure vasi molto piccoli. Una volta riempito il contenitore di acqua questa verrà lentamente aspirata verso l’alto bagnando adeguatamente le nostre giovani piantine. Questo sistema permette di semplificare tantissimo il processo irriguo.

Ricordiamoci sempre che quando l’acqua viene distribuita uniformemente, ne sarà richiesta sempre una minor quantità. Migliorare l’efficienza dell’impianto irriguo è il primo passo per ridurre i consumi di acqua e di fertilizzante rendendo la coltivazione non solo più sostenibile economicamente ma anche ecologicamente.

a cura di Daniele D’Agata
THC university certified grower





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