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Esistono diverse tecniche per ottenere una quantità maggiore di infiorescenze dalla pianta di cannabis o per avvicinarci e superare la famigerata soglia del grammo per watt. Questa fantastica cultivar, produce mediamente raccolti abbondanti in quasi tutte le latitudini in cui viene coltivata; la luce del sole, un buon terreno ricco di nutrimenti ed una buona disponibilità d’acqua, sono di per sé sufficienti a farla rendere al meglio. In indoor esistono però dei limiti tecnici, che spesso ci impediscono di ottenere i risultati desiderati. L’ostacolo principale viene dato dalla quantità di luce disponibile e dunque assimilabile che, se in outdoor è pressoché invariata, dentro le mura domestiche perde intensità tanto più ci allontaniamo dalla lampada.

Se abbiamo a disposizione un luxometro, noteremo facilmente delle enormi differenze a seconda che ci troviamo all’aperto, oppure sotto la luce artificiale. Misurando infatti la luce disponibile all’altezza dell’apicale all’aperto ed effettuando la medesima misurazione alla base della pianta, potremo riscontrare la stessa quantità di luce presente. Se ripetiamo quest’operazione sotto la luce artificiale rimarremo certamente colpiti dall’enorme riduzione di luce che potremo misurare alla base della pianta piuttosto che sulla cima. Sotto la luce artificiale vige una regola molto chiara e cioè quella dell’inverso del quadrato: rilevando l’intensità ad un metro da una lampada da 600 W Hps, il nostro strumento digitale ci mostrerà una luminosità di 90000 lumens con copertura di un metro quadro.

Ripetendo la misurazione al doppio della distanza, 2 metri dal bulbo, ci accorgeremo di una ridotta capacità luminosa pari a soli 22500 lumens con copertura luminosa di 4 mq. Siccome la cannabis per regalarci una fioritura copiosa e resinosa, necessita di almeno 50000 lumens (un po’ di più per le piante con corredo genetico maggiormente sativa), in indoor ci troveremo spesso delle grosse cime nella parte più alta e dei fiori sempre più piccoli tanto più ci allontaniamo dalla luce.
Prima di parlare delle molteplici possibilità a nostra disposizione, bisogna capire alcune funzioni fisiologiche della pianta. La parte apicale del nostro amato vegetale, il meristema, contiene un ormone che in buona sostanza lo fa prevalere rispetto agli altri rami sia da un punto di vista strutturale, che da un punto di vista quantitativo.

Questa premessa è fondamentale in quanto quasi tutte le operazioni che possiamo effettuare per aumentare il raccolto finale, toccano o interagiscono con l’apicale. Detto ciò possiamo cominciare a sintetizzare brevemente queste famigerate tecniche che faranno divenire le nostre piccole delle top yelder.

Img1 lstL.S.T. – LOW STRESS TRAINING
Operazione molto semplice con la quale andremo gradualmente a modificare la forma della pianta, piegandola giorno dopo giorno. Fisicamente andremo a legare il meristema e a tirarlo verso il basso con molta dolcezza (con pianta ben idratata) e in momenti successivi facendo assumere al fusto una forma piegata.
Questa piegatura andrà ad influire sulla chimica della canapa, spostando l’ormone di cui vi parlavo dal meristema agli altri rami che inizieranno a competere per diventare apicali. Di fatto otterremo una pianta che ha pochissime cime inferiori e una serie di grosse cime apicali.

img2scrogSCR.O.G. – SCREEN OF GREEN
Lo scrog è una delle tecniche di massimizzazione più efficaci in assoluto anche se nonostante i molteplici vantaggi, ha anche un lato negativo: allunga i tempi prima del raccolto. Questo perché la tecnica consiste nel piazzare una rete disposta orizzontalmente sopra la pianta e nel far passare i rami dentro e fuori le maglie della rete stessa. Chiaramente per coprire tutta la superficie della rete, bisognerà effettuare una vegetativa molto lunga. Non tutte le piante sono adatte per questo sistema, è preferibile avere delle piante con lunga distanza internodale e quindi più orientate verso la sativa. A fine fioritura, con la rete tutta piena, vedremo come risultato un tappeto di cime fiorite, tutte pressoché della stessa dimensione.

img3toppingTOPPING E FIMMING
Queste due tecniche, molto simili tra di loro, consistono nella rimozione del meristema mediante un taglio netto. La prima è più semplice della seconda in quanto non richiede un taglio particolarmente preciso (che dev’essere a conca). Con il topping dal punto tagliato partirà una ricrescita di due apicali con il fimming di quattro o più. Anche queste due operazioni consentono la migrazione del famigerato ormone nei rami laterali.

img4sogS.O.G. – SEA OF GREEN
Il mare di verde è una delle mie tecniche colturali preferite in quanto a differenza dello scrog che prevede l’utilizzo di una sola pianta o di poche piante, necessita la crescita di più piante a metro quadro rispetto al normale. È l’ideale se siete dei coltivatori che amano le talee ma anche partendo dal seme possiamo avere dei risultati ottimali nonostante non tutti gli strain siano ideali per la sua realizzazione. Il vantaggio principale di questa tecnica è quello di accorciare i tempi oltre che la resa: se mettiamo il doppio o il triplo di piante sotto la lampada rispetto alla norma, dovremo per forza di cosa effettuare una vegetativa più corta. Altro vantaggio che voglio sottolineare è quello di poter avere più fenotipi a disposizione e magari tra essi poter localizzare la nostra madre preferita.

In conclusione sono molte le tecniche che ci permettono di massimizzare i nostri raccolti ma l’ingrediente segreto è solo uno: l’amore per le nostre amate piante che, se presente, ci permetterà di curarle nel migliore dei modi e di ricavarne ottimi risultati.

Carlo Erba
Ricercatore indipendente sulla cannabis sativa, esperto di growing indoor e di tecniche di estrazione della resina.

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