Antiproibizionismo

Svuotacarceri: ma cosa cambia?

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Dopo la pressione esercitata dall’UE e dopo l’impegno di diverse forze politiche per scongiurare le sanzioni penali, ma soprattutto per migliorare il nostro sistema carcerario estremamente costoso e per nulla riabilitativo, è stata votata la “svuotacarceri”: 147 i voti favorevoli, e 95 i contrari.

Voto segreto per tutelare chi, forse, voleva proteggere i condannati per corruzione e concussione; probabilmente gli stessi che blaterano assurdità sulla “certezza di pena” e contro la “legalizzazione” o l’abrogazione del reato di clandestinità.

Vediamo cosa prevede, in pratica, questa nuova legge sulle carceri, ripudiata da coloro che temono la liberazione di “criminali” e desiderata da chi si batte per un’Italia più giusta e civile:

Più diritti ai detenuti, ma soprattutto misure per sfoltire la popolazione carceraria, come l’incremento dell’affidamento in prova o uno “sconto di pena” ulteriore per i più meritevoli. Da ciò sono esclusi i boss e chi si è macchiato dei delitti più gravi. Nessuna paura dunque per chi teme di vedere mafiosi, violentatori o rapinatori condannati ma liberi.
Previsti strumenti elettronici di controllo per chi è ai domiciliari (braccialetti elettronici).
Arriva a 4 anni il limite di pena (anche residua) che consente l’affidamento in prova ai servizi sociali.
– In via temporanea (dal 1 gennaio 2010 al 24 dicembre 2015) sale da 45 a 75 giorni per ogni 6 mesi di reclusione la detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata. L’ulteriore sconto, che non vale in caso di affidamento in prova e detenzione domiciliare, si applica se l’interessato viene considerato “meritevole”. Ancora una volta sono esclusi dal beneficio i condannati di mafia o di gravi delitti (omicidio, violenza sessuale, rapina aggravata, estorsione).
Acquista carattere permanente la disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva (anche se parte residua) non superiore a 18 mesi. Restano ferme, peraltro, le esclusioni già previste per i delitti gravi o per altre particolari circostanze come la tutela della persona offesa.
L’espulsione acquista maggiore importanza come misura alternativa al carcere. Vi rientra, com’è attualmente, lo straniero che deve scontare 2 anni di pena, ma anche chi è condannato per un delitto previsto dal testo unico sull’immigrazione purché la pena non sia superiore a 2 anni e chi è condannato per rapina o estorsione aggravata. Si delineano meglio i ruoli del direttore del carcere, questore e magistrato di sorveglianza, e si velocizza già dall’ingresso in carcere la procedura di identificazione per rendere effettiva l’esecuzione dell’espulsione.
Presso il ministero della Giustizia si istituisce il Garante dei diritti dei detenuti. I “garanti” saranno 3 figure che rimarranno in carica 5 anni non prorogabili. Compito del Garante è vigilare sul rispetto dei diritti umani nelle carceri e nei CIE. Può accedere in qualunque struttura, chiedere informazioni e documenti, formulare specifiche raccomandazioni all’amministrazione penitenziaria.

Gli esperti affermano che queste norme serviranno a poco: l’accesso alle alternative al carcere è previsto per pene massime eccessivamente basse e per le quali è esiguo il numero di detenuti condannati.

Andiamo ora alla parte che più interessa il mondo antiproibizionista. L’attenuante di lieve entità nella detenzione e cessione illecita di stupefacenti diventa reato autonomo. Per il piccolo spaccio, insomma, niente più bilanciamento delle circostanze, con il rischio, come accade oggi, che l’equivalenza con le aggravanti come la recidiva porti a pene sproporzionate. Cade il divieto di disporre per più di due volte l’affidamento terapeutico al servizio sociale dei condannati tossico/alcool dipendenti. Ai minori tossicodipendenti accusati di piccolo spaccio sono applicabili le misure cautelari con invio in comunità. Con queste norme si ripristina una differenza sostanziale tra droghe pesanti e leggere, inserite nella stessa tabella fino allo scorso febbraio. Sottolineo comunque che, la proposta di legge, non depenalizza la coltivazione della cannabis per uso personale, ma riguarda solo eventuali violazioni commesse da coloro che hanno ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla coltivazione di cannabis per scopi scientifici, sperimentali o didattici (enti di ricerca, università, ecc.). Praticamente, se questi istituti autorizzati dal Ministero non osservano le prescrizioni e le garanzie cui l’autorizzazione è subordinata, non incorreranno più in sanzioni penali ma solo amministrative. Rimane dunque valido che, chiunque coltivi piante di cannabis senza autorizzazione ministeriale, è perseguibile penalmente, esattamente come prima.

Quindi la lotta continua, per una regolamentazione della coltivazione domestica, per affermare il diritto inviolabile alle libere scelte e per una revisione delle norme che regolano i test retroattivi alla guida o sul posto di lavoro.

Per discutere di questi argomenti e per incontrare soci e simpatizzanti, ASCIA sarà presente alla Fiera Indica Sativa Trade, dal 20 al 22 giugno a Fermo.

 

TG DV


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