“Svolta in Sicilia sulla cannabis terapeutica”, tuonano pressappoco così diversi articoli comparsi in questi giorni sulle testate giornalistiche nazionali. Hanno evidentemente lo scopo di stupire, esattamente come gli articoli che abbiamo letto all’uscita del nuovo decreto che stabilisce i limiti di THC negli alimenti, pubblicato il 15 gennaio scorso, che però conferma soltanto quelli a cui ci si attiene dal 2009.
Sulla stessa linea gli articoli che hanno raccontato della sentenza della Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite che sembrava aver depenalizzato l’autoproduzione quando, sino al 21 gennaio scorso, i carabinieri di Palma Campania hanno arrestato per  detenzione di droga a fini di spaccio due incensurati, padre e figlio di 58 e 25 anni, colpevoli di aver coltivato in casa della cannabis.

Tra le tante dichiarazioni comparse sui giornali a proposito del decreto a firma dell’Assessore alla Sanità della regione Sicilia Ruggero Razza, colpisce quella di Fabrizio Ferrandelli (leader siciliano di Più Europa), che parla di svolta e dichiara: “Era il  luglio del 2018 quando una nostra delegazione ha chiesto all’Assessorato alla Salute l’istituzione del tavolo tecnico sulla cannabis ad uso terapico in Sicilia, rispolverando dal cassetto il ddl a mia firma presentato anni fa sul tema in assemblea regionale. Oggi, dopo anni, finalmente qualcosa si è mosso”.
Effettivamente nel 2014 un DDL che parlava di cannabis passò, e la Sicilia venne descritta come “l’ottava regione ad aver deliberato sulla cannabis terapeutica”. Ad annunciarlo fu l’allora Presidente Rosario Crocetta che dichiarò: “Questo provvedimento è di particolare valore civile e sociale che mette la Regione siciliana all’avanguardia”. Anche l’allora Assessore alla Salute Lucia Borsellino si espresse annunciando: “Si prevede che, qualora l’inizio del trattamento avvenga nelle strutture ospedaliere o in quelle alle stesse assimilabili, l’acquisto dei medicinali cannabinoidi saranno a carico della medesima struttura”.
In questi sei anni, per una serie di problemi, quel decreto è stato ignorato sino ad essere dimenticato; e non sappiamo quanti e se ci sono stati pazienti che abbiano realmente beneficiato dell’erogazione gratuita.
Questo nuovo decreto datato 2020 stabilisce nuovamente l’erogazione gratuita per gli aventi diritto, e che prescrizione, allestimento, erogazione e rimborsabilità dei preparati galenici a base di cannabis, siano affidate a strutture sanitarie pubbliche. Peccato che l’Assemblea regionale siciliana abbia da poco approvato un emendamento soppressivo del disegno di legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione, previsto per tre mesi. Quindi, se non si sbloccano i conti, con quali soldi la Regione pagherà la cannabis ai malati?
Inoltre, c’è poco da festeggiare in un documento che limita moltissimo l’impiego di cannabis garantendone l’approvvigionamento gratuito solo a malati affetti da dolore cronico moderato-severo, refrattario alle terapie farmacologiche attualmente disponibili; ossia anche farmaci oppiacei con effetti collaterali molto più gravi della cannabis. La cannabis potrà essere richiesta da pazienti affetti da sclerosi multipla con punteggio superiore a 5 della scala NRS (numerical rating scale), o che presentano intolleranza alle terapie convenzionali e a quelli affetti da dolore neuropatico con punteggio sempre superiore a 5 della suddetta scala, e anch’essi resistenti al trattamento con le terapie convenzionali. Ma perché la cannabis non può essere prescritta, in modo da iniziare una cura preventiva, a chi è affetto da sclerosi multipla?
Quando si diagnostica questa terribile malattia per la quale ancora non c’è cura, viene  immediatamente fornita la “terapia convenzionale”; a prescindere dallo stadio in cui si trovano i pazienti. E perché, chi soffre di un qualsiasi dolore cronico o neuropatico, superato il punteggio previsto dal decreto non può assumere cannabis prima di risultare resistente alle terapie con oppiacei?
La cannabis, lo ripetiamo, ha effetti collaterali minimi rispetto al 90% dei farmaci oggi in commercio; ed è inoltre una sostanza sicura anche quando usata a scopo ludico. Eppure è vista ancora con una tale diffidenza che anche l’attuale Presidente Musumeci ha ritenuto necessario specificare che è solo per uso terapeutico, e che la posizione del Parlamento Siciliano è assolutamente contrario alla legalizzazione; come se si stesse parlando di abolire il proibizionismo.
Sperando di sbagliarmi, affermo che poco o nulla cambierà per i pazienti siciliani in cura con cannabis, soprattutto perché nel decreto non si fa minimo accenno all’autorizzazione per la produzione di cannabis a scopo terapeutico, né a privati cittadini (come avviene ormai in molti stati USA e in Canada) né ad aziende aventi le caratteristiche e le competenze necessarie. Dove troveremo la cannabis per tutti i malati che ne hanno diritto? Con quali soldi verrà acquistata? Quando verrà prevista l’erogazione gratuita anche per pazienti affetti da tutte le altre patologie in cui la cannabis è risultata efficace, e che avrebbero diritto ad un aiuto da parte dello Stato?

Sono queste le domande a cui vorremmo fosse data risposta certa, e non solo in Sicilia.





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