Su Canale 5 il 14 gennaio 2020 è andato in onda, ad ora di pranzo, l’ennesimo servizio terroristico dal titolo “Super spinelli”.  È l’ennesimo servizio scorretto a favore del proibizionismo; un servizio al limite della “fake news”.
Dopo 15 secondi iniziali accettabili, nei quali si parla del dibattito tra i sostenitori e i contrari alla legalizzazione, il giornalista dichiara che in Italia circolano prodotti che “gli esperti non esitano a definire bombe tossiche”. La colpa, ancora una volta, viene data al THC e all’aumento delle sue percentuali che, secondo il servizio, è 30 volte più potente rispetto a quello contenuto in hashish e marijuana fumata negli anni 70. Per avvalorare la tesi si cita una relazione del Ministero dell’Interno secondo la quale la percentuale media di principio psicoattivo è cresciuta dal 9,3% al 14,5% in soli 3 anni. Ma le cose non stanno affatto così!

Nel servizio si parla di cannabis come se fosse una sola, in realtà questa pianta ha innumerevoli variazioni genetiche naturali, già presenti prima della comparsa dell’uomo. Un esempio lampante è la differenza tra quella che veniva coltivata per fare corde e tessuti in Italia sino ai primi del 900  e che non superava il 3% di principio psicoattivo, e quella che negli stessi anni il prof. Raffaele Valieri usava per curare i propri pazienti. Quest’ultima veniva denominata “indica” solo per il maggior contenuto di principio psicoattivo, ma non abbiamo idea di che genetiche venissero impiegate per le preparazioni galeniche e quale fosse l’esatto fitocomplesso.
Negli anni 70 si fumavano già varietà come la Skunk, creata proprio 50 anni fa da appassionati breeders che incrociavano piante dall’elevato contenuto di THC.

Che il quantitativo di THC sia anche 100 volte superiore tra una genetica e un’altra, è un dato insignificante: stabilisce solamente quale varietà è più idonea all’impiego per la produzione di fibra, canapulo e alimenti, e quale per l’impiego farmacologico.
Chi consuma cannabis ricerca un effetto che possiamo assolutamente definire immutato nel tempo: chi si faceva gli spinelli negli anni 70, o ancor prima, ricercava e provava sensazioni analoghe a chi fuma cannabis e derivati nel 2020. E, come allora anche oggi, se il consumatore usava una cannabis a scarso contenuto di THC sentiva poco l’effetto, e metteva più fiori all’interno del proprio spinello; mentre se la cannabis era più ricca di THC, ne bastava di meno. Non si fumavano le varietà industriali, se non come semplice sostituto del tabacco.

In merito al documento prodotto dal Ministero dell’interno sottolineiamo che si tratta semplicemente dei dati statistici ottenuti dalla media delle percentuali contenute nella cannabis sequestrata, e il suo variare è dato da molteplici fattori: se nel 2015 furono maggiori i sequestri di piante, il loro contenuto di THC in relazione al peso risulta decisamente più basso in percentuale rispetto a fiori già pronti da fumare; è questo che abbassa la media percentuale. Se, al contrario, la media è data da analisi di fiori già essiccati e hashish, il contenuto di principio psicoattivo sarà più alto.

È inoltre migliorata la qualità del prodotto spacciato illegalmente, che deve rispondere alle esigenze di consumatori sempre più preparati e che, a volte, cercano e acquistano al mercato nero quella cannabis a scopo farmaceutico che costa troppo in farmacia.
Quindi, a cosa è dovuto l’aumento dei rischi per la salute?

Per confondere di più le idee a chi non conosce minimamente l’argomento, viene intervistata la prof.ssa Sabina Strano Rossi (Tossicologa Forense dell’Università Cattolica), che dichiara: “l’aumento delle percentuali di THC riscontrate nei sequestri, e la diminuzione del Cannabidiolo, può avere effetti dannosi sulla salute, specialmente su quella dei giovanissimi che usano questa cannabis potenziata“.

Detto che anche noi proibizionisti siamo contrari all’uso di cannabis da parte dei minori, se non per esigenze terapeutiche, vogliamo sia chiara una cosa: non esiste una cannabis potenziata! Semmai sul mercato sono presenti maggiori varietà selezionate per l’alto contenuto di THC rispetto al passato; basta vedere i cataloghi delle principali case produttrici di semi. Nessuna delle nuove genetiche risulta tossica o letale per l’uomo. Avendo un diverso fitocomplesso, differiscono principalmente per odore e sapore. L’effetto, se ad alto contenuto di THC e basso contenuto di CBD, può essere più intenso, ma la differenza è paragonabile a quella che si percepisce bevendo un vino a gradazione alcolica più alta rispetto a uno definito leggero. Dal servizio, invece, sembra quasi che le nuove varietà di cannabis siano paragonabili all’eroina o ad altre droghe pesanti; mentre non è assolutamente così: la cannabis, prodotta seguendo regole che ne garantiscano l’igiene, resta una sostanza sicura per gli adulti, anche se usata a solo scopo ricreativo.

La percentuale di THC dipende dalla varietà: non esiste una cannabis potenziata!

La legalizzazione ha, tra i principali obbiettivi, quello di eliminare lo spaccio illegale di cannabis. È questo che rende più difficile l’approvvigionamento per i ragazzini, e non le campagne terroristiche. Negli stati che hanno regolamentato la produzione privata e ai fini commerciali, la vendita e il possesso di cannabis (esclusivamente per i maggiorenni), il numero di minori che la utilizza è calato sensibilmente.
Da noi invece, nonostante la repressione, il numero è in crescita; e questo viene puntualizzato dallo stesso giornalista che continua sottolineando che i maggiori fruitori sono i giovani della fascia d’età che va dall’adolescenza ai 18 anni; mentre i consumatori adulti sono 1/3 del totale.

Nel servizio segue poi una panoramica del consumo nelle varie regioni d’Italia, che vede ai primi posti Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria e Molise. In realtà lo stesso giornalista spiega che ciò dipende molto dai “controlli”, ossia dai dati forniti dalle FF.OO.. Da sottolineare che, mentre si annunciano tali dati, sullo schermo compare una mappa d’Italia in cui la Campania è una di quelle regioni a minor consumo cosa poco credibile considerata la facilità con cui cannabis e altre sostanze illegali sono reperibili in quelle zone.

Il servizio si conclude con le statistiche del consumo di droghe, in generale. I dati confermano la diminuzione  del consumo di eroina e allucinogeni e la crescita dell’uso di stimolanti, cocaina, cannabinoidi sintetici e nuove sostanze psicoattive.
Volendo prendere per buona quest’ultimo report, critichiamo fortemente la chiusura del servizio che, dopo aver sottolineato come hashish e marijuana siano le sostanze illegali più usate, pone il dubbio che oggi quest’ultime “non siano più così leggere”. La frase finale è assolutamente calunniosa e ha evidentemente il fine di porre in dubbio la bassa tossicità della cannabis; cosa che è stata provata scientificamente.

Quando finirà questa campagna del terrore? Attraverso la disinformazione si sostiene un dannosissimo proibizionismo che, con la scusa di proteggere i giovani, favorisce esclusivamente le narcomafie.

 





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