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Ho sempre cercato di impegnarmi sino ad oggi nel far si che ogni mio gesto sociale possa dare un apporto positivo o quantomeno non negativo al sistema ecologico e sociale che mi ospita. Comportamenti che rispecchiano questa mia necessità, e risultano quotidianamente praticabili, sono il boicottaggio e il consumo critico. Queste pratiche hanno sempre suscitato la mia simpatia perché contrappongono all’arroganza del potere economico-commerciale la possibilità del singolo di dirigere i propri acquisti verso prodotti eticamente condivisibili. Ingaggiando con il sistema una lotta sproporzionata come un moderno Davide e Golia.

L’intento di questo articolo è quello di fornire uno spunto di riflessione e uno strumento utile, se condiviso, a modificare le nostre quotidiane scelte di consumatori. Cercherò di chiarire alcuni termini, espressioni, forme di lotta e resistenza in uso in un nuovo tipo di consumatore: il “consumatore responsabile”.

Cos’è il Boicottaggio?
Il boicottaggio è un’azione che consiste nell’ interruzione organizzata e temporanea dell’acquisto di uno o più prodotti e/o beni per forzare le società produttrici ad abbandonare comportamenti eticamente intollerabili che creano ingiustizia, impoverimento ed inquinamento. Ogni volta che andiamo a fare la spesa, ricordiamoci che le imprese sono in posizione di profonda dipendenza dal nostro comportamento di consumatori. Noi, infatti, con i nostri acquisti abbiamo la possibilità di far salire e scendere i loro profitti. L’azione di boicottaggio è possibile quando molte persone, contemporaneamente, scelgono di non acquistare i prodotti dell’impresa in questione. Vi sono due tipi di boicottaggio: di “coscienza” (consumo critico) e “strategico”. Il boicottaggio di coscienza risponde unicamente al bisogno di ciascuno di fare scelte di acquisto che corrispondono ai propri principi etici. Il boicottaggio strategico viene intrapreso da gruppi organizzati affinché l’azienda subisca un calo delle vendite capace da indurla a modificare comportamenti e politiche aziendali.

Quando e come nasce?
Il termine boicottaggio deriva dal nome del capitano Charles Boycott, un inglese del 1800, proprietario in Irlanda di molte terre e famoso per la sua prepotenza. Nell’estate del 1880, Boycott mandò i suoi affittuari a mietere l’orzo, ma invece di offrire la paga regolare, diede loro molto meno. Questi si rifiutarono di lavorare e la famiglia Boycott tentò di mietere il raccolto da sola. Dopo poco, però, si trovarono costretti ad implorare gli affittuari a riprendere il lavoro. La richiesta fu accolta, ma arrivò il foglio di sfratto. La reazione dei contadini fu immediata: decisero di interrompere qualsiasi rapporto con Boycott e la sua famiglia, resistendo agli assalti di reggimenti chiamati dal capitano Boycott. I contadini l’ebbero vinta. Fu allora che il giornalista americano Redpath coniò il verbo “boicottare”.

Che cos’è il Consumo Critico?
È un atteggiamento di scelta costante che si attua su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. In concreto, il consumo critico consiste nella scelta dei prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle imprese che li producono. In definitiva consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa. Sotto la pressione del consumo critico, capace di determinare un sensibile calo nelle vendite di alcuni prodotti, varie imprese hanno imboccato la strada della responsabilità sociale e ambientale. Ma ancora troppe continuano a violare i diritti umani, sfruttano i piccoli produttori del Sud del mondo, tentano di imporre nella nostra alimentazione gli organismi geneticamente modificati, sostengono regimi oppressivi, finanziano scelte di guerra, riforniscono gli eserciti.

Informarsi come primo passo
Il primo passo per chi volesse iniziare a consumare criticamente è chiaramente quello di informarsi. Una fonte utile per trovare indicazioni e suggerimenti è l’ormai onnipresente web con tutti i suoi vantaggi di accessibilità ma anche con gli svantaggi della sua caoticità. Nel corso degli ultimi anni il Centro Nuovo Modello di Sviluppo ha recuperato, analizzato e infine sintetizzato in una guida tutte le informazioni riguardanti molti dei prodotti che tutti i giorni troviamo negli scaffali di negozi e supermercati. È così nata la “Guida al consumo critico”, utile strumento di informazione ed indispensabile bibbia del “consumatore responsabile”. Questa libro non è solo un banale vademecum delle imprese da boicottare, ma uno strumento di informazione a disposizione dei consumatori affinché siano loro a decidere quale impresa privilegiare e quale scartare seguendo la propria sensibilità e le proprie priorità etiche e morali.

Ci vogliono passivi per venderci ogni sorta di prodotto, noi saremo attivi; ci vogliono ignoranti per renderci complici delle loro nefandezze, noi saremo attenti e critici per rispedire al mittente le loro provocazioni e la loro violenza.

Contro la Coca Cola Company
Una delle campagne di boicottaggio più conosciute e diffuse è sicuramente quella contro la Coca Cola Company che ormai da anni viene abilmente condotta ed organizzata dal sindacato colombiano Sinaltrainal. In Italia la REBOC (Rete Boicottaggio Coca Cola) ha raccolto l’appello dei sindacalisti colombiani coordinando ed organizzando la campagna nel nostro paese.
Questa campagna di boicottaggio internazionale è cominciata nel 2003 quando il sindacato colombiano denunciò le gravi violazioni dei diritti umani e sindacali attuate in Colombia dai paramilitari su mandato della multinazionale di Atlanta e con la copertura del Governo e delle forze dell’ordine colombiane. In particolare la Coca Cola Company è accusata di essere la mandante di 8 assassini, di numerosi sequestri, trasferimenti forzati, false denunce e intimidazioni nei confronti dei lavoratori che operano nei suoi stabilimenti colombiani, al fine di eliminare il sindacato. Per rispondere a tali gravi intimidazioni, il Sinaltrainal ha appunto lanciato una campagna internazionale di boicottaggio dei prodotti della multinazionale americana. Oltre al boicottaggio il Sinaltrainal ha anche intentato una causa legale contro Coca Cola Company negli USA presso la Corte del Distretto Sud della Florida. Nel Marzo 2003 il giudice della Corte Federale della Florida ha ritenuto che le prove presentate fossero sufficienti per mandare avanti il processo nei confronti delle imprese imbottigliatrici colombiane della Coca Cola Company.Aderire alla campagna di boicottaggio è semplice: basta non acquistare più i prodotti della Coca Cola Company.

Mentre il boicottaggio ha lo scopo di far diminuire le vendite ed i profitti dell’azienda per indurla a cambiare atteggiamento nei confronti dei lavoratori, la raccolta delle firme ha il valore di atto di solidarietà nei confronti di quei sindacalisti colombiani che rischiano la vita ogni giorno, è un modo concreto per fargli sapere che sempre più gente appoggia la loro lotta. A noi è richiesto solo un piccolo sforzo quello di non comprare più quella bevanda che sin da piccoli siamo stati abituati a consumare, questo piccolo gesto potrebbe contribuire a migliorare, e forse anche, a salvare la vita di chi si batte semplicemente per avere un dignità nel posto di lavoro.

Anche se sempre più realtà private e pubbliche, nel corso degli anni, hanno aderito alla campagna di boicottaggio contro la Coca Cola Company, molti comuni, municipi, enti locali, mense, ristoranti, università hanno, infatti, bandito i prodotti della multinazionale dalle loro strutture; purtroppo, ad oggi, questo boicottaggio non ha raggiunto tutti gli effetti desiderati. Peccato che attraverso l’azione di boicottaggio non si sia riusciti ad impedire alla Coca Cola Company di essere lo sponsor delle Olimpiadi Invernali di Torino nel 2006 anche se il Comune di Torino ha recentemente aderito alla campagna di boicottaggio contro la multinazionale.

Contro la Nestlè
Secondo l’UNICEF un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno poiché non vengono nutriti con il latte materno, molti altri milioni si ammalano seriamente per lo stesso problema. L’allattamento al seno materno fornisce il migliore inizio alla vita per tutti i bambini, ma in una società di poveri costituisce un’indispensabile fonte di sopravvivenza. Le società che producono latte per bambini promuovono il loro prodotto presso mamme ed operatori sanitari, poiché si rendono conto che, se non riescono a far attecchire l’allattamento artificiale, non fanno affari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF hanno un Codice Internazionale che proibisce ogni forma di promozione di latte per bambini. La Nestlè viola questo codice più frequentemente delle altre aziende sue concorrenti. Questo il motivo principale, ma non l’unico, per cui da anni è in corso una campagna internazionale di boicottaggio contro questa multinazionale.

I fatti di cronaca di questi giorni riguardanti la contaminazione del latte per bambini prodotto dalla Nestlè dimostrano l’assoluta disonestà di questa azienda che non esita ad intossicare i bambini pur di non perdere i suoi profitti. Sembra appunto che la Nestlè pur sapendo della tossicità del suo latte non abbia esitato a commercializzarlo. Migliaia di bambini italiani, e non solo, hanno ingerito latte contaminato da una sostanza denominata ITX i cui effetti sul corpo umano non sono ancora noti. Credo che non esista motivazione più convincente a farci capire quanto sia giusto boicottare questa multinazionale, non fosse altro che per salvaguardare la nostra salute.

In passato le azione di boicottaggio dei prodotti Nestlè hanno prodotto alcuni effetti, la multinazionale svizzera ha cercato di rifarsi una faccia iniziando a produrre del caffè Equo e Solidale, un azione effimera per sviare l’attenzione dai continui soprusi della sua arrogante politica aziendale.

Contro la Nike
Forse la campagna di boicottaggio contro questa multinazionale dell’abbigliamento sportivo rappresenta l’esempio più importante di quanto sia efficace questo tipo di lotta. La campagna di boicottaggio e le ripetute denunce dei mezzi di informazione contro la politica lavorativa della Nike – che Secondo I’AAFLI (Istituto Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) viola ben 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli orari di lavoro, l’assicurazione, l’organizzazione sindacale e i licenziamenti – hanno indotto il grande capo in persona, Phil Knight, fondatore, primo azionista e amministratore delegato del gruppo americano ad annunciare una serie di iniziative per migliorare le condizioni dei lavoratori in Asia. L’impegno più importante preso da Knight è stato quello di innalzare da 14 a 18 anni l’età minima dei lavoratori nelle fabbriche di calzature e portare a 16 l’età minima di tutti gli altri lavoratori impiegati nella produzione di abbigliamento, accessori e attrezzature Nike. Questa iniziativa, insieme ad altre, rappresentano sicuramente un successo dell’azione di boicottaggio che ha fatto perdere, nel corso degli anni, cospicui guadagni alla multinazionale americana inducendola così a mutare politica.

Molte sarebbero le iniziative di boicottaggio in corso che dovrebbero essere ricordate e sostenute da tutti noi. Ne abbiamo descritte solo alcune, le più note, quelle condotte contro marchi conosciuti e commercializzati in ogni angolo del mondo. Degli esempi, dunque, solo per ricordare che in questo “sistema mondo” dove ogni giorno le libertà ci vengono progressivamente erose occorre costantemente essere consapevoli e lottare con intelligenza anche contro chi apparentemente sembra imbattibile.

Marco Mattiuzzo – Pierpaolo Giordano

Per saperne di più…
http://www.tmcrew.org/killamulti/index.htm
http://www.cnms.it/index.php
http://www.peacelink.it/consumo/
http://www.emi.it/scheda.asp?nisbn=1273-6





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