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Per molti di noi occidentali internet è ormai qualcosa di scontato, ma nel caso degli utenti cubani ancora oggi una connessione alla “rete globale” rappresenta un lusso. Ha dunque dello straordinario la vicenda della rete privata clandestina di cui si è venuto a conoscenza solo da poco tempo.

Più di 9mila computer sono stati collegati segretamente negli ultimi anni creando la rete parallela più grande di sempre. L’internet cubano, chiamato SNet, ovvero Street Net, permette di chattare, giocare ai videogiochi e scaricare film e musica. In teoria sull’isola ogni accesso Wi-Fi deve essere monitorato dal Ministero delle Comunicazioni, tuttavia con le autorità è presente un tacito accordo. SNet viene tollerato, almeno finché su di esso non circoli pornografia, non venga discusso di politica e non vengano aperte porte verso l’internet presente nel resto del mondo. La censura si fa sentire, ma almeno finché gli utenti di SNet rimangono nei confini prestabiliti, il governo chiude un occhio. E sono gli stessi utenti che si autoregolano.

I computer a Cuba negli ultimi anni hanno visto una massiccia diffusione, ciò dimostra come la pressione della tecnologia può essere difficilmente controllata dai governi. Prima di SNet era diffusa la distribuzione clandestina via hard disk e chiavette USB del cosiddetto “Packet of the Week”, un’edizione settimanale di informazione, musica e film piratati. SNet nasce nel 2001 e per molti anni viene usato da solo una decina di persone. Ma negli ultimi 5 anni si sono collegati 9mila nuovi computer e oggi al servizio si collegano quotidianamente più di 2mila persone. Internet a Cuba non è proprio assente, ma un’ora di connessione costa all’incirca un quarto dello stipendio medio mensile. Passare per la via ufficiale risulta, per la maggior parte della popolazione, di fatto impossibile. E anche chi va a Cuba per turismo deve rinunciare per il tempo della permanenza alle sue usuali abitudini di libera navigazione. Così un gruppo di giovani cubani ha deciso di creare il proprio internet parallelo. Con una spesa davvero bassa. Broche Moreno è uno degli amministratori della rete e stima che per equipaggiare un gruppo di computer per farli diventare un nodo della rete bastano 200 dollari. Il costo totale della rete è quindi di circa 200mila dollari in totale. Alto per i cubani, ma decisamente basso per il metro del resto del mondo.

La vicenda dell’Internet clandestino cubano ci permette di fare un paio di riflessioni sull’attuale stato delle tecnologie di comunicazione e il loro rapporto con la società. Innanzitutto non è più possibile pensare la società contemporanea senza Internet: Street Net dimostra come la rete trova i suoi modi per rientrare nella vita delle persone anche quando lo stato lo vuole escludere. Ormai la tecnologia c’è e non è neppure troppo costosa. Una volta che le persone provano le possibilità che questa tecnologia di comunicazione può offrire, difficilmente riescono a tornare indietro.

In secondo luogo, StreetNet rende evidente come la rete abbia tutta una serie di possibilità che non sono solo commerciali. Fidel Alejandro Rodriguez, professore e ricercatore all’Università de l’Havana, ha dichiarato che SNet: «È un sistema diffuso con tecnologie decentralizzate che ha coperto un’ampia porzione di territorio. È caratterizzato da un’organizzazione complessa di ruoli e funzioni, con livelli di responsabilità e gerarchie che si sono articolate spontaneamente, ma in modo abbastanza efficiente da connettere con la sua infrastruttura un’intera città». La cosa interessante è dunque la mancanza di un’organizzazione centralizzata. Snet dimostra che internet può funzionare anche senza una struttura commerciale.

La connettività è da molti considerata un diritto perché rappresenta la modalità di accesso alle informazioni tipica del nostro tempo. I modi in cui raggiungerla è tutt’altro che scontato e l’esempio cubano può aiutarci a guardare alle possibilità che ci offre la tecnologia in modo radicalmente diverso.





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