Soma e HazeMan, 2001

Ciao. Sono Michele alias HazeMan e curerò questa rubrica di Dolce Vita dedicata agli strain. Tutta la mia passione nacque 7 anni fa quando per la prima volta andai ad Amsterdam. Premetto che all’epoca non avevo nessun tipo di cultura a riguardo, avevo soltanto sentito parlare di Skunk. Trovarmi davanti ad una vasta scelta di “primizie” di vario tipo sia di marijuana che di hashish mi fece sentire come il bambino nella fabbrica di cioccolato.

Da quel momento fu amore a prima vista! Volevo capire da dove derivassero tutti questi nomi e in breve tempo tornai e fortunatamente trovai una guida: un marocchino molto disponibile che lavorava in un coffeeshop mi spiegò un po’ le differenze tra indica e sativa e mi mostrò che l’hashish era semplicemente la resina della cannabis separata e pressata. Mi ricordo come se fosse ieri  l’hashish più chiaro che abbia mai visto quasi bianco, chiamato White Widow Skuff: una meraviglia! Ci mostrò poi una Afghani Indica eccezionale e una Jack Herer (metà indica metà sativa); quest’ultima fu la mia preferita all’epoca. Quando infine gli chiedemmo il meglio che aveva, ci mostrò una Super Silver Haze dicendoci che era la prediletta dagli intenditori. Personalmente non l’apprezzai molto probabilmente per la mia scarsa conoscenza della ganja. Adesso invece, le Haze sono le mie favorite, ma allora la sentivo troppo diversa dalle altre varietà, con un sapore strano come del resto la maggior parte di persone che le fuma per la prima volta.

Tutto ciò divenne per me una vera e propria materia di studio capendo che in realtà si trattava di un concetto molto semplice: tutto, sempre parte da un piccolo seme. Comincia così a ricercare le seedbank esistenti (ovvero le compagnie che creano e vendono i semi, ndr), per farmi un’idea di quali potessero essere le qualità più vicine ai miei gusti. Funziona un po’ come per il cibo: bisogna provare i vari abbinamenti per sapere cosa ci garba di più, anche perchè ognuno ha le proprie preferenze ed è impossibile trovare un parametro comune. Provai ad informarmi il più possibile dai commessi che lavoravano per i negozi di semi, ma realizzai immediatamente la loro incompetenza a riguardo. Allora tentai direttamente da alcuni negozi delle seedbank, ma anche lì trovai solamente degli incaricati che davano informazioni basilari da catalogo e informazioni sui prezzi. Capii così che avrei dovuto rivolgermi direttamente a chi lavora in stretto contatto con le piante; da qualche tempo mi ero abbonato ad High Times, magazine americano che organizza ogni anno una vera e propria competizione per le migliori varietà di cannabis. Con esso infatti cominciai ad apprendere la storia di questo mercato capendo che in realtà, le migliori seedbank non le conoscevo nemmeno e che la nascita di nuove compagnie e prodotti era in continua evoluzione.

Con l’avvento della coltivazione in Svizzera iniziai a cercare informazioni ovunque per poter incontrare qualche coltivatore e visitare dei campi. Scoprii poi un altro strumento molto importante per il mio apprendimento: una comunità on-line chiamata Overgrow.com che nacque come data base di report delle differenti varietà. Qui i grower potevano scrivere le loro esperienze e nel giro di breve, il sito si ingrandì a tal punto da diventare un vero e proprio magazine interattivo, suddiviso in categorie, dove migliaia di utenti scrivevano commenti e informazioni su qualsiasi cosa riguardasse la cannabis. Vidi in questo modo che molta gente visitava quegli “artisti” che come per magia creavano erbe incredibili, incrociando le diverse varietà.

Cominciai quindi ad interessarmi ogni giorno di più ai vari aspetti del cannabisworld, volendo conoscere a mia volta questi cosiddetti breeders, termine interessante che deriva dal verbo “to breed” che significa creare. Si tratta infatti dei “creatori”, che selezionano i migliori esemplari femmine e maschio per crearne dei nuovi in base alle caratteristiche della pianta che vogliono preservare. Realizzai che dietro quello che tutti generalizzano spregevolmente in spinello, c’è una cultura così vasta e ampia che si potrebbe farne una vera e propria facoltà universitaria.

Incontrai così tra i migliori produttori di semi del mondo, apprendendo ovunque sempre cose nuove ed incontrando persone più o meno disposte a svelare cosa si cela dietro ad un lavoro di selezione come il loro. Cominciai a capire che ci sono persone che oltre a lavorare hanno anche una profonda passione e persone che invece vogliono soltanto fare più soldi.

Tra le persone disponibili che incontrai, Soma ( nella foto insieme ad HazeMan) fu senza’altro quello che spese più tempo ad ascoltare le mie domande, spiegandomi e mostrandomi vari metodi di coltivazione ed estrazione della resina. Mi presentò un’innumerevole varietà di prodotti da leccarsi i baffi e immediatamente identificai la cosa più particolare…





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