strain huntersLa natura ha impiegato millenni ad adattare le piante di cannabis al territorio e al clima. Pur appartenendo alla stessa famiglia botanica infatti la forma, la grandezza e la concentrazione di cannabinoidi appaiono differenti a seconda della zona di produzione.

La Cannabis sativa proviene dall’Asia, Anatolia Nord Africa e Sud America. Molto alta (fino a 3-4 metri) e slanciata con grande distanza internodale, ha la struttura dei grappoli floreali allungata e poco compatta. Necessita di lunghi periodi di fioritura. Le foglie sono sottili, molto dentellate ed ha un profumo delicato, fruttato. Le varietà autoctone di cannabis sativa sono riuscite ad adattarsi a zone climatiche prossime all’equatore, caratterizzate da estati lunghe e da luce solare intensa, ma non completerebbero la fioritura se poste più a nord o a sud. Panama Red, Acapulco Gold e gli stick tailandesi sono le varietà più conosciute.

La Cannabis indica originaria dell’Afghanistan, del Pakistan e dell’India ha dimensioni più ridotte, una forma a cespuglio, molto resinosa ed ha un profumo intenso. Le varietà di indica completano il loro periodo di fioritura in tempi più ridotti. Le foglie appaiono più tozze e meno dentellate. I fiori sono serrati quanto una pannocchia di mais. Questa genetica è riuscita ad adattarsi piuttosto bene anche a latitudini più settentrionali e miti. Due delle più famose varietà Indica sono la Hindu Kush e la Pure Afghan.

La Cannabis ruderalis è una particolare varietà che ha origine nelle zone dell’Europa orientale, dell’Himalaya e della Siberia. Più piccola delle sorelle ha quantità di Thc quasi insignificanti. Tuttavia, la caratteristica che l’ha resa così eccezionale è la sua capacità di passare a fioritura senza dover aspettare il cambio del fotoperiodo, dovuta all’adattamento forzato sviluppato in zone climatologicamente rigide, a latitudini settentrionali estreme. In queste regioni i giorni estivi possono arrivare ad avere 20 ore di luce solare, ma la durata di questa stagione è estremamente breve.

Da quando però il consumo e il commercio sono diventati globali, gli incroci e le ibridazioni non si contano.

Mix di Sativa ed Indica per creare piante alte come la prima e con le infiorescenze della seconda, o con differenti concentrazioni di THC e CBD per offrire una fattanza più o meno fisica o più o meno psicotica. I ricercatori e coltivatori più esperti per esempio hanno sfruttato la caratteristica genetica della Ruderalis per creare le varietà autofiorenti. Grazie alle sue proprietà è possibile raccogliere le cime di una pianta dopo appena 60 giorni dalla germinazione, consentendo in questo modo di ottenere due o più raccolti per stagione, nei climi più temperati.

Il rischio è di perdere le varietà originali, un po’ come è accaduto con le mele limoncine della mia zona, buonissime ma piccole e quindi non gradite ai più.

Sono nati quindi gli strain hunter, cacciatori di specie autoctone, che hanno il compito di cercare e preservare specie che stanno sparendo (nonché di incrociarle). Quale lavoro sarebbe più interessante se non quello di arrampicarsi sulle montagne del Nepal o sfidare la giungla Nicaraguense alla ricerca di vecchie varietà conosciute solo dagli abitanti del posto? Visitare posti la cui economia è legata solo alla sua coltivazione come in Malawi, sull’Himalaya o in Marocco, oppure dove la gente ha un rapporto mistico medico e ricreativo con la cannabis come in Giamaica. Un’esperienza unica, da provare. Per quel che mi riguarda non è mai troppo tardi.





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