Il maestro grower veterano The Doc voleva verificare quanto sia ancora buona la genetica Hindu Kush a distanza di oltre 30 anni. Due semi femminizzati sono stati fatti germinare e dopo circa due giorni e mezzo sono spuntate fuori dalla superficie due piantine. Durante le tre settimane della fase vegetativa sono cresciute con vigore fino a diventare piante giovani, forti e folte, con numerosi e robusti rami laterali. Quando The Doc portò le due piante – molto simili tra loro – nella fase di fioritura, esse misuravano 30 e 32 centimetri di altezza. Le due Hindu Kush sono passate rapidamente alla fioritura e, già una settimana dopo che The Doc programmasse il ciclo di luce a 12/12, sono apparsi i primi fiori femminili. Dopo quattro settimane di fioritura le piante vantavano molte cime di folte infiorescenze ornate da numerosi pistilli bianchi. L’allungamento dello stelo durante le prime settimane di fioritura è stato più evidente di quanto ci si aspettasse, le due Hindu Kush infatti sono cresciute in altezza e in ampiezza il doppio rispetto a prima.

Nel periodo seguente, il tappeto di tricomi si è sviluppato in spettacolari incrostazioni di resina multistrato. Le due piante sono rimaste simili fino alla fine, raggiungendo altezze finali di 72 e 76 cm. «Questo è quello che io chiamo omogeneità», ha esultato The Doc, «e ciò vale anche per il tempo di maturazione perché avrei potuto fare il raccolto di entrambe le piante dopo 54 giorni. Quattro giorni oltre la finestra temporale ufficiale di raccolta, anche se avrei potuto agire con mezza settimana d’anticipo visto che già allora l’80% dei pistilli dei fiori erano maturi».

Categoria dei pesi massimi: controllo del peso dei campioni
Una volta essiccate le cime, fu il momento del “controllo del peso dei campioni”: «L’ho chiamato così perché queste cime sono degli autentici campioni, super-cristalline, che appena pizzicate dolcemente, emanano tanto profumo quanto l’hashish nero sfregato a mano sul momento. Sì, se chiudi gli occhi e le annusi senti un aroma magico che racconta dei coltivatori di cannabis delle montagne dell’Himalaya mentre, seduti sul tetto di una vecchia casa di pietra, pressano freschi pezzi di hashish in temple balls».
La verifica del “peso dei campioni” ha dato come risultato una media di più di 100 grammi per pianta.

Assumere Hindu Kush: The Doc diventa un Buddista Zen
Visto che Hindu Kush aveva evocato in lui forti sensazioni nostalgiche, The Doc ebbe l’idea di tirare fuori la sua vecchia pipa per l’assaggio. Mise nella sua pipa una bella cima grossolanamente trinciata e accese l’accendino. Il fumo gli sembrò eccezionalmente denso e concentrato e scatenò nella sua bocca un sapore come fossero fuochi d’artificio: «Con mia grande sorpresa arrivò all’improvviso un forte sentore di dolcezza, come di anice, che insieme a note legnose e a un pizzico di cannella, crearono sul palato un gioco complesso. Un’esperienza dal sapore rotondo e permanente, qualcosa per veri intenditori della cannabis», affermò The Doc in estasi.

Hindu Kush dimostrò di saper colpire velocemente, infatti, subito dopo aver fatto la prima boccata, un “big bang” gli è esploso in testa, ma The Doc si rese subito conto che questo tipo di sballo era piuttosto di tipo meditativo e illuminante e, dopo, potente e anestetizzante. Una gradevole ondata di euforia si impossessò di lui.

a cura di Green Born Identity – G.B.I

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