Tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, è inclusa l’eliminazione del fenomeno dei matrimoni con minorenni entro il 2030 ma il Pakistan, tra i paesi in cui il numero delle spose bambine è ancora tra i più alti del mondo, potrebbe raggiungere l’obiettivo in anticipo.

Il Senato ha infatti approvato una legge che modifica l’età minima per potersi sposare, alzandola da 16 a 18 anni, e che prevede tre anni di carcere e un’ammenda di 10mila rupie (poco più di 600 euro) per i trasgressori. La riforma è ora al vaglio dell’Assemblea nazionale anche se la forte opposizione islamista rende il risultato tutt’altro che scontato. Si tratta ad ogni modo dei primi segnali verso un cambiamento positivo che avrà bisogno di tempo per essere metabolizzato.

Nel mondo il totale di ragazze coinvolte da bambine in matrimoni combinati è di circa 12 milioni l’anno, un numero enorme ma comunque in calo negli ultimi trent’anni. L’Asia meridionale registra il maggior numero di spose bambine, con oltre il 40% del numero globale, seguita dall’Africa Subsahariana.

Il problema delle spose bambine, spesso legato alle situazioni economiche delle famiglie d’origine, è ancora lontano dall’essere risolto, in molti paesi del mondo queste unioni sono una prassi.
Il piano di intervento per tutelare le donne da un simile destino prevede che
i matrimoni precoci siano vietati e che si investa contemporaneamente nell’istruzione dei giovani; i paesi con un’alta presenza di matrimoni o convivenze premature infatti tendono ad avere tassi di alfabetizzazione piuttosto bassi.





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