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Il 7 agosto il cavallo Kregou Brecourt si è accasciato dopo aver completato il percorso ad ostacoli sui campi dell’Horses Riviera Resort, il centro ippico di San Giovanni in Marignano. Il comitato organizzatore ha dichiarato che non è stato possibile chiarire le cause del decesso. «La cosa più inaccettabile è che gli accertamenti vengono fatti dalla stessa Federazione Italiana Sport Equestri, controllore e controllato sono le stesse persone» dice Sonny Richichi, Presidente di Italian Horse Protection, che conclude affermando che «gli episodi analoghi sono numerosi, il dubbio che ci sia un diretto collegamento tra gli allenamenti imposti ai cavalli e le morti sul campo di gara diventa un sospetto fondato, soprattutto in assenza di trasparenza». Un’altra morte che si aggiunge a quella di molti altri animali deceduti nelle diverse discipline.

Il 14 giugno, all’ippodromo di San Siro, in due diversi incidenti, perdono la vita i cavalli Mister Sha e Messico; uno muore a causa della pista preparata con superficialità e l’altro per colpa del fantino. Sono stati abbattuti senza alcuna pietà come spesso avviene in questi casi. È meno costoso ucciderli e sostituirli come si usa fare quando un oggetto non è più utile e diventa troppo ingombrante, piuttosto che curarli.
Lo stesso giorno, a Luhmühlen, in Germania, il cavallo Liberal si è accasciato davanti un ostacolo e per lui non c’è più stato nulla da fare. Gli organizzatori hanno parlato di «possibile rottura dell’aorta». Negli ultimi anni diversi cavalli (Hickstead, Cypriano, King Artus) sono deceduti per pura “coincidenza” a causa della stessa patologia.

Il 2 luglio a Siena, per il tradizionale Palio che annovera decine di cavalli morti e numerosi feriti nelle varie edizioni, tra i fantini sulla linea di partenza ritroviamo Jonathan Bartoletti, denunciato lo scorso anno per la morte del cavallo Mamuthones al Palio di Asti, dal quale è stato squalificato per 10 anni «per aver tenuto un comportamento gravemente imprudente, pericoloso ed inadeguato, poiché fiaccava e frustava violentemente il cavallo pur essendo il canapo ancora tirato». Gli organizzatori, anche in questa occasione, hanno mostrato di non rispettare gli animali anteponendo gli interessi economici e lucrativi agli animali.

Il 6 luglio, durante una manifestazione folkloristica-religiosa detta Ardia, che si svolge a Sedilo in Sardegna, è morto un cavallo a seguito di una caduta. Il percorso è molto rischioso e gli organizzatori non adottano mai nessuna misura di sicurezza per tutelare i cavalli e gli spettatori.

Durante la Giostra dell’Orso, il tradizionale appuntamento che si celebra a Pistoia il 25 luglio per San Jacopo, davanti a migliaia di spettatori, hanno perso la vita due purosangue, Oracle Force e Golden Storming, uccisi dai veterinari dopo la caduta. La pioggia e la pavimentazione viscida non hanno impedito lo svolgersi della manifestazione. Per la prima volta nella storia, dopo la loro morte, la corsa è stata fermata e il palio non è stato assegnato grazie alla raffica di denunce, tra queste un esposto della LAV, la quale ha richiesto anche accertamenti antidoping. La Giostra dell’Orso sarà sospesa almeno per un anno.

La decisione nasce da «motivi compassionevoli», ha sottolinea il sindaco di Pistoia in conferenza stampa dicendo che «la manifestazione, così com’è, non continuerà. Le numerose nuove normative introdotte non sono state sufficienti a garantire la sicurezza di cavalli e fantini. Occorre una riflessione seria e approfondita dell’intero consiglio comunale e di tutta la città».

«Andremo fino in fondo alla vicenda, sia legalmente che mediaticamente, ma è triste dover sempre agire dopo, quando sono morti esseri viventi, potendo invece, con un po’ di lungimiranza, mantenere le rievocazioni storiche senza mettere a rischio la vita dei cavalli» afferma Lorenzo Lombardi, copresidente regionale dei Verdi, già consigliere comunale e presidente della Commissione Ambiente del Comune di Pistoia. «Sono troppi i cavalli mandati a morire in questi “spettacoli”, che invece dovrebbero essere aboliti su tutto il territorio nazionale in quanto retaggio del passato. Non hanno alcuna logica, sono totalmente anacronistici ed in contrasto con il sempre più diffuso sentimento di rispetto degli animali. Società civile e istituzioni devono impegnarsi per bandire per sempre queste manifestazioni insanguinate», ha dichiarato Nadia Zurlo, responsabile nazionale LAV Settore Equidi.

A quante morti dobbiamo ancora assistere prima di veder abolite manifestazioni come i palii dove agli animali si “chiede” di sfidarsi all’ultimo sangue su tracciati urbani con fondo asfaltato o lastricato, caratterizzati da curve strette, presenza di spigoli e spesso su percorsi improvvisati o “rattoppati”? Sebbene l’uso di farmaci dopanti sia proibito, agli animali vengono somministrati vasodilatatori, antidolorifici o broncodilatatori che li rendono ingovernabili e pericolosi anche per fantini e pubblico. Almeno questa prassi potrebbe essere abolita da subito se venissero effettuati seriamente i controlli pre e post gara.

Se le piste non sono adatte alle corse dei cavalli perché le persone che le autorizzano non vengono accusate legalmente? Perché non bandire dai territori comunali queste manifestazioni anacronistiche?
L’unica risposta a tutte le domande possibili è che il business celato dietro la parola tradizione fa gola ai sindaci e ai commercianti complici delle “morti bianche” di cavalli, fantini e spettatori.

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