I giudici del tribunale del Riesame di Genova hanno stabilito che la cannabis light non può essere sequestrata «preventivamente» se non viene provato che il livello di Thc supera lo 0,5%. Si tratta della prima pronuncia dopo il caso sollevato dalla sentenza delle sezioni unite della Cassazione, che vietava la vendita di oli, resine e infiorescenze di cannabis light.

Per i giudici del Riesame, manca una norma che stabilisca quale sia la percentuale di principio attivo che rende un prodotto sostanza stupefacente a tutti gli effetti. La Cassazione ha stabilito che possano essere venduti prodotti contenenti cannabis ma privi di capacità drogante. Nel dubbio, il PM non può sequestrare la merce ma prelevare campioni da analizzare.

Ma facciamo un passo indietro, per la tossicologia forense, il principio attivo in questione, il THC, per avere efficacia drogante, deve superare il limite dello 0,5%. L’unico riferimento, al momento, è una circolare del ministero dell’Interno del 2018 secondo cui rientrano tra le sostante stupefacenti le infiorescenze che superano tale soglia; va da sé che al di sotto di tale limite, qualsiasi infiorescenza o derivato di cannabis sativa light non possa essere considerato sostanza stupefacente.

Evidentemente non è stato dello stesso avviso il PM di turno, che lunedì 3 giugno ha incaricato le Forze dell’Ordine di procedere con il sequestro integrale del negozio di Rapallo, nonché di tutta la merce esposta. Stiamo assistendo a una vera e propria caccia alle streghe, uno stretto giro di vite nei negozi di settore da Nord a Sud. La sentenza del Tribunale del Riesame di Genova, accenna un barlume di speranza per i commercianti che attualmente hanno a che fare con sequestri preventivi nei propri negozi.

Proprio oggi a Milano nei centri della Camera del lavoro, si sono ritrovati numerosi imprenditori del settore, in un incontro “A Raccolta” per la tutela delle attività.
 La notizia è stata accolta con entusiasmo dalla platea durante un workshop in ambito legale su Diritti e Stupefacenti.

È davvero consolante per me come professionista, quanto stabilito dal Riesame di un tribunale prestigioso come quello di Genova” ha dichiarato a caldo l’avvocato Zaina, che continua: “I giudici sembrano contestare ai PM la metodologia repentina e abnorme dei sequestri preventivi. Ho sempre sostenuto che al posto dei sequestri debba esservi una campionatura. Al di là dell’impatto mediatico della notizia sul settore, bisognerà adesso andare a leggere le motivazioni che hanno spinto i togati a procedere con il dissequestro“. E conclude: “Speriamo che questo possa diventare un precedente giuridico importante, seppur sia necessario continuare a rivolgersi ai tribunali del Riesame ogni qual volta ci si trovi di fronte a sequestri preventivi di questo genere“.





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