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Stokka & MadBuddy alias Tasters – #Bypass (recensione)

Stokka & MadBuddy alias Tasters - #Bypass (recensione)L’hip hop del nostro Paese ha finalmente scongiurato il pericolo di un Detox tutto italiano, ovvero un disco annunciato, mega-atteso ma rimandato ad libitum. È dall’estate 2008, periodo della pubblicazione del primo video, “Con me”, che si vocifera di Bypass, ai tempi ancora privo di hashtag twitteriano. In effetti, quattro anni di distanza dal singolo apripista alla pubblicazione dell’album sono un’eternità, un tempo utile per cambiarne impostazione mille e altre volte ancora. Stokka e MadBuddy si sono resi conto che i tempi fossero maturi e in pochi mesi hanno confezionato un lavoro che si è creato negli anni, e che del 2008 probabilmente mantiene ovuli di idee poi schiusi man mano che si acquistava consapevolezza, influenzati anche dall’avvento elettronico di Cookie Snap (Stokka) e Blessy (Buddy).

Diciamoci la verità: se questo #Bypass fosse uscito due-tre anni dopo Block Notes, non sarebbe stato digerito facilmente dai fan storici, abituati allora a sfondare impianti con “Nero Inferno”, “Occhi rossi” e “Ghettoblaster”; in tutto questo tempo i due palermitani ci hanno suggerito avvisaglie, tra compartecipazioni ed alter-ego futuristici, di un processo evolutivo, di una maturazione umana e musicale. Se in questi quattro anni si sono impelagati alla ricerca di una dimensione adulta, tra musica e liriche, ci sono ben riusciti: la risultante è, anzitutto, un lavoro maturo. Certo, l’esuberanza e l’istinto giovanili vivono ancora sui palchi calcati in tutta Italia, ma in studio hanno lasciato il campo alla fetta più cerebrale, sussurrata, soulful della loro sensibilità artistica, senza tralasciare la composta stigmatizzazione sul presente/futuro dell’hip hop italiano (Centouno) o del macrocosmo-società (Attraverso il vetro). Due ragazzi col berretto girato e il marker nelle mutande sono diventati adulti: un graduale e costante processo di crescita che ha settato il mood di #Bypass.

Solo chi ha la fame vera, non la mera brama di successo, riesce a rinnovarsi preservando intatto lo spirito originario. I Tasters sono venuti fuori da una realtà lontana dai centri nevralgici e ora possono contare tre dischi ufficiali, live shows in tutta Italia e l’appartenenza alla family più forte della penisola, la Unlimited Struggle. Niente male. E di spirito originario si può parlare apprezzando ancora una volta il suono classico di Stokka, che sfuma sinuoso nel soul e nell’elettronica e si bagna anche di piani Rhodes e strumentazioni; e che riecheggia, soprattutto, nello stile lirico dei due palermitani, diretto, pulito e senza arzigogoli. Flow, content e delivery: Stokka e Buddy hanno affinato sempre più queste caratteristiche, marciando omogenei su beats che sono il compromesso tra Blocknotes e il futuro. Se un tempo le underground hit del duo erano “Ghettoblaster” e “Nero inferno”, adesso sono la struggente “Linee” per una Palermo per un attimo abbandonata, “Nella casa” e “Quello che hai” con due eccellenti prove di Patrick Benifei e Ghemon. Ascoltarle di fila comprova l’eccezionale evoluzione, sempre coerente, del loro modus facendi.

Finalmente, #Bypass. Un disco fin troppo atteso, ma che ha saputo confermare un’hype devastante. Anche grazie ai featuring, completamente azzeccati: se Ensi, Clementino e Ghemon dimostrano di non aver sbagliato proprio nulla in questo 2012; nomi meno pesanti, ma altrettanto talentuosi come Tony Madonia, Big Joe e Johnny Marsiglia impreziosiscono un grande album. Speriamo di non dover aspettare il 2015 per un nuovo capitolo-Tasters, a questo punto…

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Nicola Pirozzi



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