africa rifugiati immigrazioneI popoli della valle dell’Omo, in Etiopia meridionale, forse fra breve non esisteranno più. Vivono o meglio vivevano di agricoltura e pastorizia, e si avvantaggiano delle piene del fiume che alimenta un territorio di grande bellezza.

Ma un progetto ambizioso e non del tutto chiaro sta mettendo a repentaglio la loro possibilità di sostenersi. E’ dagli anni ’70 che soffrono della perdita progressiva delle loro terre, prima a causa della recinzione di numerosi ettari adibiti a parchi naturali dove il turista può cacciare (ma a loro questa pratica atavica è interdetta), poi con l’affitto di vaste aree a società malesi che stanno impiantando palmeti per la produzione di biocarburanti.

Il disastro più grande però lo stiamo compiendo noi Italiani attraverso la società Salini, contractor di Impregilo, che nel 2006 ha messo in opera un progetto “vinto” senza gara d’appalto, in violazione delle severe leggi etiopi, che ha come scopo la produzione di energia idroelettrica (finanziamento italiano di 220 milioni di euro) e che sfrutta il forte dislivello del fiume il quale alimenta il lago Turkana in Kenia di cui è il maggior immissario.

Il lago, che dà sostentamento alle tribù di pescatori kenioti, purtroppo rischia di fare la fine del lago d’Aral in Russia il quale ha visto ridotta del 90% la portata d’acqua grazie ad un’operazione molto simile.

Il progetto prevede la costruzione di cinque dighe ed un tunnel per convogliare le acque. Le prime tre e il tunnel sono già state costruite ma quest’ultimo, inaugurato nel 2010 dal ministro Frattini, è crollato dopo 15 giorni dall’inaugurazione.

Le circa 200.00 persone a rischio sopravvivenza hanno saputo del loro destino, deciso anche dalla Banca Mondiale, con il sopraggiungere delle ruspe. Il governo etiope nel frattempo ha promulgato leggi ad hoc che impediscono a tutte le Ong di occuparsi del caso.

L’unica organizzazione a contrastare il probabile sterminio è Survival International che da sempre lotta a fianco delle popolazioni tribali; fornisce loro supporto legale e medico e produce prove indiscutibili circa i soprusi subiti, che vengono poi presentate alle Nazioni Unite. Leggendo gli articoli sul sito di Survival, si può comprendere sia la portata dell’operazione che il danno sulle popolazioni. Già nel 2010 si sono registrate morti per malnutrizione e, di fronte alle accuse mosse dall’organizzazione alla Salini, la stessa si è difesa lanciando accuse farneticanti contro chi, a suo dire, impedisce lo sviluppo di un’area depressa.

La verità è che l’affare è enorme, sia per chi ha accesso a un mare di finanziamenti sia per il governo locale che venderà a caro prezzo al Kenia l’energia prodotta.

Il destino delle popolazioni tribali della bassa valle dell’Omo è dunque segnato; i Kwegu che producono miele e lo usano come merce di scambio hanno visto distruggere i loro alveari dalle coltivazioni di canna da zucchero e ora dipendono dalla carità delle tribù limitrofe.

A maggio di quest’anno, di fronte al rifiuto delle genti Hamar alla svendita delle loro terre e conseguente deportazione in villaggi che danno l’idea di campi profughi, l’esercito ha sparato. Non ci è dato di sapere il numero delle vittime a causa della censura imposta dal governo, ma sappiamo che l’evacuazione forzata è stata accompagnata da pestaggi, arresti e stupri.

Pensare che se dovessimo fare una graduatoria della felicità i popoli tribali risulterebbero primi, distanziando di molto qualsiasi plurimiliardario occidentale. Forse la cattiveria dell’occidente è causata da invidia?

Non si spaventino comunque i razzisti, xenofobi con la paura del diverso. Costoro non riusciranno mai ad emigrare e ad invadere l’Italia. Semplicemente si estingueranno sul posto.





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