2014-06-02 04.47.03 pmGli Strain Hunters sono tornati! Nel 2008 abbiamo esplorato la jungla del Malawi per recuperare la genetica dell’originale Malawi Gold, nel 2009 ci siamo arrampicati su e giù dalle cime e valli dell’Himachal Pradesh, nell’India del nord, per documentare la produzione della più pregiata charas al mondo. E nel 2010 abbiamo deciso di continuare nella ricerca di hashish pregiati e delle genetiche “landrace” da cui deriva. Questa volta la destinazione è il Marocco.

La grande maggioranza dell’hashish prodotto al mondo viene da un’area montagnosa relativamente piccola situata nel nord del Marocco, il Rif. Le Nazioni Unite ritengono che la regione del Rif produca circa il 70% del totale della produzione mondiale di hashish.

Nei famosi coffeeshops olandesi l’hashish di provenienza marocchina è sempre stato uno dei prodotti più venduti, già dagli inizi dell’industria della cannabis tollerata negli anni ’70. Da Roma a Los Angeles, da Madrid a Città del Capo, in quasi tutte le grandi città dell’Africa, dell’America e persino in alcune località dell’Asia e dell’Oceania è possibile acquistare hashish di provenienza marocchina sul mercato nero.

La storia dell’hashish marocchino inizia circa 1200 anni fa, quando i mercanti arabi della via della seta introdussero la pianta di cannabis nel continente africano.

Fino agli anni ’60 la produzione di hashish era una realtà locale. Solo dopo il 1965 iniziò l’esportazione di hashish, che raggiunse il massimo del volume negli anni ’80, per poi stabilizzarsi attorno alla metà degli anni ’90 ai volumi attuali. Oggigiorno l’esportazione di hashish rappresenta il 30% del PIL del Marocco. Le ragioni storiche di questo fenomeno vanno cercate nella storia del popolo dei Berberi, gli abitanti del Rif, etnia a se stante, con poco in comune con le dinastie arabe millenarie della regione. I Berberi hanno sempre mantenuto la loro identità culturale e la loro indipendenza attraverso i secoli, aiutati dal carattere montagnoso, arido e impervio della loro terra. Ma durante le guerre d’indipendenza che il Marocco ha combattuto contro la Francia e la Spagna, i Berberi hanno sempre servito il re del Marocco, combattendo spietatamente e rendendo possibile la creazione dello stato indipendente del Marocco. In cambio dei servigi resi durante le guerre, Muhammad V, nonno dell’attuale re del Marocco, decise di concedere ai Berberi uno statuto indipendente, e grande autonomia di autogestione delle loro terre. La carta che sancisce l’indipendenza del Rif dalla corona marocchina è esposta ancora oggi in un museo a Rabat. Grazie a questa situazione, i Berberi svilupparono l’agricoltura della regione attorno ai pochi prodotti che era possibile coltivare con successo nell’arido clima delle montagne: fichi, ulivi e cannabis.


Negli anni ’60 la domanda mondiale per l’hashish prodotto in Marocco iniziò a crescere rapidamente, grazie alla diffusione del movimento hippy; i Berberi cominciarono a piantare sempre più cannabis e sempre meno fichi e ulivi, e sfruttando il cospicuo numero di emigranti che mettevano radici all’estero stesero le basi per il network di esportazione dell’hashish a livello mondiale. La produzione di hashish si trasformò rapidamente da fenomeno locale artigianale a produzione su larga scala, a livello quasi industrializzato. Intrigati da questa situazione, abbiamo deciso nella primavera del 2010 di attivare i nostri contatti e andare a dare un’occhiata di persona. Strain Hunters Marocco non era più soltanto un’idea, stava diventando un progetto reale, permettendo la continuazione delle nostre avventure alla ricerca delle “landrace” più speciali al mondo. Nel marzo 2010 finalmente ero riuscito a mettermi in contatto con un amico di vecchia data, un Europeo che vive nel Rif da più di 10 anni e che si dedica alla produzione di hashish. Quando mi vidi rivolto un invito a visitare le fattorie di produzione, non esitai: nei seguenti 3 mesi feci diversi viaggi esplorativi, prima da solo e poi con Arjan; era chiaro che sarebbe stato un documentario incredibile, con la possibilità di filmare luoghi e situazioni inedite, mai viste prima su video. Ed era chiaro che avremmo potuto recuperare semi della preziosa genetica autoctona marocchina, pianta semi-autofiorente molto rapida e bassa di statura.

Ai primi di giugno eravamo pronti, tutto era organizzato per iniziare le riprese. Erano necessari 2 viaggi per filmare tutto, e decidemmo di farne uno a luglio e uno a settembre. La ragione principale per fare 2 viaggi era che nelle zone più a sud del Rif le piante vengono raccolte tra luglio (genetica marocchina) e agosto, mentre nel nord del Rif, dove si coltivano genetiche miste (pachistane e afgane, importate negli anni ’90 e poi ancora tra il 2001 e il 2004), si raccoglie tra luglio e ottobre. Per capire e spiegare adeguatamente la situazione locale era necessario documentare sia la raccolta che la battitura dell’hashish, ed era necessario fare 2 viaggi.

Abbiamo avuto occasione di filmare sia le fattorie di produzione più organizzate che producono piante pakistane e afgane mischiate a genetiche locali, sia i contadini vecchio stampo in aree più remote. E abbiamo visto come l’area del Rif, relativamente piccola, possa produrre incredibili quantità di hashish. I Berberi sono motivati, e dedicano alla produzione di hashish la maggior parte del tempo, delle risorse e delle energie.

In Marocco le piante vengono raccolte e poi seccate in fasci, sui tetti delle case o in apposite aree coperte e ben ventilate. L’aria è secca e l’erba secca in fretta. Una volta secca, si attendono i mesi più freschi (da ottobre in poi) per la battitura. Le piante vengono battute su teli a maglia finissima.Alcuni usano tela da paracadute, altri seta, altri ancora, i più organizzati, hanno importato le bubble-bags olandesi o canadesi.

Il polline che deriva dalla battitura viene diviso in qualità e conservato in sacchi di plastica fino a quando non viene comprato. Una volta che l’ordine viene piazzato, il polline viene mischiato per ottenere la qualità desiderata, e poi ri-battuto e pressato in blocchi da 100 o 200 grammi. In
alcuni casi, per le qualità più pregiate, si preparano palline da 8-10 grammi pronte da ingoiare per i corrieri che trasportano fino a 1 kg nello stomaco.

L’hashish marocchino che si compra in giro per il mondo è delle qualità più diverse: dalle panette da 100 grammi sottili, dure, secche, di bassa qualità fino alla crema della prima battitura di genetiche pakistane, il prodotto più pregiato. Anche i prezzi variano, a seconda della qualità e quantità dell’ordine e a seconda della frequenza delle ordinazioni e della destinazione finale.

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L’hashish fatto da piante marocchine è di solito giallastro e secco. Il gusto è floreale, fruttato, leggero; l’effetto duraturo ma molto soave.

L’hashish fatto da genetiche pakistane o afgane è rossastro, molto più cremoso e forte, sia nel gusto che nell’effetto. Durante i nostri viaggi nel Rif abbiamo visto e capito che il ciclo della produzione dell’hashish costituisce l’unica vera fonte di guadagno delle popolazioni berbere delle montagne. I profitti della vendita dell’hashish mandano a scuola i bambini, creano stabilità sociale, aiutano i poveri a sopravvivere. Non si tratta di un ciclo di criminalità che toglie il denaro alla popolazione, si tratta di un’intera popolazione che basa la propria economia su questo prodotto mondialmente richiesto, che resta illegale fuori dalle montagne. Forse è proprio per questo che il governo del Marocco da un lato cerca di ridurre l’estensione delle aree coltivate a cannabis, usando fondi europei e americani, e dall’altro tollera e facilita la produzione e l’esportazione, che rappresentano quasi il 30% del prodotto interno lordo dell’intero paese.

Dopo aver completato la nostra missione ci siamo resi conto che il Marocco è un’altro dei tanti esempi di paesi in cui la cannabis rappresenta l’unico mezzo di sussistenza per le popolazioni più isolate, povere e arretrate. Per i meno fortunati, la cannabis é sinonimo di sviluppo e benessere.

Vogliamo ringraziare le genti del Rif, le nostre guide, e tutti coloro che ci hanno fatto sentire a casa. Senza la gente del Rif, non avremmo mai potuto realizzare questo meraviglioso progetto, che trovate gratis su www.strainhunters.com.

Franco (Green House Seed Co.)

 





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