Mentre il CBD è sulla bocca di tutti, a partire dai pazienti che lo utilizzano per le proprie patologie, passando per ricercatori ed aziende farmaceutiche, per arrivare ad imprenditori ed agricoltori, iniziano a livello internazionale i primi processi di regolazione della sostanza.

Alla fine dell’anno scorso la discussione sul cannabinoide all’Organizzazione Mondiale della Sanità si era conclusa con la raccomandazione che non fosse inserito nella lista delle sostanze controllate. Nuovi passi avanti sono stati fatti con l’approvazione dell’Epidiolex negli Stati Uniti, il primo farmaco a base di CBD prodotto dalla GW Pharmaceuticals che a fine anno dovrebbe arrivare anche in Europa.

E nel vecchio continente le cose iniziano a muoversi. La Gran Bretagna, dove ha sede la GW Pharmaceuticals, dal 2016 ha deciso che il CBD è da considerarsi un principio farmacologico, mettendo fine alla libera vendita visto che i produttori devono sottostare alle norme di ricerca e standard che regolano ogni medicinale in vendita.

Insomma, servono delle regole chiare e condivise, e questo spiega cosa sta succedendo in Spagna in questi giorni. A livello legislativo in Europa, per quanto riguarda gli integratori alimentari, vige la direttiva 2002/46/CE del Parlamento Europeo, la quale sancisce che gli integratori alimentari debbano rispettare le direttrici del EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), per garantire la sicurezza del prodotto destinato al consumo umano.

Il problema è che ad oggi il CBD in Europa non è ancora stato registrato nel catalogo dei Novel food, e quindi, in assenza di norme condivise, il consumo umano non può essere autorizzato. Per questo motivo la AECOSAN, l’agenzia spagnola che si occupa della sicurezza alimentare, ha decretato che tutti i prodotti a base di CBD destinati al consumo umano vengano ritirati dal commercio, avvertendo con una lettera tutti i grandi produttori spagnoli mentre la polizia ha iniziato ad effettuare i primi sequestri.

Poco tempo fa in California era successa la stessa cosa: il Dipartimento della sanità pubblica ha rilasciato in silenzio una scheda, affermando che il CBD in qualsiasi prodotto alimentare ad uso umano o animale è vietato nello Stato, perché la canapa industriale, da cui viene in larga parte estratto il cannabinoide, non è riconosciuta come sicura per il consumo negli alimenti, facendo riferimento al Controlled Substance Act del 1970 e alla posizione della FDA.

Il problema e la soluzione, sta tutta nell’etichetta: essendo che non è autorizzato il consumo umano di questo tipo di prodotti, in Italia chi lo vende non può scrivere né che si utilizza per scopi medici, né che è adatto per l’ingestione, motivo per cui molti ne indicano come unico utilizzo quello esterno, come fosse un prodotto cosmetico.

Il prossimo passo sarà probabilmente la registrazione in Europa del CBD come Novel Food, e cioè tutti quegli alimenti che non sono stati consumati in misura significativa dagli esseri umani nell’UE prima del 15 maggio 1987. Esempi di nuovi alimenti sono estratti da alimenti esistenti, prodotti agricoli provenienti da paesi terzi o alimenti derivati da nuovi processi produttivi. I principi sottostanti nell’Unione europea sono che i nuovi prodotti alimentari devono essere: sicuri per i consumatori e correttamente etichettati, in modo da non fuorviare i consumatori.

Secondo i media spagnoli la stretta in Spagna sarebbe arrivata a causa di una direttiva dell’EFSA, l’ente europeo per la sicurezza alimentare. Noi di Dolce Vita li abbiamo contattati e ci hanno risposto che loro sono solo un organismo scientifico, che le direttive vengono poi emanate a livello europeo o dal singolo Stato.

Attualmente, spiegano dall’EFSA, ci sono due menzioni sulla CBD come “Novel Food” nel Catalogo dei nuovi prodotti alimentari della Commissione europea.
Entrambe le voci forniscono informazioni e sottolineano la soglia dello 0,2% per il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) nella Cannabis.

E poi c’è la pratica di un’azienda ceca che ha presentato una domanda per l’uso di cannabidiolo come Novel food. La Commissione europea verifica la validità della domanda prima di interpellare l’EFSA che avrà 9 mesi di tempo per la valutazione della sicurezza.





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