Affrontare la correlazione tra droga e carcere richiede imprescindibilmente di considerare il rapporto che la società ha con le tossicodipendenze, in tutte le forme, lecite e non. Questo implica uno sforzo di coscienza e di onestà non indifferente.

La società civile tollera, consente e a volte incentiva per una serie di ragioni, alcune forme di dipendenza e ne condanna altre, rendendole reato penale e seppellendo, come polvere sotto il tappeto, gli effetti e le conseguenze nelle patrie galere, con il risultato di rimandare il problema alla prossima legislatura oppure al momento in cui esplode con una dirompenza tale che non lo si può più ignorare.

Immaginatevi se l’alcol e le benzodiazepine fossero vietati per legge, quanto e quale impatto potrebbe avere sull’attuale sistema carcerario, oltre che sociale.

Immaginatevi, di controcanto, quale sarebbero gli effetti di un diverso approccio nel trattare l’uso, che il proibizionismo non ha certo limitato, delle droghe vietate.

Chi decide, per motivi diversi e complessi, di usare le droghe illegali è in una condizione tale che non pensa alle conseguenze psicofisiche di questa scelta, figuriamoci se ne considera le conseguenze legali.

Il sistema penitenziario fa a pieno titolo parte dell’apparato statale, ne è la frontiera estrema, fragile e spesso dimenticata, ergo l’anello più debole della catena.

Dobbiamo avere l’umiltà di affrontare anche i problemi che crediamo non ci riguardino, perché sono proprio le posizioni di ipotetico o temporaneo privilegio che ci rendono in grado di affrontare le cose prima che sia troppo tardi. Cosa che vale per i singoli e anche per la società.

Finché il carcere sarà quel cassonetto per rifiuti umani dove la società seppellisce coloro che non riescono a uniformarsi a regole di volta in volta diverse e a seconda dei tempi e delle convenienze, spesso anche contrapposte, non possiamo anelare a quell’evoluzione che ci può salvare.

Questo in linea generale. Nel particolare, se venissero affrontate le ragioni dell’uso e dell’abuso scomparirebbero anche gli effetti (e i costi, tutti i costi, economici e umani) di una debolezza del genere. Cosa ci descrive meglio se non i nostri desideri, che spesso altro non sono che lo specchio delle nostre debolezze?

Non lasciamo che sia l’eroismo di pochi operatori a caricarsi sulle spalle le conseguenze di scelte che dovrebbero essere evitate a monte, proviamo ad affrontare i motivi e smettiamola di limitarci a nasconderne le cause.





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