Antiproibizionismo

Smontiamo punto per punto il “manifesto contro la droga” di Fratelli D’Italia


Fratelli d’Italia (di cui recentemente abbiamo denunciato un suo esponente) ha pubblicato un manifesto contro la droga in 10 punti, con un titolo sobrio: “Liberi dalla droga mai schiavi”. Avevamo pensato di lasciarlo perdere, perché a leggerlo fa già ridere così. Ma poi abbiamo deciso di analizzarlo punto per punto, per mostrare per l’ennesima volta la differenza che c’è tra uno slogan trito e ritrito – che punta a far presa sulla pancia dei cittadini – e delle politiche serie sugli stupefacenti favorite da ragionamenti sul merito delle questioni, su ciò che sta accadendo nel mondo e in base a cosa ci dice la scienza.

1. Le droghe fanno tutte male
Si parte con il botto: e cioè con la classica frase che va bene per tutte le stagioni, va bene per spaventare i bambini, e che però è una bugia, o meglio, una semplificazione eccessiva. Innanzitutto ci si dovrebbe mettere d’accordo una volta per tutte sul significato della parola droghe. Se si intende, come si dovrebbe, sostanze atte ad alterare il nostro sistema psicofisico, allora possiamo dire che un abuso di droghe fa sempre male, ma che le droghe sono profondamente diverse tra loro. Ad esempio nella loro possibilità di causare la morte, e qui c’è una grande differenza tra le principali droghe di uso comune, come la nicotina e l’alcol, legali, e la cannabis, illegale. Le prime due uccidono: l’alcol causa più di 40mila morti l’anno in Italia, e il fumo di tabacco più di 70mila. La cannabis non ha mai ucciso nessuno nella storia. Non solo la cannabis non uccide, ma serve a trattare decine di patologie, alcune molto gravi e invalidanti e quindi non solo non fa male, in questo caso, ma fa bene, e molto.

2 Si (senza accento) alla cultura della vita contro la cultura dello sballo e della morte
Siamo sempre nel regno delle frasi fatte buone per far presa su chi di sostanze non ha mai sentito parlare, ma che in un dibattito pubblico dovrebbero far vergognare chi le pronuncia. E basta ripetere il discorso sopra: non sappiamo con questa frase a quali sostanze si vogliano riferire, ma nel parlare di cultura dello sballo e della morte, la cannabis proprio non c’entra. Forse si riferivano all’alcol!

3. La legalizzazione aumenta le dipendenze patologiche e non sconfigge la mafia
Qui siamo al surreale. Parole in libertà senza uno straccio di prova scientifica. Ad oggi, quando ormai il Canada e l’Uruguay hanno legalizzato la cannabis, e in America sono oltre 30 gli stati ad avere legalizzato quella medica e quasi 20 quella ricreativa, non è stato pubblicato un singolo studio scientifico che dica che la legalizzazione della cannabis faccia aumentare le dipendenze patologiche. Nemmeno uno. Però ci sono decine di studi che mostrano come con la legalizzazione cali il consumo di cannabis, di alcol e di farmaci. Non solo: diversi studi mostrano ad esempio che dove è stata legalizzata la cannabis medica, in Usa le morti per overdose da oppiacei calano fino al 35%.
Sul fatto che non si sconfigga la mafia ci viene da sorridere, anche perché nessun antiproibizionista ha mai sostenuto che la legalizzazione della cannabis possa sconfiggere la mafia. Quello che noi, così come altre realtà, spieghiamo da tempo, con dati suffragati ad esempio dalle ultime ricerche dell’Università di Messina in una posizione che, uno su tutti, è sostenuta dal procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, è che la legalizzazione porterebbe un duro colpo agli affari della criminalità organizzata che oggi in Italia ha il monopolio sulla produzione e vendita di cannabis. Sarebbero oltre 10 miliardi di euro l’anno che verrebbero tolti ai criminali per essere restituiti a Stato e cittadini.

4. Diritto alla cura e libertà di scelta
Questo punto probabilmente l’hanno inserito per sbaglio, si devono essere confusi, dal momento che di recente l’Onu ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della Cannabis.

5. Potenziamento sistema integrato di servizi pubblico-privato per prevenzione, cura, reinserimento socio-lavorativo
Anche questo punto devono averlo inserito per sbaglio, visto che si tratta dell’approccio opposto alla proibizione, e cioè quello della riduzione del danno per chi fa uso di sostanze. Però la prevenzione si fa con la corretta informazione su cosa siano le sostanze e quali effetti causino in chi le assume, non con frasi fatte che servono solo a guadagnare consenso.

6. Più risorse per attività di contrasto alle forze dell’ordine
Qui bisogna chiarire un punto: nessuno è contrario a dare più risorse alle forze dell’ordine, a patto di chiarire come utilizzarli, ma sono le stesse forze dell’ordine che sono stufe di arrestare chi semplicemente consuma cannabis. Basta ricordare i 2,5 milioni di euro spesi per volontà di Salvini nell’operazione “scuole sicure” in cui oltre 2mila agenti per operazioni di controllo fuori e dentro gli istituti superiori hanno portato al sequestro di 5 chilogrammi di cannabis e hashish su tutto il territorio nazionale. Ogni grammo requisito è costato allo Stato 500 euro. Non solo, perché è evidente che questo è un approccio che punta sulla repressione, invece che sull’educazione.
Quello che è ormai evidente, è che la guerra alla droga, lanciata come impostazione da Nixon nell’America degli anni ’70, ha completamente fallito perché si basa su un approccio sbagliato. In 50 anni di guerra alla droga nessuno degli obiettivi preposti è stato raggiunto: aumentano i consumi, diminuiscono la qualità delle sostanze, e i tribunali e le carceri sono sovraffollati di semplici consumatori, mentre i grandi gruppi criminali fanno affari indisturbati. Bisogna cambiare paradigma e seguire la strada di Portogallo e degli Usa, che stanno implementando da un lato le legalizzazioni o le depenalizzazioni del consumo, e dall’altro mettono in pratica una corretta informazione e strategie per la riduzione del danno, con ottimi risultati.

7. Certezza della pena per chi spaccia e rimpatrio degli spacciatori stranieri
La certezza della pena per chi spaccia c’è già: il problema è che si arrestano solo i consumatori o i piccoli spacciatori. Sul rimpatrio degli spacciatori stranieri stendiamo un velo pietoso: in Italia ci sono già meccanismi che prevedono il rimpatrio delle persone che non hanno il diritto di vivere nel nostro Paese.

8. Chiusura cannabis shop
Qui si rivela qual è il vero intento di questo manifesto, e cioè la volontà di Fratelli D’Italia di intestarsi una battaglia che era stata della Lega e di Salvini in particolare. E quindi si prende il refrain della chiusura dei canapa shop (Salvini aveva annunciato che li avrebbe chiusi tutti quando era ministro dell’Interno, senza riuscirci), per superare la Lega a destra e intestarsi la battaglia. Quello che forse non hanno capito, è che i canapa shop sono negozi del tutto legali, aperti con tutti i permessi burocratici che un’attività commerciale richiede e che soprattutto vengono aperti anche da persone che sono di destra e che non riescono a spiegarsi come mai debbano essere perseguitati dalla politica che non dà risposte in tema economico nel momento di una crisi epocale, ma pretende anche di chiudere le attività economiche legali aperte con grandi sacrifici.

9. Si (senza accento) uso medico per gravi patologie
Qui siamo ai livelli massimi, e cioè quelli in cui la politica si sostituisce ai medici. La cannabis oggi viene utilizzata in medicina per trattare decine di patologie, alcune gravissime e altre meno. L’unica cosa sicura è che non sarà certo la Meloni a decidere per quali patologie debba essere utilizzata, preferiamo lasciare la parola ai medici che da anni studiano e prescrivono la cannabis in medicina.

10. Promozione campagna di prevenzione nazionale contro la droga e promozione di stili di vita sani
Niente in contrario, a patto che le campagne di prevenzione siano oneste e fatte bene, nell’interesse dei cittadini e non per spaventarli. Sulla promozione degli stili di vita sani, noi da anni siamo in prima linea, ma dubitiamo che sia una priorità della nostra politica.

Una nota finale: Giorgia Meloni e company, sono al corrente di esser finanziati da una multinazionale della cannabis? Se si, per coerenza, dovrebbero per lo meno restituire questi soldi e soprattutto non accettarne più da un settore che tanto cercano di ostacolare.





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