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Lo smart working può essere il motore per cambiare la nostra società

Lo smart working può essere il motore per cambiare la nostra società

Un anno e mezzo di pandemia sembra aver consolidato il ruolo dello smart working come necessaria ed inevitabile evoluzione del settore lavorativo futuro. Ma una trasformazione così radicale sarà portatrice di nuove sfide e problematiche che richiederanno sforzi e attenzioni di cui forse non ci si è ancora resi conto. Se da un lato è vero che le modalità di lavoro da remoto presentano innegabili vantaggi per lavoratori, datori e persino da un punto di vista ambientale, altrettanto innegabili sono le criticità legate a un cambiamento di tale portata, non necessariamente legate alle sole modalità lavorative, ma anche ad aspetti relativi ad ogni aspetto della società attuale.

In primis, il lavoro da remoto è destinato ad influenzare ampliamente l’assetto architettonico delle città nei prossimi anni. Il passaggio da modalità lavorative tradizionali a modalità prettamente online porterebbe a una riduzione degli spazi cittadini designati come uffici, verosimilmente richiedendo invece lo sviluppo di spazi più riservati all’interno delle abitazioni private per poter delimitare una divisione più netta tra gli ambienti destinati alla vita familiare e quelli alla vita lavorativa. Principale effetto collaterale di questa evoluzione sarebbe inoltre una sostanziale riduzione delle emissioni derivanti da mezzi privati e pubblici, la cui utilità sarebbe chiaramente relegata ad un ruolo marginale.

Ma quali potrebbero essere i costi di un tale cambio di direzione? Se è vero che un’applicazione diffusa dello smart working potrebbe favorire lo sviluppo economico di città più piccole e permetterebbe, dunque, ai lavoratori di usufruire di un costo della vita inferiore, nelle grandi città settori quali la ristorazione e il commercio sarebbero soggetti a perdite importanti, rischiando di intaccare il settore lavorativo che proprio dal lavoro in remoto dovrebbe risultare avvantaggiato. Rilevanti criticità sono state avanzate anche nell’ambito delle relazioni sociali. Quali saranno gli effetti di una fusione dell’aspetto lavorativo e familiare? Le opinioni sono varie. Alcuni sostengono che un’adozione di modalità per la maggior parte online potrebbe tradursi in un maggior equilibrio tra la vita professionale e l’ambito sociale e familiare, con il rischio che il lavoratore venga però escluso dalle strutture di sostegno ufficiali e non di cui si avvale generalmente la comunità del lavoro. Un aspetto altrettanto preoccupante riguarda poi gli orari lavorativi e all’assenza di una vera normativa relativa al diritto alla disconnessione. In Italia, ad esempio, il diritto alla disconnessione è regolato dalla legge 81/2017, che ne rimette però la definizione alla negoziazione individuale, lasciando la porta aperta ad abusi ed iniquità nei confronti dei lavoratori.

Se dunque è importante intavolare una dovuta discussione sul futuro del settore lavorativo, particolarmente in paesi come l’Italia, dove il mercato lavorativo è stagnante da anni, sarà comunque necessario soffermarsi sulle sfide che potrebbero sorgere in nome di un progresso tanto necessario quanto rischioso. Se è vero che lo smart working risulterebbe utile se non fondamentale in alcuni settori e per alcune comunità, la sua adozione dovrà essere necessariamente preceduta da una pianificazione attenta di modalità di applicazione che non diventino veicolo di abusi a scapito dei lavoratori.

TG DV


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