CARCERI

Fratelli, rieccomi di nuovo “al fronte”, per un tempo indeterminato, allo stato attuale, vi scriverò da “oltre il cancello”. In cinque anni, dopo l’inutile indulto (inutile da un punto di vista strutturale) il sistema è di nuovo al collasso. Le galere scoppiano e non funzionano. Ogni persona è una storia di disperazione, e tanti erano solo “coltivatori diretti” a scopo personale, castigati dalla nuova legge che li equipara ai narcos colombiani.

Angelo e Fabio (due fratelli) hanno preso sei anni e otto mesi per due chili autoprodotti di canapa nazionale che, una volta “mondata”, risultò essere quattro etti. Le condizioni di vita sono incredibili, sei persone in cubicoli da due, grandi quattro metri per due, brande sovrapposte fino a tre per volta, tentativi di suicidio all’ordine del giorno, agenti penitenziari costantemente sotto stress… Detenuti stranieri abbandonati al loro destino, ore d’aria ridotte a venti minuti al giorno per ragioni di sovrappopolamento del cortile… insomma un disastro che in questi mesi vi dettaglierò.

Per il momento mi fermo qui, Fratelli, e vi abbraccio forte, in quanto ora avrei bisogno dell’abbraccio di tutti voi. Mandatemi francobolli e pregate per me.





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