Si chiama Nanny State Index 2018 la ricerca che si è incaricata di stilare una classifica degli stati europei, in base al contesto legislativo che ciascuno di essi adotta, in merito ai prodotti alternativi al fumo tradizionale di tabacco.

Christopher Snowdon, capo della Lifestyle Economics at the Institute of Economic Affairs (IEA) di Londra e autore della ricerca in questione, parte da un assunto molto semplice: «Le leggi che scoraggiano l’uso della sigaretta elettronica non solo restringono la libertà personale, ma sono anche una minaccia per la salute».

L’autore afferma che all’interno dell’Europa ci sono significative differenze nella regolazione e tassazione riguardanti la sigaretta elettronica, sottolineando come la tendenza generale sia però quella di penalizzarne l’uso facendo ricorso a divieti e innalzamento dei prezzi. Trenta sono gli stati sotto esame: ventotto facenti parti dell’Unione Europea, più Norvegia e Svizzera. Tre invece sono i prodotti considerati:

– La sigaretta elettronica
– Lo snus, ossia piccole bustine di tabacco da mettere sotto la lingua per permettere l’assorbimento di nicotina
– Heat-not-burn (Iqos, Glo, Ploom), ovvero le nuove tecnologie a base di tabacco che escludono la combustione e sembrano essere comunque meno dannose del fumo tradizionale

Secondo Snowdon, queste alternative a rischio ridotto sono validi sostituti delle sigarette, ma solo se i governi ne consentono l’accesso.
La ricerca dunque ha come focus proprio gli ostacoli che i consumatori devono fronteggiare nell’utilizzo dei sopracitati prodotti (divieto di pubblicità, divieto di vendita, tasse, etc.) ricordandoci, nell’introduzione, le parole di Clive Bates, direttore di Action on Smoking and Health: «Se regoli troppo una nuova alternativa semplicemente proteggi il peggiore prodotto nella competizione». L’idea è che gli Stati che adottano una regolamentazione troppo rigida riguardante i tre prodotti presi in esame, non fanno altro che favorire la permanenza sul mercato e il consumo delle sigarette tradizionali.

Per stilare la classifica, l’autore prende in esame sette categorie (le prime cinque riguardanti la sigaretta elettronica):

– Tassazione
– Uso indoor
– Vendita transfrontaliera
– Pubblicità
– Divieto di vendita di prodotti specifici
-Disponibilità sul mercato di snus
– Heat-not-burn

L’Italia, nella classifica generale, occupa un triste ventunesimo posto, dopo la Slovenia e subito prima di Cipro. Leggiamo nel capitolo dedicato alla nostra nazione: «In Italia lo svapo è sotto attacco da anni. È stato il primo paese europeo a tassare i liquidi per sigaretta elettronica nel 2014, dopo una perdita di entrate monetarie derivanti dal tabacco». Inoltre, la nostra tassazione sui liquidi è, insieme a Svizzera (ventisettesimo posto) e Portogallo (ventiseiesimo), tra le più alte in Europa.

Dalla ricerca si evince inoltre che siamo l’unico paese ad aver messo sotto regime di monopolio la sigaretta elettronica. Tutti questi fattori portano, secondo l’autore, alla conclusione che: «L’unico interesse che il governo ha sui prodotti alternativi al fumo è economico».

L’ultimo posto della classifica è invece occupato dalla Finlandia, dove la sigaretta elettronica è divenuta legale solo nel maggio del 2016. Qui, come d’altronde in Ungheria (ventinovesimo posto della classifica) è consentita solo la vendita di liquidi insapori o all’aroma di tabacco. Una limitazione, quest’ultima, che restringe di molto la possibilità di scelta del consumatore finale.

Nella parte alta della classifica troviamo invece al secondo posto, pari merito, quattro nazioni: Repubblica Ceca, Germania, Olanda e Inghilterra. Sono governi questi che non prevedono una tassazione specifica per la sigaretta elettronica, non ne limitano l’uso (il divieto è spesso imposto solo sui mezzi di trasporto, a scuola e negli ospedali) e consentono la vendita online e l’importazione di prodotti esteri. Il risultato è che in alcuni di questi Stati, come per esempio l’Inghilterra, si è registrata una diminuzione di consumatori di sigarette tradizionali.

Il primo posto della classifica appartiene alla Svezia. Differenti sono i motivi che vengono indicati. Per prima cosa, ancora nessuna tassazione specifica per lo svapo è in vigore, sebbene sembra che sia prevista per luglio del 2018. Non esiste un divieto sull’utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici e ai cittadini svedesi è consentito acquistare prodotti dall’estero. Ciò che però fa davvero la differenza, ai fini della classifica, è che questo è l’unico governo europeo tra tutti quelli presi in esame dove lo snus è legale. Questo metodo, considerato dalla ricerca un fattore positivo ai fini dell’analisi, gioca ovviamente a favore della Svezia, proiettandola a pieno titolo nella parte più alta della classifica.

Un caso particolare è rappresentato dalla Norvegia (ventottesimo posto). Sebbene occupi uno degli ultimi posti della classifica, questo Stato presenta una bassa percentuale di fumatori tra i giovani (circa il 3% per gli under 25). Lo svapo qui è diventato legale solo nel dicembre del 2016 e, in ogni caso, resta vietato l’utilizzo della sigaretta elettronica laddove sia vietato fumare. Quello che ha davvero fatto la differenza è la presenza sul mercato dello snus. Non essendo la Norvegia uno stato membro dell’Unione Europea, tale metodo risulta legale e ha fatto si che dal 2009 a oggi, il tasso dei fumatori sia diminuito dal 21% al 11%. La transizione da sigarette a snus ha fatto si che il vaping non diventasse una priorità.

Ciò che davvero pesa all’Italia è una tassazione opprimente che ha raddoppiato i prezzi da un giorno all’altro. La salute pubblica pare essere un mero fattore economico e sembra che sia stata scelta la soluzione più remunerativa (scoraggiare l’uso delle sigarette elettroniche per recuperare le entrate derivanti dal tabacco), ma più dannosa per i cittadini.

FONTE: Nanny State Index 2018: www.iea.org.uk/themencode-pdf-viewer-sc/?file=/wp-content/uploads/2018/05/IEA_Nanny_state_index_2018_final-approval.pdf&settings=111111011&lang=en-GB#page=&zoom=75&pagemode=





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