Se da una parte non è mai bello parlare di sé, dall’altra non possiamo fare a meno di scrivere questo articolo perché crediamo che sia giusto denunciare il comportamento scorretto di una multinazionale che influisce profondamente sulla vita di tutti noi.

Partiamo pure dal fatto che stiamo parlando di un’azienda privata, che quindi ha tutto il diritto di stabilire le norme per regolare i comportamenti delle persone e delle società che decidono di aderire ai suoi servizi, usufruendo dei video o, come nel nostro caso, creando contenuti che vengono poi caricati sulla piattaforma per essere diffusi.

Il primo problema, però, è che queste regole dovrebbero essere chiare e uguali per tutti, se no c’è un grosso rischio. Il secondo problema riguarda invece invece un altro aspetto, che è quello della libertà d’espressione, che nel nostro Paese è sancita direttamente dalla Costituzione. E qui nasce quello che è poi il nodo della questione: un’azienda (per quanto grande e internazionale) che lavora nel nostro Paese e paga le tasse (pochissime e solo dopo le sentenze in Tribunale) sempre nel nostro Paese, deve o non deve sottostare alle leggi del Paese che appunto ne ospita l’attività? La domanda è solo questa. E ci viene spontanea visto che siamo appena stati “ammoniti” senza che nessuno ci spiegasse perché, con la minaccia che, alla prossima ammonizione, il nostro canale sarà chiuso. Fine. Anni di lavoro, di contenuti, di informazione, cancellati con un click senza avere una motivazione valida. Non solo: perché per una settimana il nostro account è stato completamente bloccato e non possiamo caricare nessun nuovo contenuto.

A parte il fatto che noi le ammonizioni le avevamo viste comminare solo nelle partire di calcio, e questa storia è tutto fuorché un gioco, siamo rimasti basiti. Anche perché non abbiamo fatto altro che pubblicare il trailer di un documentario sulla canapa, inserendo poi nella descrizione il link dell’azienda che l’ha creato, che poi è anche un’azienda che produce e vende cannabis light.

Sappiamo bene che le policy dei vari social network come Facebook e Instagram, così come Facebook, non accettano contenuti sponsorizzati relativi alla canapa, nemmeno ai prodotti completamente legali nel nostro Paese, perché configgono con le norme “antidroga” della varie piattaforme. Ma, a parte l’ipocrisia di lasciare la possibilità di condividere i contenuti “normali” e di impedire quelli a pagamento, questa non può essere la risposta, anche perché noi non abbiamo proposto la vendita o la sponsorizzazione di nulla. Abbiamo solo inserito un link perché ci sembrava doveroso segnalare la provenienza del contenuto.

Non è la prima volta che abbiamo problemi con YouTube: era il 2018 quando il nostro canale video è stato prima disattivato e poi riattivato senza che nessuno, nemmeno quella volta, si degnasse di darci una spiegazione. E di recente non è certo passato inosservato il fatto che la piattaforma abbia deliberatamente chiuso il canale di Byoblu, la fonte alternativa di informazione più seguita in Italia.

E non vogliamo certo piagnucolare: se YouTube chiuderà il nostro canale ce ne faremo una ragione e utilizzeremo altri mezzi. Ma il punto è un altro. Dov’è lo stato di diritto se una multinazionale straniera può lavorare nel nostro Paese, senza pagare le tasse, facendo profitti milionari e decidendo deliberatamente di chiudere i canali di informazione alternativa, senza che sia stata violata nessuna norma? Chi garantisce il rispetto delle libertà fondamentali nel nostro Paese?





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