Salute & Società

Siamo pronti ad abolire la caccia?

In passato la caccia ha rappresentato una fonte di sostentamento, ma oggi non è più così. Oggi è un “divertimento” violento e pericoloso che fa molto male alla natura e alle persone

Foto di un cacciatore che mira il cielo con il suo fucile

Sono passati 30 anni dall’ultimo referendum contro la caccia in Italia. Era il 1990, ma per assenza di quorum, il 92 percento dei favorevoli all’abolizione non videro concretizzarsi le conseguenze del proprio voto. Da allora, di abolizione non si è parlato quasi più fin quando qualche mese fa, piuttosto in sordina e senza l’appoggio delle associazioni ambientaliste e animaliste più accreditate come ENPA, LAV e LIPU che oltre a lamentare un mancato coinvolgimento hanno espresso dubbi sulla sostenibilità dell’iniziativa, due Comitati, “Ora rispetto per tutti gli animali” e “Sì aboliamo la caccia”, hanno lanciato una raccolta firme per riportare gli italiani alle urne e riscrivere parte della legge 157 del 1992. Nel mentre il numero dei cacciatori, calcolato in base al numero reale dei tesserini venatori regionali richiesti, è sceso a mezzo milione al massimo da Nord a Sud mentre, grazie a una ritrovata sensibilità verso l’ambiente, si è alzata l’età media di chi sceglie di imbracciare un fucile per uccidere gli animali selvatici per cibo o attività ricreative. Ma, come diceva il filosofo greco Pitagora, «fintanto che l’uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos’è la salute e non troverà mai la vera pace». Ne abbiamo parlato con David Zanforlin, avvocato del Comitato “Sì aboliamo la caccia” e componente del Direttivo.

Rispetto a quello per la cannabis e a quello per l’eutanasia, questo referendum sembra aver goduto di minore visibilità. Perché secondo voi, sempre che siate d’accordo.
La domanda è da porre ai media televisivi, radiofonici, o della carta stampata che siano: solo è curioso (e sconcertante) che il tema che interessa l’ottanta per cento degli italiani, quello della abolizione della caccia, non sia stato considerato dalla grande informazione: e questo dà da pensare, molto.

Perché le grandi associazioni ambientaliste questa volta non hanno fatto sentire la loro voce?
Prima il Comitato Referendum Si Aboliamo la Caccia è stato criticato e denigrato, da chi forse non aveva nemmeno letto il testo della nostra proposta referendaria. Poi ci hanno snobbato, perché a dire loro… non erano state interessate a sufficienza, circostanza peraltro non vera. Sembrano delle ex dive che fanno un po’ i capricci. Ma la domanda da porsi è perché non si sono interessate attivamente? Sembra che il primo degli interessi statutari, quello cioè della tutela degli animali, sia invece secondario. 

La legge viete per dieci anni di sparare nelle Regioni colpite da incendi. Eppure nonostante le fiamme della scorsa estate in Sardegna, solo per dirne una, la caccia è ripresa regolarmente. Com’è possibile che questo avvenga?
Non solo in Sardegna, ma anche in Calabria: ricordiamo che nell’agosto di questo anno l’Aspromonte ha perso, in un uno solo dei tanti incendi patiti da questa regione, un’area boschiva di cinquemilaquattrocento ettari, ma ciononostante gli Amministratori pubblici non hanno avuto nemmeno un dubbio sull’apertura della caccia che è stata autorizzata come al solito.

I cittadini favorevoli alla caccia dicono che questa ha una funzione sociale nel regolare la popolazione di animali selvatici. È così?
Per lo più è vero il contrario, ed è necessario sentire le parole degli esperti sul punto: per fare un esempio la presenza dei cinghiali in città è dovuta al fatto che nelle aree metropolitane non vengono cacciati e paradossalmente sono più sicuri a muoversi in mezzo alle auto che non in un bosco, dove il 98% del branco viene sterminato ogni anno secondo le disposizioni dei piani di abbattimento delle regioni. È naturale che scelgano zone dove hanno maggiore probabilità di sopravvivere. A ciò si deve aggiungere il meccanismo di riproduzione dei cinghiali: molto sinteticamente la Natura fa si che più ne vengono abbattuti e più diventino prolifici. Dovremmo imparare molto di più dalla Natura e meno dalle elucubrazioni, troppe volte estremamente semplici, dei nostri connazionali.

Cosa accadrebbe se la caccia fosse davvero abolita in Italia?
Che la Natura riequilibrerebbe pacificamente in pochi anni la convivenza fra l’Uomo e gli Animali. 

N.B. Qualora la Consulta dovesse effettivamente validare almeno 500mila delle firma raccolte e giudicare il quesito ammissibile dal punto di vista costituzionale, non ci saranno ostacoli per l’indizione del referendum che gli organizzatori auspicano già per il prossimo aprile.

a cura di Mena Toscano
Giornalista underground dal 1999

 





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