2014-11-05 02.06.46 pmPerché l’Italia va così male? perché non c’è mai niente che funziona e ogni cosa – spedire una raccomandata, trovare parcheggio, fare carriera – è così difficile, faticoso, sfibrante? perché i mediocri e i raccomandati sono sempre un palmo avanti? perché la scuola fa schifo e nessuno se ne preoccupa? perché pagano le tasse soltanto quelli che sono obbligati a farlo? Le domande che quotidianamente ci facciamo senza trovare risposta basterebbero a riempire un libro, e il paesaggio che ne esce è davvero sconfortante.

2014-11-05 02.07.04 pmPiù di duecento anni fa la Rivoluzione francese rovesciò l’ancien régime, cioè la società aristocratica fondata sul diritto di nascita, per imporre la società borghese, fondata invece sul merito. L’“antico regime” funzionava press’a poco così: la posizione all’interno della società è determinata dalla nascita (ognuno farà sostanzialmente il lavoro del padre); le parentele sono la chiave d’accesso alle professioni; soltanto i membri dell’élite accedono a cariche di governo; chi accede ad una carica pubblica dispone di una serie di incarichi da distribuire ad amici e parenti, secondo la logica del “patronage”; il merito non è retribuito; l’anzianità è una virtù. Non è 2014-11-05 02.07.16 pmquesta l’Italia di oggi? Cioè una società bloccata, castale, divisa in famiglie e lobbies, priva di spirito pubblico, impermeabile ai cambiamenti e ostile alla mobilità sociale, chiusa alle giovani generazioni e sorda ad ogni idea di riforma?

Non c’è, ahinoi, una gran differenza fra centrosinistra e centrodestra. La sinistra scambia la tutela dei diritti con il conservatorismo sociale, la destra interpreta la libertà come arbitrio del più forte; entrambe sfruttano l’invadenza e lo strapotere dello Stato per coltivare clientele e acquisire consenso. Proprio come nell’“antico regime”, le parentele e le relazioni sono la sola strada d’accesso alle professioni e, in generale, al lavoro. Ma in questo modo il cittadino torna suddito, e i diritti diventano elargizioni. Ne consegue che non è premiato il migliore, ma il più accondiscendente, o il più servile, o semplicemente il più abile a muoversi. In generale, e in sintesi, la mediocrità trionfa: perché il meccanismo della raccomandazione non riesce a selezionare altro che mediocri.

Su questa strada, l’Italia è finita. Le questioni essenziali, fortunatamente, sono decise altrove: l’euro ci pone al riparo dalla bancarotta e la Nato dall’imbarazzo di dover decidere che cosa fare in politica estera. Ma il resto – la vita quotidiana degli italiani, che non è poco – è in balìa di una classe dirigente senza spina dorsale, che a sua volta rispecchia alla perfezione una struttura sociale profondamente arretrata e un costume nazionale insieme intollerante e piagnone, invidioso e menefreghista. La rivoluzione meritocratica di cui avremmo bisogno per mantenere l’Italia in Occidente non verrà né da questa destra, né da questa sinistra. Verrà dall’Obama italiano, se mai lo avremo. Nel frattempo, agli amici più giovani consiglio di andarsene all’estero.

 





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