Provengo dalla scuola degli estratti dalla pianta intera, ciò significa utilizzare tutto quello che deriva da una pianta intera in estrazione o concentrato. In quanto breeder di cannabis, ritengo che il tempo speso a cercare una pianta singola che esprima un particolare fenotipo e tipo chimico, costituisca una ricerca di elevato valore. Una volta clonata, essa serve per ricreare la stessa estrazione anno dopo anno. Si tratta di un tipo di selezione naturale simile a quella praticata per frutta e verdura dalle varie generazioni di agricoltori nel corso del tempo. Noi perfezioniamo i nostri metodi di coltivazione e impariamo ciò che le singole specie preferiscono o meno, diventando così esperti nell’ottenere buone rese e raccolti che siano sicuri nel tempo. Si tratta di una pratica agricola tradizionale. Richiede tempo e numerosi test su terreni e in condizioni climatiche diverse per essere certi di ciò che si è selezionato. Ma, una volta individuata la pianta adatta, questa diventa proprietà intellettuale dell’azienda, e la base per i futuri business.

Ad ogni modo, la scienza e la farmacologia preferiscono sintetizzare componenti singoli come CBD, THC, CBG o terpeni individualmente, per poi combinarli in laboratorio per ricreare con continuità un profilo chimico determinato. In questa maniera la scienza crede di poter controllare il dosaggio e l’asetticità, e di poter creare ripetutamente un prodotto costante e affidabile nel tempo, senza doversi basare su una pianta singola di una determinata specie. In parte è così ed è la base di tutti i prodotti scientifici come i farmaci, i prodotti topici, i cosmetici, ma non prende in considerazione quelle piccole quantità non rilevabili di altri componenti presenti nella pianta, ma in quantità così basse da non essere rilevate e perciò considerate dalla scienza non importanti per la ricetta complessiva.

Quando estrai i componenti da una grossa quantità di materia di una singola pianta, fondamentalmente stai separando tutti i componenti, sia i maggiori sia i minori. Una volta finito, può accadere che da una tonnellata di biomassa si estrae il 10% (100kg) del peso iniziale. In pratica, l’estrazione concentra tutti i componenti di una pianta tramite la separazione della biomassa organica dai componenti attivi. Questo processo favorisce la comparsa di quei componenti che prima non erano rilevabili, come ad esempio i singoli terpeni, e che ora sono rintracciabili nel concentrato risultante. Quindi ciò che prima non compariva secondo i test di laboratorio su un fiore singolo, risulta presente quando si effettuano i concentrati da una maggiore quantità di infiorescenze. Questo è il motivo per cui io credo nelle estrazioni da pianta intera (utilizzando una singola pianta o clone) piuttosto che in quelle da pianta da seme (uso di diverse piante o piante nate da seme).

Il termine “full spectrum”, riferito alle estrazioni da pianta, indica tutti i componenti presenti in una pianta. Per cui, un prodotto di derivazione farmaceutica raramente viene considerato a spettro completo, visto che nella sua fabbricazione si utilizzano solo i costituenti principali in determinate proporzioni e vengono esclusi componenti come i terpeni o i flavonoidi. Invece, un prodotto ricavato dalla pianta completa, utilizza tutti i componenti presenti in una pianta indipendentemente dalle quantità presenti, grandi o piccole che siano… allora questo è davvero un prodotto a spettro completo.

Quando l’olio è ottenuto tramite estrazione full spectrum e viene miscelato con un vettore neutrale, come l’olio di uva o quello di sesamo, per diluirlo fino a determinate concentrazioni, può di nuovo sembrare che non ci siano quantità rilevabili di certi terpeni quando si effettuano i test di laboratorio sull’olio diluito. Ma questi sono comunque presenti nel prodotto, seppur in basse concentrazioni. Io credo che queste piccole quantità di diversi componenti incidano non poco ed esse vengono descritte in molti articoli come “effetto entourage”. Questo è il motivo per cui un vero olio a spettro completo con CBD al 6% è di gran lunga superiore a un olio con il 6% di CBD ottenuto da cristalli puri di CBD (puri al 99,6%) mescolati con un olio vettore per ottenere la giusta concentrazione.

Mentre la scienza preferisce essere in grado di dimostrare ogni passaggio in modo da poterlo replicare, sono quelle cose della natura che non riusciamo né a vedere né a misurare a produrre quell’effetto extra che fa la differenza!

Anche gli aspetti legali giocano un ruolo fondamentale nel dettare ciò che si può o non si può mettere nei prodotti. Di solito, i livelli di tossicità sono determinanti per stabilire cosa è legale utilizzare e cosa non lo è. Per cui, se è chiaro che i prodotti certificati sono sicuri da usare, è altrettanto importante conoscere gli ingredienti presenti nel prodotto che hai deciso di consumare. Come avviene per coloro che soffrono di allergie anche a piccole o irrisorie quantità di olio di arachidi o di noci, è per noi altrettanto necessario che i produttori rivelino tutte le sostanze che costituiscono il prodotto. Un’altra cosa da notare è che, se un prodotto ha solamente un ingrediente attivo, il CBD per esempio, non può essere definito “full spectrum”.

Questo dovrebbe essere un primo avvertimento a evitare in generale questo tipo di prodotti. La pubblicità ingannevole o le affermazioni fasulle confondono i meno informati, per cui spetta ai consumatori il compito di auto-educarsi a sapere cosa bisogna cercare in un prodotto e come leggerne gli ingredienti.

Di seguito una serie di linee guida suggerite da project CBD e da CBD Crew:
1. Scegliete estratti di canapa “full spectrum” ricchi di CBD, non prodotti isolati, distillati o altri etichettati come “CBD puro” o “senza THC”. “Spettro completo” vuol dire che sono presenti numerosi componenti della cannabis, inclusa una bassa concentrazione di THC (0.3% o inferiore) che sia in linea con la definizione vigente di canapa. In caso il THC sia del tutto illegale nel vostro paese, scegliete prodotti di olio di CBD, cosiddetti ad “ampio spettro”, che contengono altri componenti della cannabis ma non il THC.

2. Cercate quelle etichette che indicano la quantità di CBD e di THC per dose – non solo il contenuto totale di cannabinoidi della confezione intera.

3. Diffidate delle aziende che riportano sui prodotti al CBD specifiche indicazioni di salute (la FDA non lo consente).

4. Cercate prodotti ricchi di CBD ottenuti da cannabis con elevato livello di resina, coltivata in maniera sostenibile in conformità con standard biologici di rigenerazione certificati.

5. Evitate le cartucce da vaporizzatore con olio di canapa al CBD che abbiano agenti tossici diluiti (come il glicole propilenico e l’etilenglicole), aromi artificiali e altri ingredienti dannosi.

6. Evitate caramelle al CBD di scarsa qualità fatte con sciroppo di mais e coloranti artificiali.

7. Attenzione a quelle marche che affermano che il loro CBD è ottenuto dal seme e dallo stelo della pianta di canapa. Il CBD non è presente nel seme e quasi non ve n’è traccia nello stelo.

8. Diffidate dagli schemi di marketing multilivello e da quelle aziende che cercano di farti impegnare subito ad acquisti periodici.

9. Non temete di rivolgervi direttamente alle aziende di olio di canapa al CBD e di fare domande. Se non riuscite a contattarle provate con un’altra marca.

La filosofia secondo la quale la pianta è la ricetta e noi dobbiamo solo imparare da essa richiede tempo e ricerca. Quando l’uomo interferisce manipolando i componenti per separarli e purificarli clinicamente, per poi ricombinarli in un nuovo composto che crede sia più stabile e più accettabile legalmente, ottiene come risultato farmaci di minor qualità a causa della limitata capacità di comprensione. A distanza di anni però ci troviamo in una situazione diversa visto che la nostra conoscenza e i nostri strumenti si sono evoluti verso nuove capacità di rilevazione e di comprensione.

Una pianta si adatta all’evoluzione per migliaia di anni, dunque è una versione più autentica e saggia di ciò che l’uomo cerca di replicare sinteticamente in laboratorio. I farmaci vengono sviluppati per le masse, non per l’individuo; questa differenza nell’approccio determina l’utilizzo di piante oppure di prodotti base certificati di provenienza industriale.

Al giorno d’oggi, effettuare un’estrazione legale significa dover sottostare alle leggi sulle concentrazioni di alcuni componenti e non a ciò che è presente naturalmente nell’estrazione finale a spettro completo.

Attualmente siamo obbligati a togliere il THC da tutti gli altri componenti attivi prima di presentare al pubblico un prodotto finale legale e accettabile. Ad ogni modo, togliere un componente come il THC, che è il costituente maggiormente presente nella cannabis, o almeno il secondo nel caso della Cannabis light (Cannabis ad alto CBD e basso THC), porterà a un effetto completamente differente da quello che si avrebbe se venisse lasciato nella pianta. Considero questo come un modo per fare un farmaco legale per il presente, ma non lo considero corretto per l’utente finale.

La volubilità della natura umana, assieme alla folle corsa al CBD, ha impedito di cogliere il vero punto delle estrazioni e quanto le piante ci hanno mostrato in natura nel corso degli anni. Gli uomini tendono a precipitarsi verso chi ha successo economico, senza alcun obiettivo o proposito, motivati dal denaro e accecati da sogni di grandezza.

Quando il sogno svanisce e la realtà si impone, allora è il tempo del lavoro duro e dell’ingegno per trovare altre vie per vendere ciò che prima si aveva difficoltà a vendere! Ma succede che molti altri hanno avuto la stessa idea contemporaneamente e il mercato è già saturo… come è potuto succedere?





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