img1Il vitigno nebbiolo è presente in Valtellina (unica zona fuori dal Piemonte) grazie alla dominazione svizzera di questa valle lombarda: furono i Grigioni a imporlo, durante i secoli della loro dominazione. Ecco quindi spiegata l’adozione del nebbiolo, nella sua variante locale chiavennasca, che ha raggiunto risultati eccelsi in un territorio da sempre vocato nonostante una conformazione morfologica difficile.

Infatti con poca pianura e montagne che salgono subito aspre ai lati della valle, la vite è coltivata su piccoli terrazzamenti sostenuti da muretti a secco e la meccanizzazione è molto difficile: l’acqua è regimata in apposite canalette e la raccolta avviene quasi completamente a mano. Il risultato è davvero unico e affascinante: chilometri di vigne che corrono a strapiombo, in precario equilibrio su pochi centimetri di terra rubati con fatica e pazienza da secoli di lavoro manuale.

Il prodotto più nobile è lo Sforzato o Sfursat: vino passito ottenuto con l’appassimento dei grappoli dopo la raccolta, in soffitte areate denominate fruttai, dove restano diversi mesi fino ad ottenere la massima concentrazione di zuccheri. A questo punto inizia una lunga attesa, prima in acciaio, poi in botti di rovere per 24 mesi, infine in bottiglia. Abbiamo assaggiato lo Sfursat Carlo Negri DOCG 2011, di Nino Negri.

Il risultato è straordinario soprattutto nell’olfatto, con una gamma straordinaria di profumi che spaziano dalle confetture di more e frutti di bosco al legno, dal tabacco al cuoio, dal tostato alle spezie. In bocca è corposo, un tannino presente ma non aggressivo, caldo grazie al grado alcoolico (15,5%), intenso e persistente; per questo necessita abbinamenti importanti: selvaggina, formaggi stagionati, ma soprattutto i grandi classici della cucina valtellinese: pizzoccheri, sciatt e bresaola carpacciata.





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