“Dammi una lametta che mi taglio le vene”, cantava la Rettore nel 1982, senza sapere che oggi probabilmente sarebbe indagata per istigazione al suicidio. E a farle compagnia ci sarebbe probabilmente metà della discografia mondiale che andrebbe indagata per “Istigazione all’uso di sostanze stupefacenti”, come è successo nei giorni scorsi a Sfera Ebbasta, il giovane rapper che ha travalicato i confini nazionali con la sua musica, mentre in Italia viene tirato per la giacchetta dalla Procura di Pescara.

Dopo l’esposto di due senatori di Forza Italia, Lucio Malan e Massimo Mallegni, è infatti stato aperto un fascicolo a nome del giovane trapper, Gionata Boschetti. E noi siamo rimasti basiti, perché la musica e i testi possono anche non piacere o non essere capiti – e celebrare gli sciroppi alla codeina è una cosa che non piace nemmeno a noi – ma con questa operazione si sta cercando di superare un limite che non ha a che fare con la legge, con la droga o con la musica, ma con la libertà di espressione, che deve essere salvaguardata, sempre e comunque.

Intanto in Italia è partito il dibattito sui favorevoli e contrari alla denuncia, con la stessa leggerezza con cui si discute delle partite di calcio dopo il week end, senza aver forse ben compreso la portata di un provvedimento del genere. “E’ un’iniziativa stupida e pericolosa, che ci costringerà a divulgare i testi delle sue canzoni in difesa della libertà di espressione”, è sbottato Marco Cappato, dopo che i Radicali avevano già espresso la loro posizione spiegando che: “Quella denuncia è un atto di sciacallaggio, ripartiremo con i corsi di autocoltivazione della cannabis”. Il tesoriere Antonella Soldo ha poi rincarato la dose sottolineando che: “La criminalizzazione dei consumatori di sostanze stupefacenti è non solo ridicola, ma molto pericolosa e insostenibile per il nostro sistema della giustizia. A breve ripartiremo con un tour per promuovere corsi di autocoltivazione della cannabis: lo abbiamo già fatto lo scorso anno, e in due casi siamo stati denunciati per istigazione della coltivazione”.

Ai politici che si sono prodigati per questo esposto, “Noi non siamo dei bacchettoni, io mi ritengo un cristiano peccatore, però ovviamente questo diventa un problema sociale, di sicurezza e di diffusione delle droghe”, hanno poi puntualizzato, varrebbe la pena ricordare che dai Doors a Syd Barret, passando per James Brown, Rolling Stones, Beatles, Pink Floyd, Jimi Hendrix e Black Sabbath, giusto per fare qualche nome di peso, la musica e le sostanze stupefacenti sono spesso legate in un rapporto in cui i confini si perdono tra la testimonianza artistica e l’aura “maledetta” che volevano comunicare.

E che il controllo delle sostanze stupefacenti non passa certo attraverso la denuncia di un cantante che è appena stato coinvolto in una tragedia, ma piuttosto attraverso politiche serie e mirate che tolgono le sostanze dalle mani della criminalità, per gestirle a livello statale, con tutti i benefici che ne derivano.





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