2015-04-24 01.42.55 pm

La domanda è sempre quella: cosa è punk e cosa non lo è? Io non l’ho ancora capito, e speravo che coloro i quali hanno messo su tutto il baraccone, ovvero i Sex Pistols, sapessero la risposta. Si, ma come chiederglielo? Semplice, ad un loro concerto! Già… ma non ne fanno uno dal 2002. Una bella giornata di settembre scopro che Guitar Hero III arriva a “costringere” la band ad intraprendere delle brevi “Holidays in the Sun”, cinque date a Londra alla Brixton Academy e poi singoli appuntamenti a Manchester e Glasgow. Decido allora che, se il destino mi aiuta a trovare due biglietti, di andare alla ricerca della Verità, e così mi trovo venerdì 9 novembre al di fuori della Brixton Academy per avere le mie risposte.

La location è un Paradiso: concerti di ogni genere ogni sera, un’organizzazione impeccabile, un impianto audio devastante e la possibilità di vedere bene ovunque ci si trovi. Mi accomodo sulle poltrone – con tanto di velluto – in galleria, tra i meno esagitati, e mi gusto una birra e i The Thirst, un quartetto di Brixton che sembra una copia sotto anfetamina dei Bloc Party; suonano un pò male, ma fanno la loro discreta figura. Un dj ha mischiato nell’intermezzo di quasi un’ora jungle, techno, elettronica e metal, provocando fastidio al pubblico, che ha levato animate proteste.

Poi ad un tratto inizia “There’s Always Been an England”, la gente inizia a scaldarsi… lo sfondo si apre ed arrivano quattro tizi sulla cinquantina, che danno il benvenuto iniziando con “Pretty Vacant”. Da ora la recensione si divide in due, quella oggettiva e quella “col cuore”, e ognuno scelga quella che preferisce:

OGGETTIVA: non male la botta! Il volume è assurdo ma la band sul palco suona, eccome. Forse come mai ha fatto, ne nella brevissima carriera “ufficiale” né nella reunion di vent’anni dopo. Perché se su Matlock, pecora bianca del gruppo, c’era ben poco da temere, ben altri pensieri potevano dare Jones e Cook. Precisi, seguono Rotten senza problemi e si gettano a rotta di collo su ogni singolo brano, tutti dal loro unico “vero” album, e le cover “di rito”. Certo è che il “Marcio”, anche se con cinquant’anni e un po’ di pancetta, è un frontman come pochi. Salta, si dimena, distrugge gli stracci con cui è fasciato e, essendo di buon umore, infila offese e sagacità tra un pezzo e l’altro. Un’ora e dieci minuti, con due bis, ed il sipario cala. A chi non c’era può sembrare poco, ai presenti è sembrata un’estasi lunghissima.

COL CUORE: non capisco più niente, ho i Pistols a quindici metri da me che suonano!!! Mi sgolo ad intonare i brani che tutti conosciamo, e per poco quasi non mi commuovo, ma non ci si può commuovere! E poi cazzo come tirano questi Pistols, il concerto sarebbe stato bello a prescindere, ma vederli in forma e contenti di stare sul palco fa davvero piacere. Ogni brano riconosciuto fin dal riff iniziale, è un tuffo al cuore, e faccio fatica a reggere soprattutto “Holidays in the Sun, “EMI” e “Anarchy in the UK”. Proprio con questa penso che il tutto sia concluso, ed invece i quattro escono e mi tirano a mo di calcio in bocca una “Bodies” devastante, quasi per far capire che sarà stata anche una truffa la loro, ma era davvero ben congegnata.

A concerto finito io volteggio inebetito e felice, e ho solo il tempo di notare la celerità del guardaroba (in 30 secondi netti ho zaino e giacca… provateci voi in Italie!) e la rapidità col quale si svuota la Academy. Poi tutti quanti a scambiarsi le impressioni sul concerto direttamente nella metro – aperta anche di notte – e ho giusto una mezz’ora per assaporare la metropoli globale com’è Londra, prima che lo shuttle mi porti all’aeroporto. Che viaggio punk sarebbe se non passassi almeno quattro ore a dormire su una panchina? Ma cosa è cambiato? Non ho spille nelle guance e i capelli, sempre quei pochi di prima e nemmeno di colore diverso. Mi ascolto almeno una volta al giorno “There’s Always Be an England”, che è una canzone abbastanza destrorsa, e i dubbi sono rimasti quelli di prima. Nemmeno loro sono riusciti a spiegarmi cosa è punk e cosa no. Non avrò imparato niente… ma che concerto!

P.S. il sito di John (ora di nuovo Lydon) ieri recitava uno speranzoso “arrivederci all’anno prossimo”… e se non ci andate non avete proprio scuse!

Giorgio Sala





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