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Un’interpellanza ed un’interrogazione parlamentare sono le prime conseguenze formali dopo i sequestri dei campi di canapa industriale, debitamente segnalati dai coltivatori ed erroneamente scambiati per coltivazioni illegali, avvenuti nei giorni scorsi in Calabria e nel Lazio.

Il caso più complesso è sicuramente quello avvenuto a Bassano Romano, in provincia di Viterbo, visto che il coltivatore proprietario del campo ha passato 21 giorni in carcere. A questo proposito l’onorevole Adriano Zaccagnini di Sel ha presentato un’interpellanza destinata al ministero delle Politiche agricole, a quello dell’Interno, della Salute, della Giustizia e dell’Economia chiedendo «di intervenire tempestivamente sul tema del sequestro delle sostanze, facendo in modo che venga garantito il rispetto della corretta procedura». Specificando che «il procedimento di prelievo della canapa adottato nel caso dalla questura, come riportato da Assocanapa, non pare affatto conforme al metodo attualmente previsto per l’accertamento della quantità di THC presente in una coltivazione di canapa». Inoltre, come specificato da Assocanapa, associazione al quale il coltivatore fa riferimento e che viene citata dall’onorevole, «esiste infine il timore che un’eventuale distruzione della coltivazione di cui hanno parlato i giornali, disposta sulla base di un esito analitico frutto di un procedimento non corretto di prelievo e conservazione/preparazione dei campioni, elimini di fatto la possibilità di provare che la coltivazione è da fibra complicando ulteriormente la già difficile posizione dell’autore della coltivazione». Del caso si è parlato anche durante la conferenza dedicata alla canapa industriale alla fiera di Napoli Canapa in Mostra, durante la quale la compagna dell’uomo – che in quei giorni si trovava agli arresti domiciliari – ha letto una lettera in cui il coltivatore raccontava la sua amara esperienza.

Sul caso calabrese è intervenuto invece il deputato del M5S Paolo Parentela, chiedendo che: «Vengano risarciti i coltivatori di canapa industriale a cui sono state sequestrate e distrutte 5.800 piante dalle forze di polizia, nonostante fossero stati avvisati per tempo del fatto che fosse una coltivazione completamente legale», concludendo che: «Le forze di polizia dovrebbero difendere i lavoratori onesti e non mettergli i bastoni tra le ruote. Quello di Catanzaro Lido non è un caso isolato, il governo intervenga per informare adeguatamente gli organi deputati al controllo». Il deputato ha comunicato di aver depositato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole per informarlo dell’accaduto e chiedere se non intenda promuovere valide iniziative per informare correttamente gli organi deputati al controllo.





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