Numerosi growshop di Palermo (probabilmente tutti in base a quello che ci hanno riferito), lo scorso giovedì 10 settembre hanno subito delle perquisizioni da parte della Guardia di Finanza che hanno portato a diversi sequestri di cannabis light.

Grazie alla segnalazione di Dois Growshop, uno dei negozi coinvolti, siamo venuti a conoscenza di questa situazione a dir poco surreale, un’operazione estremamente silenziosa – visto che al momento non è stata data nessuna notizia in merito nemmeno nella cronaca locale – ma che nei fatti sta provando a distruggere un settore recente, rigoglioso e soprattutto legale.
L’operazione come si legge in uno dei verbali “è finalizzata alla prevenzione e repressione del commercio di prodotti illegali ottenuti dalla Cannabis Sativa L., quali foglie, infiorescenze e resina” e continua affermando che “ricorrendo motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentivano di richiedere l’autorizzazione telefonica al magistrato di turno”, a questo proposito è sempre bene ricordare che la cannabis light è commercializzata dal 2017, è strettamente controllata e registra una percentuale di THC minima consentita dalla legge (n. 242/2016), risultando quindi lecita.

«Da me sono venuti cercando infiorescenze di cannabis light, ma non ne hanno trovate perché non ne vendo, e mi hanno sequestrato i semi da collezione regolarmente fatturati» ci racconta estremamente amareggiato il titolare di Alkimia, un altro negozio palermitano implicato nei sequestri della scorsa settimana.
A seguito dell’operazione ci riferiscono che tutti i titolari sono stati denunciati per aver violato l’articolo 73 e hanno ricevuto un verbale amministrativo per alcune contestazioni alle etichettature delle bustine contenenti la cannabis light, ovviamente non di responsabilità dei negozianti, oltre al divieto assoluto di vendere questo genere di prodotti.

«Normali controlli, e quando non sanno cosa contestare evocano presunte violazioni del codice del consumo. Tre anni fa ci fu a Firenze una situazione analoga che fini in niente.» commenta l’Avv. Zaina poco stupito da una situazione purtroppo a lui familiare.

Insomma in questo quadro complesso in cui stiamo cercando di mettere insieme i pezzi sembra emergere sempre la stessa situazione, che seppur in diverso contesto ciclicamente si presenta: la criminalizzazione ingiustificata di una pianta ma anche di un settore intero che quotidianamente affronta questa lunga battaglia contro la ingiustificata proibizione subendone le conseguenze di una politica che non riesce a decidere.





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