Nella provincia di Alberta, sita nel Canada occidentale, l’Alberta College of Physicians and Surgeons ha registrato un aumento del 50% di medici che prescrivono ai loro pazienti la cannabis per motivi medici.

Secondo i dati nel 2016 erano 329 i medici autorizzati a prescrivere la marijuana a scopo terapeutico, e a distanza di qualche mese, ovvero ad aprile di quest’anno risultano 495. Il medico Lori Montgomery, esperto di terapia del dolore che esercita nella città di Calgary, ripone la spiegazione di questa tendenza nella possibilità sempre maggiore da parte dei medici di reperire informazioni sull’impiego della cannabis. Avere accesso a una bibliografia e alle ricerche scientifiche in merito rende i dottori maggiormente consapevoli dello spettro di possibilità di prescrizione.

E mentre dall’Associazione medica canadese (CMA) arriva un avvertimento di cautela nell’approccio alla cannabis terapeutica, i dottori ricevono sempre più feedback positivi dai pazienti a cui la prescrivono, per esempio nei casi dove nessun’altra soluzione tiene controllato il dolore.

Se è vero quindi, come afferma il CMA, che non esistono ancora studi completi sull’interazione della cannabis con alcune malattie, è altrettanto veritiero che nel bilancio rischio/beneficio il medico di fiducia sarà in grado di valutare se sono maggiori gli ipotetici rischi nell’assunzione di marijuana in dosaggi definiti o l’assenza di alternativa della medicina tradizionale e/o sintetica.

Ma d’altra parte la scienza dovrebbe basarsi proprio sull’osservazione di una causa/effetto ricercando posologie adatte a ottimizzarne il rapporto. Attendiamo quindi che la crescente libertà di ricerca farà anche ulteriore chiarezza circa i suoi utilizzi medici.





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