Anche la Bolivia quest’anno è devastata da incendi boschivi particolarmente gravi. In tutto il paese è stato dichiarato lo stato di emergenza. Secondo i calcoli dell’organizzazione boliviana per la protezione dell’ambiente Fundacíon Amigos de la Naturaleza, tra gennaio e metà settembre 2020 circa 23.000 chilometri quadrati di foresta pluviale sono stati divorati dalle fiamme – una superficie pari a quella della Toscana. Ciò corrisponde a un aumento del 42 per cento rispetto all’anno precedente.

Le comunità indigene dipendono da queste terre per il loro sostentamento ma per molto tempo non sarà più possibile vivere nelle aree bruciate. Inoltre, la poca acqua potabile disponibile, ricavata attraverso pozzi e pompe viene ora utilizzata per l’attività di spegnimento degli incendi.

Come in altri paesi sudamericani, gli incendi sono stati causati da un misto di cambiamento climatico e fallimento politico. Alcuni degli incendi hanno avuto origine in Brasile. Ma anche in Bolivia gli incendi sono stati appiccati per far posto all’agricoltura – il precedente presidente Evo Morales lo aveva reso possibile per decreto, tramite la pratica del “chaqueo”. Questo decreto è stato abrogato solo di recente. Ma il caldo, la siccità e i forti venti stanno ora contribuendo alla diffusione degli incendi che sono ancora lontani dall’essere sotto controllo. La rapida diffusione degli incendi sta rendendo difficile l’evacuazione delle popolazioni indigene dalle zone colpite mentre il fumo che si sviluppa causa problemi respiratori tra la popolazione.

Tutto questo succede mentre la Bolivia, come altri stati sudamericani, subisce gli effetti della pandemia di covid-19 e in più si trova in un momento di crisi istituzionale, dopo le dimissioni forzate di Evo Morales, con una Presidente ad interim, Jeanine Áñez, e una data per le nuove elezioni presidenziali fissata al prossimo 18 ottobre. Il Tribunale supremo elettorale (TSE) aveva già spostato la data delle presidenziali una prima volta dal 3 maggio al 6 settembre e poi ancora al 18 ottobre 2020, ma anche su questa ultima data pesa proprio la difficile situazione sanitaria del paese.

Fonte: Pressenza





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