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Pensando ai cambiamenti climatici, tema molto importante, mi viene in mente il famoso dialogo fra un chiodo e un quadro.

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN! Giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, FRAN! Cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, FRAN. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. FRAN. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, FRAN. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, FRAN”. (Alessandro Baricco, Novecento. Un monologo)

2017-03-07 10.09.16 amDei segnali certo ci sono, uno fra tutti la perdita di biodiversità che galoppa feroce le cui cause sono attribuibili prevalentemente alla degradazione degli ambienti e alla perdita di fertilità dei suoli. Quando scopro che negli anni 50 l’humus della pianura padana corrispondeva a circa a 50 cm e ora è ridotto a meno di 1 cm, il ritmo è quello di un fiume in piena. La scarsa risposta al problema della conservazione della biodiversità deriva dalle poche conoscenze sull’iterazione fra le specie e gli interessi economici che dilaniano ed estinguono i legami della vita. Tuttavia predisporre sistemi che guardano al ciclo vitale è l’unica strada percorribile per garantire la persistenza della natura come la conosciamo. Da qui l’impulso per un’agricoltura naturale, fatta di biodiversità, di abbondanza di forme viventi, di raccolti differenziati. Stili di vita s’intrecciano con necessità ecologiche e produttive e nascono orti sinergici, foreste commestibili, orti bioattivi, culture di ortaggi perduti e frutteti in permacultura. Non più battaglioni di piante al servizio dell’industria e dal valore all’ingrosso, ma sistemi basati sul km 0, sull’autoproduzione, sul mercato sano e sulla qualità e varietà dei prodotti.

Da dove cominciare? Un ettaro di frutteto in permacultura ad esempio può servire tre ettari di frutteto convenzionale, gli insetti e la fauna che trovano rifugio in un sistema naturale sono fondamentali per i cicli vitali; dall’impollinazione alla presenza d’insetti antagonisti per i parassiti. Le malattie troveranno argine nelle diverse specie vegetali presenti e a differenza della monocoltura il sistema saprà debellare in maniera autonoma eventuali attacchi. Il lavoro rimane, ma è un lavoro che agisce in sintonia con la tendenza della natura a produrre varietà. Ci vuole una conoscenza ampia delle specie vegetali, della loro iterazione e tempi di maturazione dei frutti, insomma una vera progettualità di ripristino ambientale che guarda alla cura del suolo. Possiamo confinare i sistemi specializzati in serre apposite, ma il campo aperto deve ospitare diversità, è folle diserbare e dare concimi chimici se poi perdiamo la microflora dei microrganismi che garantiscono la distribuzione delle risorse del terreno e la salubrità di ciò che troviamo poi in superficie.

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La natura sa trovare sempre un equilibrio, ma oggi dobbiamo agire, risvegliare ed educare il giardiniere che è in noi e cominciare a seminare, seminare fiori, ortaggi perduti, partecipare a scambi di semi, piantare alberi; sono più gli alberi che fanno la storia che non gli uomini. Anche piccoli appezzamenti vanno bene, seminate dunque facelie e calendule soprattutto in città in barba all’inquinamento, negli spazi verdi delle scuole spirali di aromatiche e orti didattici offriranno una materia in più per la formazione dei bambini, dei ragazzi e degli adulti, cogliendo l’occasione per imparare a far crescere dal vivo la storia, non sarà una lattuga a salvare il mondo, ma di sicuro conquisterà il vostro cuore di soddisfazione quando bella viva ve la troverete nel piatto. Seminare in fondo è un gesto semplice, che appartiene a tutti e il tempo perso in questo gesto sarà guadagnato negli anni a venire. Punto di non ritorno? Mi sembra un ottimo punto di partenza per cominciare veramente a conoscere questo mondo.

«È una lezione che non dovremmo dimenticare: solo la biodiversità e la difesa della terra ci salveranno»
(Vandana Shiva)

a cura di pianteinnovative.it





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