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Come sono diventata sciamana: intervista a Selene Calloni Williams

Sciamana, insegnante di meditazione, guida spirituale, psicologa. Ecco come Selene Calloni Williams è diventata portatrice di una rivoluzione delle coscienze per ritrovare la felicità

La sciamana Selene Calloni Williams

Selene Calloni Williams è molte cose. C’è chi la conosce per aver contribuito alla diffusione della psicologia immaginale e chi per essersi avvicinato grazie a lei alla conoscenza del fenomeno sciamanico. Per tutti è un’attivista del risveglio delle coscienze ormai intrappolate nei gangli della società contemporanea. Per farlo utilizza molti strumenti, dal buddhismo esoterico allo yoga, dallo sciamanesimo alla psicologia del profondo, che tramanda attraverso libri, conferenze, nonché i suoi canali social con un solo obiettivo: promuovere la felicità e la libertà personale. Ma dove e come una donna nata in Italia nel secolo scorso ha potuto apprendere saperi così lontani dalla nostra cultura? Cosa l’ha spinta a ricercare la spiritualità in un mondo che promuove tutt’altro?

Noi di Dolce Vita abbiamo voluto domandarglielo convinti che la sua esperienza possa essere d’ispirazione per molti altri che a una vita preconfezionata preferiscono per il proprio benessere la ricerca di un’alternativa.

Dalla Brianza, dove sei nata, ti sei trasferita in Sri Lanka. Cosa ti ha portato lì?
Mio padre è morto quando avevo diciannove anni e avevo da poco terminato il liceo classico. La mia sensazione di allora era che volevo andarmene. Non mi ero mai sentita a casa in questo mondo, a parte quando stavo in mezzo alla natura. Così quando seppi che due italiani, un gioielliere di Firenze e un costruttore edile di Caserta, cercavano collaboratori per costruire un villaggio turistico nell’isola di Sri Lanka, mi candidai e poco dopo mi ritrovai in un paesino di pescatori assolutamente fuori dal mondo civilizzato.

Come è avvenuto il tuo incontro con lo yoga sciamanico?
A Colombo incontrai Michael Williams, l’uomo di cui oggi porto il nome. Ogni giorno praticavamo lo yoga sciamanico sulla spiaggia, in riva all’oceano. Talora, di notte, lui mi accompagnava nei villaggi della foresta per farmi partecipare a qualche rito sciamanico o “devil dance”, rituali di iniziazione o guarigione nei quali ci si dipingeva il corpo e si danzava per tutta la notte intorno al fuoco.

In questi contesti avete fatto esperienza di sostanze preparate dagli sciamani?
Lo yoga sciamanico è uno yoga che persegue l’estasi, gli stati ampliati di coscienza, ma, nello yoga, la rimozione degli ostacoli che impediscono alla consapevolezza di espandersi avviene senza l’utilizzo di strumenti esterni al corpo e alla mente. Tuttavia quando questi ultimi sono sapientemente preparati da uno sciamano esperto, non vengono considerati negativamente.

Quando è iniziata la tua esperienza di eremitaggio buddhista-theravada?
Dopo circa sei mesi di intense pratiche, in una meravigliosa giornata di monsone, sotto una pioggia calda e torrenziale che profumava di muschio, Michael mi accompagnò, attraverso una strada di montagna tortuosa e in parte sterrata, in un viaggio che mi parve interminabile, alla città di Habarana che, a quei tempi, era un grumo di capanne, strade fangose, fogne a cielo aperto, un tempio induista, un tempio buddhista, un monastero buddhista theravada e una moltitudine di venditori ambulanti. Eravamo arrivati lì perché Michael voleva farmi conoscere un monaco, un maestro di meditazione.

Raccontaci tutto, per favore.
Quando arrivai, il Venerabile Gata Thera aveva appena terminato il suo ultimo pasto della giornata – i monaci theravada non consumano cibo dopo mezzogiorno – in compagnia del suo unico allievo, il Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero. Sono rimasta sei anni in quella foresta ed è stato fantastico! È stato il tempo delle tempeste e delle dolcezze. Le tempeste dei moti di ribellione contro le regole ferree, come quella di svegliarci alle quattro della mattina tutti i santi giorni, e le dolcezze delle prime scoperte degli stati ampliati di coscienza, della mente poetica, della comunione con il tutto, del sentirmi animale, del percepirmi demone e poi angelo, e, alla fine, nessuno.

Eremitaggio buddhista_Selene Calloni Williams
Selene Calloni Williams durante il suo eremitaggio buddhista

Selene, come si diventa monaco?
“Per divenire bhikku, o monaco, basta volerlo!”, mi aveva detto Gata Thera. Poi devi essere munita di una vesta e della ciotola dell’eremita, la “begging bowl”, infine devi aderire ai dieci precetti di samanera.

E quali sono questi precetti?

  1. Astenerti dal nuocere alla vita altrui;
  2. non volere la proprietà di altri;
  3. astenerti dalle pratiche sessuali;
  4.  non mentire;
  5. non bere alcol e nulla di intossicante. Questa è stata la fine delle “devil dance” per me;
  6. digiunare da mezzogiorno all’alba, cosa che pensavo di non essere in grado di portare avanti;
  7. astenerti dal cantare, danzare, assistere a spettacoli ludici;
  8. astenerti da cosmetici, profumi e da tutto ciò che attiene alla vanità;
  9. non collocarti mai più in alto del maestro e di altri monaci più nobili e anziani di te;
  10. infine, astenerti dall’usare oro o argento o denaro.

Poi, un giorno, sei tornata in Italia. Che impatto ha avuto questo rientro su di te?
Nella mia famiglia erano quasi tutti medici o dentisti. Allora era molto difficile parlare di meditazione buddhista, yoga, figuriamoci di sciamanismo! Nessuno sapeva cosa fossero queste cose. Nella Brianza di quei tempi, contava avere un buon lavoro, fare un po’ di soldi, avere una bella casa, fare famiglia e mettere da parte un certo capitale per la vecchiaia. Tutte cose di cui, dopo sei anni nella foresta, a me non importava nulla. Mi era impossibile, dopo un’immersione tanto profonda nel buddhismo, non vedere il mondo come un mio riflesso, una mia proiezione. A quel punto iscrivermi alla facoltà di psicologia mi sembrò l’unica cosa da fare.

La sete di conoscenza però ti ha portato ancora una volta lontano, non è così?
Sì, dopo la laurea mi sono innamorata delle steppe e degli sciamani turco-mongoli, dell’animismo birmano. Così sono partita ancora per trascorrere lunghi periodi di tempo in Mongolia, in Siberia e in Myanmar. Ne sono nati “i racconti di potere”, narrazioni costruite intorno a un nucleo che rappresenta un mito sciamanico, capace di dare al lettore chiavi di risveglio. Di questo ciclo di libri fanno parte “Il profumo della luna”, “Discorso alla luna” e “Lo zen e l’arte della ribellione”. E ne sono nati i miei libri sull’animismo birmano, come “Le carte nei Nat” e “Thonban Hlà, la leggenda”.

Oggi continui a viaggiare ma come base hai scelto la Svizzera dove hai fondato la società di NonTerapia. Di cosa si tratta?
In Svizzera non solo ho casa e famiglia, ma ho anche conosciuto James Hillman. Il celebre psicoanalista e filosofo è stato per me un punto di riferimento straordinario. Se non fosse stato per lui, non sarei mai più riuscita a colmare il divario che mi separava dalla psicologia accademica. È stato grazie a Hillman che ho potuto costruire un ponte tra Oriente e Occidente e tra anima selvaggia e ragione. Una sera a cena con lui ebbi l’idea di fondare la Società di Nonterapia, la Imaginal Academy, un’accademia diversa da quelle istituzionali, un luogo virtuale di controcultura dove preparare una rivoluzione della coscienza.

Come sono diventata sciamana: intervista a Selene Calloni Williams
L’ultimo libro di Selene Calloni Williams, febbraio 2022
TG DV


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