Le scuole hanno le serrande abbassate, sono state aperte per qualche riunione tra gli insegnanti, per le pulizie, per consegnare i libri o quanto avessero lasciato i bambini. Le scuole materne e gli asili sono anch’essi chiusi, con i giardini vuoti, l’erba non calpestata, a volte alta. Tutto sta ripartendo, eccetto la scuola.

Una batosta a livello psichico per tantissimi ragazzi e ragazze, bambini e bambine, forse peggiore che per gli adulti perché tuttora permane il loro isolamento. Isolamento che per loro significa perdita di energia creativa, di voglia di stare fisicamente con gli altri.
Bambini che non vogliono più uscire di casa neanche ora che potrebbero, ragazzi che non hanno più la sensazione di avere uno scopo o una possibilità nel mondo. E il trattamento che ha riservato la politica all’educazione, tra indecisione e ripensamenti, non li ha certo aiutati: il balletto sulla maturità, la didattica a distanza mal gestita, l’incapacità di pianificare una riapertura seria delle scuole, ripensando gli spazi e le modalità.

Perché i bambini e i ragazzi nella fascia 0-14 anni, quasi otto milioni di persone, dopo la fine del lockdown, in questa incertezza e assenza di programmazione sono stati letteralmente abbandonati, inesistenti.

Sì, è vero, dalle ultime disposizioni lo sport è di nuovo possibile, anche se solo a porte chiuse, e niente agonismo: allenamento puro. È vero che in piscina ci puoi andare anche se devi arrivare già vestito da nuoto e ti ricambierai a casa. Ed è vero anche che puoi tornare a giocare a basket ma il pallone lo devi portare tu e niente contrasti.

Anche i centri estivi apriranno, ma solo il prossimo 15 giugno. Ogni Regione ha un suo percorso e avrà una sua determinazione, per ora non chiarite. Quindi centri estivi sì, possibili anche al chiuso, con modalità precauzionali, ma scuola no.

La scuola, che è insieme socialità, svago, attività fisica e naturalmente educazione. Educazione che, neppure in tutte le scuole né continuativamente, è stata portava avanti con la DAD, la didattica a distanza, che ha rivelato tutti i suoi limiti. Enormi limiti e sono d’accordo sempre più genitori e sempre più esperti pedagogisti che deve essere considerata per quello che è stata, ovvero una necessità, e non può essere una scelta per il futuro.

DAD solo per necessità, adesso pensiamo a riaprire
Ne è convinto anche il pedagogista Daniele Novara, il quale in un articolo sul Fatto Quotidiano dice: “Dobbiamo anche porci una domanda: quale didattica a distanza stiamo facendo? Se si tratta di fare videolezioni o incalzare gli alunni con i voti e le crocette è grottesco. Fare qualcosa di tradizionale in una scuola innovativa è impossibile. In questa fase bisogna dare degli stimoli agli alunni, non farli restare in ascolto davanti a uno schermo”.

E spiega meglio: “Non si può pretendere che un bambino o un ragazzo resti attento davanti allo schermo come in un’aula. Il videonozionismo è la morte di ogni pedagogia. Passare dalle lezioni frontali alle video lezione online è una tortura”.

Nei giorni passati è circolata la notizia che le intenzioni ministeriali potrebbero essere quelle di andare avanti con la didattica a distanza per tutto il 2020 e questo ha scatenato molte reazioni da parte di insegnanti, genitori e pedagogisti, che non vogliono assolutamente che questa situazione permanga oltre settembre. Lo stesso Novara ha lanciato un appello, una cosa molto semplice e fattibile in Italia grazie alle temperature miti e alla ampia disponibilità di spazi aperti: riaprire le scuole a giugno, come sta facendo l’Europa, almeno gli asili nido e le scuole dell’infanzia. È una stagione calda, si potrebbe misurare la temperatura ai bambini, dare le mascherine, lavorare a piccoli gruppi, anche con un tempo più limitato, usare gli spazi all’aperto, far lavare le mani, sanificare gli ambienti in assoluta sicurezza anche per le educatrici.

E allo stesso modo e con le stesse accortezze, perché non riaprire le scuole elementari e medie, con piccoli gruppi e in spazi aperti, con insegnanti a turno e gli accorgimenti necessari? E cercare di recuperare quanto perso, in termini di vita, gioia e ovviamente programma educativo, nei mesi di giugno e, perché no, anche luglio? E poi la sera a casa a fare i compiti come da consuetudine.

L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione” continua Novara “e quindi mi permetto di dire che per educare ci vuole coraggio. Se non c’è coraggio c’è solo depressione, e iper accudimento e stress dei poveri genitori che non ce la fanno più, sono stremati, ma specialmente, signori, se le scuole restano chiuse il nostro futuro rischia davvero la compromissione”.

La protesta di genitori, lo sciopero della DAD
In tante città sono iniziate forme di protesta per ottenere dal Ministero risposte certe e adeguate, una sorta di boicottaggio della DAD: la richiesta primaria è di avere certezza della riapertura delle scuole a settembre e sarebbe meglio riuscire ad aprirle anche prima. Non essendo pervenuto dal Governo nessun messaggio chiaro riguardo alla riapertura e siccome sarà necessario assumere disposizioni per farlo, pare impossibile che tali disposizioni si possano realizzare in poco tempo. E quindi la prospettiva del proseguimento della DAD si fa tangibile, e allora genitori stanchi e preoccupati per i loro figli, e anche insegnanti frustrati da questo modo innaturale di insegnare, hanno deciso di protestare con uno sciopero a distanza: non facendo collegare i bambini e ragazzi alle lezioni di didattica a distanza. Altri gruppi hanno scritto direttamente al Ministero o al presidente del Consiglio, le voci che si alzano aumentano.

Ogni gruppo organizzato, nelle varie città, al di là delle modalità di comunicazione e protesta scelte, ha una convinzione comune agli altri: la DAD non può andare avanti, se non c’è più la reale necessità, e le scuole devono riaprire in sicurezza.

Fonte: People for Planet





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