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Abituarsi a vivere accompagnati dai disturbi di una malattia è già di per sé uno sforzo sovrumano, figuriamoci quindi cosa sta avvenendo in questo periodo dove, ad ogni richiesta d’informazione la risposta è quella che, ahinoi, dà il titolo a questo articolo.
Accade annualmente, infatti, che gli approvvigionamenti di cannabis nelle farmacie italiane durante l’estate siano praticamente bloccati. Non sappiamo se questo avvenga perché fa troppo caldo e, “giustamente”. si ha tutti il diritto di andare al mare. Non crediamo nemmeno siano le alte temperature a impedire a linee telefoniche o reti internet di far sì che le farmacie ricevano informazioni certe sulle consegne.

Eppure da fine giugno in tutta Italia si segnalano ritardi e impedimenti accompagnati da scuse legate alle ferie estive di tutti. Quanto non accade però al nostro Segretario a Foggia accade ad esempio alla nostra Presidente giù nella provincia di Lecce dove, insieme a tanti altri pazienti, si ritrova mensilmente a elemosinare il farmaco per la propria salute.
Ci si ricorda del diritto alla vacanza e senza nemmeno usare alternative si preferisce rimandare a domani le necessità primarie di centinaia di malati e anche qui “nell’isola felice Puglia” i ritardi stanno impedendo di fatto la continuità terapeutica già a decine e decine di pazienti quasi tutti oncologici o con patologie neurodegenerative. Trovassero almeno una soluzione per mettere in stand-by anche la malattia…

E a proposito di isola felice, ferie e malati… Chissà come si sentirà in questi giorni il nostro caro amico Fabrizio Pellegrini scarcerato dopo 54 giorni di detenzione e con un arresto avvenuto proprio lo scorso 8 giugno a inizio estate.

Fabrizio sconta ancora oggi sulla sua pelle un reato senza alcuna vittima e legato unicamente ad un bisogno vitale, alla cosa più scontata del mondo per ogni essere vivente: la sopravvivenza e la possibilità di resistere ai dolori provocati da un male, qualsiasi sia il suo nome: fibromialgia, sclerosi multipla, epilessia. E di Fabrizio ovviamente bisogna apprezzarne la forza e la tenacia.

La sua consapevolezza di andare contro una legge ingiusta compiendo un atto d’amore nei suoi confronti è una cosa che accomuna tanti di noi. Noi che amiamo questa pianta perché ci aiuta. Noi che inorridiamo mentre la Regione Abruzzo ha una legge che porta il nome di Maurizio Acerbo e che garantisce a Fabrizio, così come a tutti i malati una cura con cannabis. Di fatto, tale legge resta ferma in qualche ufficio regionale abruzzese in attesa di altri Fabrizio Pellegrini!

Anche lo sciopero del farmaco (il Bedrocan) è stato necessario per far sentire la voce di chi chiede il diritto alla cura e sono stati tanti i messaggi di vicinanza da parte di persone che hanno manifestato al nostro fianco, come lo stesso Roberto Saviano che in più di un’occasione è intervenuto anche sul tema della legalizzazione in Italia. Quello che ci si aspetta da uno Stato, appunto, è la legalità. Per questo chiediamo pubblicamente: da quando la tortura è legale?

Chi si rifiuta ancora oggi di ammettere che vi sono persone ingiustamente incriminate e condannate per l’uso di cannabis? E chi si assume ora le colpe di aver costretto Fabrizio Pellegrini a dormire ogni notte disteso sul pavimento in cerca di sollievo mentre di lui a decidere era e resta uno Stato estraneo? È giusto che lotti e chieda quasi pietà chi dalla vita ha ricevuto tra le tante bellezze anche un problema di salute?

È illogico doversi confrontare quotidianamente con la dissociazione degli altri, quasi fossero problemi che non appartengono a nessun altro se non al portatore stesso.

È vile ancora di più quando è lo Stato a colpirti, nelle vesti di una giustizia ingiusta fatta di leggi mal scritte.

Stato, quest’entità composta da mani che hanno il “potere della penna”. Le stesse mani che stringono altre mani in affari che vedono nella malattia dell’uomo solo imperi da costruire.





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