I grandi brand delle banche di semi di cannabis hanno creato un mercato talmente florido in cui, grazie alle pubblicità di alcuni ceppi, possono farti sentire come un bambino in un negozio di dolciumi. La genetica, tuttavia, gioca un ruolo enorme nel risultato complessivo che ha meno a che fare con il marchio di quanto tu possa pensare, questo infatti deriva dalla tua esperienza personale come grower e dalle condizioni generali della coltivazione.

Il mio consiglio è quello di andare a ricercare il più possibile delle varietà a predominanza indica o perlomeno ibride. Per i coltivatori principianti è consigliato evitare varietà a predominanza sativa in quanto richiedono esperienza e costano di più in termini di elettricità, tempo di fioritura, nutrienti e spazio di crescita.

Tre diversi tipi di semi
All’interno del vasto panorama delle seed bank, si trovano generalmente almeno tre categorie di semi: regolari, femminizzati e autofiorenti. Negli ultimi anni, grazie ai progressi fatti in campo scientifico sull’utilizzo del CBD in medicina, è subentrata una nuova categoria all’interno dei cataloghi di tutte le seedbank: le varietà con un alto contenuto di CBD.
Questa nuova tipologia di piante possono essere femminilizzate o autofiorenti, in entrambi i casi la nuova innovazione sta nel rapporto di THC|CBD che di solito è di 1:1 (esempio 10% THC/10% CBD).

Semi di cannabis regolari
I semi di cannabis regolari non sono ottimizzati dall’ingegneria genetica per fare in modo che il processo di crescita funzioni diversamente rispetto a quanto avverrebbe in natura. In quanto tali, sono generalmente i più facili da trovare. Alcuni coltivatori esperti raccomandano questo tipo di seme ai principianti per due motivi: in primo luogo, perché gli errori che quasi tutti fanno come parte del processo di apprendimento non dovrebbero essere fatti con semi costosi. Secondo, perché questo processo dà al coltivatore alle prime armi un miglior senso del ciclo completo di crescita della cannabis. I semi regolari sono anche fondamentali nel processo di creazione di nuovi ceppi e nel crossbreeding.

Il rovescio della medaglia
I semi regolari hanno come svantaggio la possibilità di produrre piante maschio e solo una probabilità di circa il 60% di generare una pianta femmina. Le piante maschili sono indesiderabili e devono essere scartate se quello che stai cercando è un raccolto di fiori consumabili. Ciò significa che il 40% delle piante dovrà essere scartato dopo mesi di crescita.
Si noti, tuttavia, che la cifra del 60% è una media. A seconda delle condizioni di crescita, è possibile ottenere l’80-100% di piante maschili. Assicurati quindi di controllare regolarmente la tua grow room se scegli di coltivare questi semi.

Semi di cannabis femminizzati
Non c’è inganno nel nome di questo tipo di seme. Come implicito, i semi femminizzati hanno lo scopo di eliminare completamente, o quasi, la possibilità di produrre piante maschili. Ciò significa che al contrario dei semi regolari, i coltivatori non devono più aspettare di scartare il 40% delle piante che risultano naturalmente essere di sesso maschile.

Le sementi femminilizzate rappresentano un’evoluzione rispetto alle loro controparti regolari, richiedono ancora tutte le stesse cure e condizioni di crescita specifiche e non devono essere confuse con le loro controparti autofiorenti (che sono spesso anche femminizzate).

Dovresti anche sapere che qualsiasi pianta femminile di cannabis a cui è impedita l’impollinazione produrrà fiori senza semi.

Semi di cannabis autofiorenti
Il più facile da usare e, ovviamente, popolare tra i coltivatori principianti. Eppure i semi autofiorenti richiedono lo stesso livello di complessità di cura delle altre sementi per fornire un raccolto generoso. I semi di cannabis hanno generalmente bisogno di cicli specifici di tempo e illuminazione per passare correttamente dallo stadio vegetativo alla fase di fioritura. I semi autofiorenti rimuovono questi requisiti e consentono alle piante di crescere indipendentemente dal fotoperiodo, ma in base alla loro età, in media 80/90 giorni, questa tipologia di semi passa dalla fase vegetativa a quella di fioritura in soli 25/30 giorni, per questo ha bisogno di tutte le cure necessarie fin da subito, evitando stress come travasi o overfertilizzazione. Questi semi autofiorenti hanno il vantaggio di crescere più tozzi delle loro controparti, solitamente da 60 a 90 cm in vasi da 7/9 lt.
La maggior parte dei semi autofiorenti sul mercato sono anche femminizzati, è raro trovare ceppi di autofiorenti regolari.

Semi ricchi di CBD
Probabilmente hai sentito molto ultimamente sul CBD, il cannabinoide in voga. Il CBD è presente in alcune piante di marijuana e, oltre ad avere molte qualità terapeutiche, contrasta gli effetti psicoattivi del THC. Pertanto, le varietà di cannabis ricche di CBD non solo possono aiutare persone che soffrono d’insonnia, stress o anche patologie più invalidanti, ma, in aggiunta, consentono un consumo ricreativo più sostenibile della cannabis compatibile con le attività quotidiane. Per quanto riguarda la coltivazione, puoi trovare sia varietà femminilizzate che autofiorenti ricche di CBD.

Questa tipologia di semi ha un effetto psicoattivo ridotto: quello che potrebbe essere un vantaggio per alcuni, può essere un inconveniente per gli altri. Il CBD fa sì che gli effetti della marijuana siano meno intensi, molto più miti e non tutti sono interessati a quell’effetto più lieve.

Su cosa basare la nostra scelta
In un mercato così vasto è veramente difficile effettuare una buona scelta, innanzitutto basiamoci sulle nostre disponibilità; non sto parlando di disponibilità economiche, i semi hanno quasi gli stessi prezzi, che variano a seconda del brand e del numero per una cifra di circa 8/10 euro a seme; la disponibilità di cui parlo è fatta di spazi, tempi e discrezione. Iniziamo proprio da quest’ultima, se non abbiamo la possibilità di coltivare in indoor e vogliamo sfruttare la nuova bella stagione che è alle porte, la discrezione è un fattore essenziale per scegliere i nostri semi. Piante alte più di un metro e cespugliose attirerebbero occhi indiscreti, soprattutto se optiamo per una coltivazione urbana di guerrilla in un balconcino o una terrazza assolata.

Per questo le migliori opzioni per una coltivazione domestica discreta e di qualità sono i semi autofiorenti per le qualità sopra indicate.

Se invece avete la possibilità di coltivare in indoor i semi femminizzati fanno al caso vostro, evitate di scegliere dei semi regolari se siete alle vostre prime esperienze di coltivazione, contrariamente a quanto si pensi, riconoscere il sesso di una pianta non è facile per chi vede una coltivazione di cannabis per la prima volta. Nulla toglie che si possano coltivare autofiorenti in indoor e femminizzate all’esterno, ma ciò complicherebbe la vostra esperienza di growing e in assenza di una legge che regoli l’autoproduzione non abbiamo letteralmente bisogno di ulteriori complicazioni.

Monocultura o quasi
Per i nostri cari lettori alle prime armi, consigliamo una monocultura di strain, in parole povere è meglio acquistare più sementi dello stesso marchio e della stessa varietà, affinché possiate avere piante dello stesso fenotipo, simili per dimensioni e aspetto. Questo agevolerà di molto la possibilità per un occhio inesperto di individuare eventuali carenze nutrizionali, possibili infestazioni o problemi d’irrigazione, facendo il confronto tra una pianta sana e una afflitta da una di queste piaghe.

Cataloghi, ibridi e incroci
I cataloghi delle seed bank sono invasi da nomi assonanti che ricordano le migliori genetiche di cannabis più conosciute: Skunk, Haze, Kush, sono solo alcuni di queste. L’ibridazione della cannabis è un’arte complicata che può richiedere anni. Il mio consiglio è quello di selezionare delle varietà con nomi semplici, che non siano incroci di altri incroci, in base ovviamente alle vostre esigenze, affidandovi all’esperienze pluridecennale delle migliori seed bank del settore; tenendo sempre a mente che un seme fa poco meno del 50% del lavoro, il resto lo fai tu, con impegno, conoscenza e un buon pollice verde.





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