Un terzo di tutto il cibo è perso o sprecato nel mondo e gli impatti sociali, ambientali ed economici sono enormi. È urgente trovare soluzioni scalabili per questa sfida” queste le parole di Louise Fresco, presidente del comitato esecutivo dell’Università e della ricerca di Wageningen dopo essere stato all’interno di un negozio di alimentari che vende prodotti realizzati con gli scarti.

Il progetto pilota nasce proprio a Wageningen, in Olanda, all’interno di un punto vendita della catena Jumbo, dove è stata creata un’intera corsia con prodotti alimentari di recupero. Zuppe con verdure ammaccate, birra fermentata dal pane raffermo, sapone vegetale dalle bucce d’arancia, il tutto confezionato e brandizzato per l’occasione. Un grande esempio di riciclo creativo, in un certo senso, che permetterà ai Pesi Bassi di dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare.

Il problema dello spreco alimentare è una vera e propria piega sociale che caratterizza la nostra era. Frutto delle scadenze troppo rigide, la spinta del marketing a far comprare più del dovuto, ma soprattutto le cattive abitudini nei modi di conservazione. Il risultato è che secondo il FAO, con lo studio Global Food Losses and Food Waste, oltre un terzo del cibo prodotto, per il consumo umano, su scala mondiale viene sprecato o perduto. Si calcolano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti.

Ecco quindi che ogni iniziativa mirata al miglioramento di questa condizione indotta e perpetrata negli anni (e decenni) non può che essere gradita! Anche perché, come dimostrato dal progetto di Wageningen, i clienti si sono dimostrati incuriositi e ben disposti all’acquisto di questi generi alimentari, facendo registrare il doppio delle vendite del reparto biologico, più di 700 articoli in totale.

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